Inversioni ad U

La notizia della settimana è l’entrata di Mediaset nel principale gruppo radiofonico privato italiano: Finelco, la holding milanese che controlla le emittenti nazionali Radio 105, RMC e Virgin Radio.

Per l’osservatore meno accorto, una decisione curiosa, posto che solo pochi mesi fa il gruppo di Berlusconi sembrava volersi disimpegnare dal medium radiofonico, sulla scorta della deludente esperienza di R 101, l’emittente di proprietà della Mondadori, società controllata dalla Fininvest, che partecipa al 33% il capitale di Mediaset. Pare che l’inversione di rotta sia stata ordinata direttamente da Piersilvio Berlusconi alla luce delle proiezioni sugli sviluppi dei media nel prossimo decennio. Considerazioni che del resto fondano l’indagine conoscitiva sullo sviluppo delle piattaforme digitali e dei servizi di comunicazione elettronica avviata qualche giorno fa da Agcom dopo aver registrato “profondi mutamenti nelle modalità ed alternative di fruizione dei contenuti e dei servizi, nonché nelle condizioni di scambio e condivisione di risorse da parte degli utenti”. Cambiamenti che starebbero determinando una “significativa modificazione delle condizioni competitive presenti sul mercato, con ripercussioni sulla catena del valore e sull’intero “ecosistema” del settore delle comunicazioni elettroniche, che muove da schemi di tipo lineare a soluzioni di tipo “circolare”. Con la conseguenza che, secondo il Regolatore, “il tradizionale modello rete-servizio-utente si starebbero modificando nella direzione di un sistema di relazioni più complesso del tipo molti-a-molti, ossia comprensivo di un insieme ampio ed articolato di soggetti: i produttori di dispositivi di comunicazione, gli operatori di rete infrastrutturati e virtuali, i gestori di piattaforme, i produttori di contenuti, i fornitori di servizi”. Un ambiente dove l’arcaico modello di Mediaset è destinato a perdere velocemente posizione. Di qui, probabilmente, la decisione di procedere con determinazione verso nuovi mercati tv (come la tv on demand online) o presidi mediatici intoccati dalla rivoluzione elettronica, come, appunto, la Radio.

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