I quotidiani di destra vendono di più

Mettendo a confronto le vendite dei principali quotidiani schierati nelle opposte fazioni politiche il dato che emerge è schiacciante, ma dipende anche dai nuovi toni del dibattito politico


Il 2006 è stato senza dubbio un anno nero per la stampa quotidiana italiana, alle prese, costantemente, con la diatriba tra editori e giornalisti, che ha occupato le proprie pagine in tante occasioni e ne ha imposto la chiusura per sciopero in altrettante circostanze. Eppure c’è chi ha visto lo scorso anno come un momento d’oro, di definitiva affermazione. Stiamo parlando di “Libero”, ad esempio, il quotidiano diretto da Vittorio Feltri ha visto le proprie vendite aumentare del 46%, dalle 81.000 del dicembre 2005 alle 120.000 dello scorso dicembre. Aumento meno evidente, ma frutto di una costante crescita negli ultimi anni, lo ha fatto registrare “Il Giornale”, diretto da Maurizio Belpietro, attestandosi su una quota di 218.000 copie vendute ogni giorno, con un +4,7% rispetto allo scorso anno. Passando sull’altra sponda politica, invece, “L’Unità” e “Il Manifesto” soffrono un periodo di depressione nelle vendite, facendo, rispettivamente, registrare un -6,8% e un -2,2% rispetto al 2005, contribuendo ad accrescere la già significativa distanza dai già citati quotidiani di destra. Le motivazioni che sottendono questi dati sono molteplici, ma due, probabilmente, hanno inciso più di altre: la progressiva ma costante “moderazione” dei politici e dei votanti del della sinistra ed il cambiamento radicale nei toni del dibattito politico. Per quel che concerne la prima giustificazione, appare innegabile che dal Pds in poi la sinistra abbia costantemente mutato la propria politica, venendo incontro alle correnti cattoliche, a quelle moderate e liberali, provocando, tra i molteplici altri effetti, un calo nelle vendite dei quotidiani più radicali e più “spostati” a sinistra, appannaggio di quelli più moderati come “Repubblica”. E’ innegabile, la stragrande maggiorante dell’elettorato del centro-sinistra legge “Repubblica”, non “L’Unità”, che pure è l’organo di partito dei Ds. L’altra motivazione, altresì, appare ancor più pregnante: da Tangentopoli in poi, dalla famosa “discesa in campo”, i toni, gli argomenti, le passioni del dibattito politico hanno subito una mutazione radicale e definitiva, “americanizzandosi”. In effetti, attualmente, il dibattito politico si svolge su toni forti, qualche volta volgari o propensi a dividere. Oggi la politica è semplicizzata, resa consona alla comprensione della “casalinga di Voghera”, della signora anziana che guarda tutto il giorno la tv. Questo, inevitabilmente, non ha potuto che portare un impoverimento delle tematiche del dibattito, oramai fatto di slogan, di cori, di canzoni inneggianti o denigranti questa o quella parte politica. (G.C. per NL)

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