«La casta dei magistrati? Non diversa dai giornalisti». Laudi (Magistratura Indipendente): Il 40 per cento dei ricorsi davanti al Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti si conclude con la prescrizione.

(Franco Abruzzo.it) – Altro che «ultracasta»: i magistrati non godono di privilegi maggiori rispetto a quelli di giornalisti o avvocati. Due toghe di estrazione ben diversa – Maurizio Laudi, segretario di Magistratura Indipendente, la corrente ritenuta più conservatrice dell’Anm, e Gioacchino Natoli, esponente di punta del Movimento per la giustizia, il più a sinistra del sindacato – fanno fronte comune nel criticare l’ultimo libro di Stefano Livadiotti “Magistrati l’ultracasta”. In occasione della presentazione del volume, moderata dal presidente dell’Ansa, Giulio Anselmi, i due magistrati hanno definito il libro «livido e rancoroso» (Laudi) e «pieno di errori che inducono alla disinformazione» (Natoli), mentre per presidente dell’Unione Camere penali Oreste Dominioni è un pamphlet «veritiero» o, secondo Luciano Violante, quantomeno «utile». Il ministro della Giustizia Alfano, invitato, non ha partecipato al confronto. Le toghe contestano innanzitutto la veridicità di molti dati, primo fra tutti il bassissimo rischio che giudici e pubblici ministeri incappino in una sanzione nell’arco della loro attività, dal momento che – rileva Livadiotti – a rimetterci la poltrona è stato solo lo 0,065 per cento dei 9.116 magistrati. «Che dire allora dei giornalisti? Il 40 per cento dei ricorsi davanti al consiglio nazionale dell’Ordine – ribatte Laudi – si conclude con la prescrizione. Se poi si calcola che su 240 mila avvocati il consiglio nazionale forense nel 2008 ha emesso in secondo grado 196 sentenze, allora le 121 esitate dal Csm equivalgono ad una produttività maggiore». Ma a non piacere alle toghe è anche il fatto di essere dipinti come paperoni o fannulloni. Dopo le statistiche sventolate da Laudi (che non manca di render nota la sua busta paga da 6.700 euro netti al mese dopo 35 anni di lavoro), tocca a Natoli far ricorso ad altre fonti, per smontare la tesi dell’ultracasta: «Secondo l’ultimo rapporto del Consiglio d’Europa i magistrati di cassazione in Italia non sono certo ai primi posti, ma guadagnano tanto quelli del Belgio, cioè 133 mila euro lordi all’anno, e sono preceduti dai colleghi di Irlanda, Inghilterra, Scozia, Svezia e Danimarca». Gli avvocati, con Dominioni, non ci stanno: «La magistratura deve accettare che nei suoi confronti non si parli in termini falsamente laudativi ma anche in toni aspramente critici, mentre voi siete stati abituati a essere considerati degli intoccabili». Il dibattito si anima, e Luciano Violante, ex toga ed ex parlamentare Ds, torna a rilanciare due sue vecchie proposte: l’allargamento del Csm a una terza componente, scelta dal Capo dello Stato tra professori ed ex presidenti della Consulta, così da limitare il peso del correntismo nell’organo di autogoverno della magistratura; la creazione di un’Alta Corte disciplinare per giudicare i magistrati ordinari, amministrativi e contabili. Di fronte a una magistratura in declino di consensi popolari (dall’83,4 per cento di favore all’epoca di Mani pulite è passata al 31 per cento attuale), Anselmi ritiene che la credibilità della “ultracasta” sia incrinata: «E credo che a considerazioni analoghe sia arrivato il Capo dello Stato preoccupato della crisi di fiducia nella magistratura tanto da aver invitato i magistrati ad autocorreggersi».

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