Il sogno venezuelano disilluso dai colpi della censura

Il Presidente venezuelano, Hugo Chavez, ordina la chiusura della maggiore emittente televisiva privata del Paese: era troppo critica nei suoi confronti. Scontri tra polizia e folle in protesta


Rieletto con una maggioranza schiacciante alle ultime elezioni libere venezuelane, Hugo Chavez (foto) pareva davvero colui il quale fosse in possesso di tutte le carte in regola per trainare il Venezuela verso un socialismo più consapevole e meno autoritarista di altri esempi a lui vicini. Dopo essere scampato ad un colpo di Stato che lo aveva mandato a casa per pochi giorni (in realtà era stato rinchiuso in una cella) e dopo essersi reso protagonista di alcune iniziative interessanti tese ad indirizzare la tecnologia, in Venezuela, verso una forma di autonomia che garantisse maggiore libertà (anche d’espressione), come il ricorso al software libero (open source), è giunto l’evento che lo ha visto sprofondare nel vortice della censura. La censura è uno dei cardini che fondano i cosiddetti governi autoritari, quelli che una volta erano definiti con il termine di “dittatura”. La censura ha colpito anche colui che dava la parvenza d’essere il volto nuovo del socialismo (nel vero senso della parola) internazionale. Ed invece il Presidente Chavez si è reso protagonista di uno dei crimini peggiori per chi porta avanti ideali democratici, per chi crede davvero nel potere della democrazia. Ma veniamo ai fatti.
Già cinque mesi fa Chavez aveva sostenuto di non voler rinnovare la concessione delle frequenze per la trasmissione a Rctv, popolarissima emittente privata, attiva dal 1953 (la prima in Venezuela per anzianità) ed unica, assieme a Vtv, a coprire l’intero territorio nazionale. La motivazione, al di là di quelle di facciata, risiede nel fatto che detta televisione si poneva continuamente in contrasto con l’operato del presidente, contestava le sue scelte, in pratica, faceva informazione (almeno apparentemente) libera, schierata ma puramente libera. Alla mezzanotte di ieri (le 6 in Italia) le trasmissioni di Radio Caracas Television (Rctv) hanno cessato d’esistere, con un ultimo, accorato, appello, da parte di tutti coloro che vi collaboravano a vario titolo, dagli attori di fiction e telenovelas, ai giornalisti, dai presentatori tv agli operatori “dietro le quinte”, tutti, mano nella mano, hanno urlato a gran voce il proprio disappunto nei confronti di questa decisione, lesiva della dignità e della libertà, non solo di chi nell’emittente lavorava, ma di tutti i venezuelani, privati di quella controparte, fondamentale per tenere in piedi la libertà d’espressione del loro Paese. Le proteste erano già divampate alcune settimane fa, con la gente nelle piazze a chiedere che i propri diritti d’essere informati in maniera completa non venissero calpestati, ma il Governo se l’era cavata con un cavillo che richiamava la Costituzione venezuelana, ovvero il diritto del Presidente e dell’esecutivo stesso, ad orientare la politica informativa e culturale nazionale. Tesi assecondata e resa operativa dall’assenso del Tribunale Supremo di Giustizia. Insomma, nulla da fare per Rctv che, dalla mezzanotte di ieri, è stata rimpiazzata dalla nuova stazione televisiva pubblica Tves, voluta da Chavez in persona per “cambiare la vita di tutti i venezuelani, con un’emittente pubblica, pluralista, educativa e partecipativa” (così come ha chiosato la presentatrice Lil Rodriguez alla presentazione della nuova tv). Tves è stata inaugurata dall’inno nazionale venezuelano, “Gloria al Bravo Pueblo”, interpretato dall’Orchestra nazionale sinfonica della gioventù venezuelana, mentre il popolo del Venezuela si divideva tra i festeggiamenti degli strenui sostenitori del Presidente e le numerose proteste nelle piazze di Caracas, cui si sommava l’unanime dissenso internazionale. I manifestanti, nella notte, si sono duramente scontrati con le forze dell’ordine locali, dando vita ad una vera e propria guerriglia. “I dimostranti sono stati attaccati all’improvviso dagli agenti, che hanno usato idranti e sfollagente” ha subito attaccato Globovision, nota tv “all news” d’opposizione. La Reuters ha poi rincarato la dose parlando di gas e proiettili di gomma lanciati contro le migliaia di manifestanti presenti. Diversa, come ci si attendeva, la versione della radio nazionale venezuelana (Rnv), vicina a Chavez, secondo cui “i manifestanti violenti hanno preso di mira il cordone umano creato dalla polizia metropolitana obbligando la stessa a far entrare in funzione i mezzi antisommossa. Dopo alcuni minuti di forte tensione, è ritornata una calma tesa, mentre i media parlano di undici agenti di polizia feriti, alcuni dei quali in modo grave”. Ognuno, dopo aver ascoltato parte e controparte, potrà, ora, farsi la propria idea sull’accaduto. Figurarsi se l’opinione fosse stata una ed incontrovertibile, i cittadini cosa mai avrebbero potuto pensare se non ciò che sarebbe stato loro propinato ad arte? La libertà d’espressione e d’opinione è un diritto fondamentale per tutti i cittadini e tutti i mezzi informativi del mondo,negarla è un crimine contro l’umanità. (Giuseppe Colucci per NL)

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