I Paesi Bassi chiudono la TV analogica terrestre

Il cammino del DDT, tra rinvii e reclami


Dopo cinquantacinque anni dalla sua nascita, avvenuta nel 1951, nei Paesi Bassi, è stata definitivamente sospesa la televisione analogica. Il passaggio dal sistema misto analogico/digitale alla televisione digitale terrestre (DDT), avvenuto in queste ultime settimane prima della fine dell’anno, fa dell’Olanda il primo paese al mondo ad aver attuato un completo switch off.
Secondo i dati governativi, soltanto settantaquattromila famiglie, su una popolazione di sedici milioni abitanti, utilizzavano ancora la televisione analogica, presente per lo più nelle case di villeggiatura. A causa dell’alta penetrazione della televisione via cavo e, in misura minore, della televisione satellitare, soltanto pochi olandesi dovrebbero avere realmente avvertito questa epocale trasformazione. Tuttavia, sembrerebbe che alla chiusura dei trasmettitori analogici siano seguiti i reclami, anche on line, di molti utenti che lamentano la cattiva ricezione del segnale digitale. Pare che in alcune città, come Eindhoven e Bennekom, il segnale sia addirittura assente.
Stando agli accordi tra il governo e la Royal KPN NV, dovrebbe essere garantita la copertura nazionale per i tre canali tradizionali e le televisioni locali, senza alcun costo aggiuntivo per i consumatori. Entro i primi mesi del nuovo anno, comunque, la copertura dovrebbe essere completa. La licenza della KPN, valida fino al 2017, prevede che la media company possa usare la restante parte di banda, abbandonata dall’analogico e ottenuta in concessione, per un pacchetto di altri canali aggiuntivi a pagamento, secondo una modalità simile alla distribuzione via cavo.
Il momento del reale switch-off delle televisioni analogiche è al centro del dibattito in molti paesi, costretti a porsi anche il problema di come far arrivare il segnale anche a quegli utenti che, per la conformazione del territorio, possono essere raggiunti dal DDT solo con elevati investimenti. Si prevede che i prossimi ad abbandonare del tutto l’analogico debbano essere i paesi Scandinavi e il Belgio, che pensano al 2007 come termine per il passaggio. Negli Stati Uniti, la data ultima dovrebbe essere il 2009 e, in Giappone, il 2011. In Italia, invece, la completa chiusura dell’analogico dovrebbe avvenire non prima del 2012. Secondo i dati emersi dal rapporto DTT people Italia realizzato dall’Osservatorio dttCOM e da Fondazione Università IULM, basato su un campione di duemila persone di età compresa tra i diciotto e i sessant’anni, nel nostro paese, molti (circa il 60% della popolazione) sanno cosa sia la televisione digitale terrestre, ma in pochi la utilizzano (circa il 26% degli italiani, per lo più di fascia socioeconomica medio-alta). Un’eccezione è rappresentata dalla Sardegna, che rappresenta uno dei territori più fortemente digitalizzati al mondo, a causa della tarda comunicazione del rinvio dello switch off.(Mara Clemente per NL)

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