Il cardinal Tonini da Santoro: “Biagi fu ucciso”

Ieri sera puntata incentrata sul giornalista scomparso ed il suo periodo nero dopo la cacciata dalla Rai. Coro d’accuse contro Berlusconi


Puntata improvvisata sull’argomento Biagi ieri sera nel salotto di Santoro. Presenti in studio, Loris Mazzetti, co-autore de “Il Fatto” e “RT – Rotocalco televisivo”, Sabina Guzzanti, una delle epurate dalla Rai, Enrico Mentana, Lilli Gruber, oltre ai soliti noti del team. In collegamento, poi, il cardinal Esilio Tonino (foto), amico storico da Enzo Biagi. La puntata, tutta incentrata sulla figura del grande giornalista, dagli inizi agli ultimi, duri, anni d’esilio forzato dalla Rai, non ha risparmiato, prendendo spunto dall’intricata biografia del giornalista, attacchi frontali alla Rai, alla sua dirigenza, alla sua gestione e, non ultimo, a Silvio Berlusconi.
Nel mezzo della “tana dei leoni” degli antiberlusconiani, l’arringa più dura, più tagliente, più accorata, arriva proprio da chi non t’aspetti. Dall’unico “agnellino” presente alla puntata: il cardinal Tonini. Esilio Tonini, amico di vecchia data di Enzo Biagi, ha scaricato tutto il rancore che, evidentemente, aveva trattenuto dentro per molto tempo, in riferimento al trattamento destinato all’amico giornalista. “Lo hanno ucciso, è stato un ostracismo. Enzo Biagi dava fastidio, non era utile ed è stato cacciato”. Queste le parole al vetriolo del religioso, che continua: “La Rai si è derubata, c’era un tranello, una motivazione che non era degna. Ero suo amico e sono anche un uomo che conosce un po’ la realtà. Biagi non è stato solo un uomo della tv, ma anche una persona che ha combattuto per la giustizia e la libertà, un uomo di una schiettezza piena. Non si possono trattare gli uomini come pezzi da giocare. Allora si torna alla Grecia, all’ostracismo. Non è una bella epoca”. Chissà se il destinatario, anzi i destinatari (perchè il riferimento, evidentemente, non era solo a Berlusconi), avranno recepito il messaggio. Intanto Santoro gongola, per una volta la sua trasmissione non è a rischio. Le parole dei religiosi, si sa, in Italia hanno purtroppo un peso diverso da quelle dei giornalisti. (Giuseppe Colucci per NL)

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