La “Lunga estate calda” dell’ADSL

Le notizie circolate in questi giorni sulle difficoltà degli operatori alternativi a Telecom italia, e nello specifico gli operatori wholesale inducono alcune riflessioni


di Fulvio Sarzana di S.Ippolito (foto) – www.lidis.it – avvocato, docente di “Regolamentazione dei sistemi mediali” presso l’Università “La Sapienza” di Roma, collaboratore di Consultmedia

Come è noto alcuni operatori e, segnatamente, (per il momento Intratec/Vira, Elitel e Telvia) hanno ricevuto comunicazioni di distacco di linee (si suppone per morosità) da Telecom Italia con il rischio di un danno gravissimo di immagine e di perdita di clientela e con il rischio per migliaia di utenti italiani di ritrovarsi senza internet.
Ci si domanda quali siano gli strumenti di reazione a queste imminenti azioni.
Personalmente ritengo che le situazioni che stanno maturando debbano essere risolte utilizzando la strada dell’istanza di conciliazione presso l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni da prescegliere per due ordini di motivi:
1) il primo è che la sollecitazione da parte degli operatori alternativi dei poteri di vigilanza e controllo nonché di risoluzione delle controversie tra operatori da parte dell’Agcom appare in grado di mettere a nudo le problematiche dell’intero sistema, qualora infatti si riuscisse a trovare una soluzione conciliativa tale soluzione giustificherebbe la presenza dei poteri in capo all’AGCOM, qualora invece tali poteri non fossero risolutivi vorrebbe dire che la soluzione giudiziale rimane l’unica strada, con tutte le incognite che essa comporta, e con l’implicita conseguenza dell’inutilità del ricorso a tale strumento ed in definitiva alla stessa AGCOM.
2) Il secondo riguarda il fatto che la conciliazione è comunque uno strumento obbligato per coloro che intendono far valere i propri diritti in via ordinaria ovvero con una causa risarcitoria per i danni frattanto prodottisi.
Chi scrive ha peraltro prescelto tale strada a tutela dell’Operatore Intratec/Vira insieme ad altre azioni basate sul diritto della concorrenza, ma Autorevoli Colleghi hanno scelto altre strade, con alterne fortune a quanto è dato apprendere, in quanto il Tribunale di Milano avrebbe rigettato nei giorni scorsi il ricorso d’urgenza di Elitel nei confronti di Telecom Italia mentre la società Telvia difesa da Guido Scorza ha invece ottenuto un ottimo risultato con un provvedimento favorevole inaudita alter parte (ovvero, data l’urgenza, in assenza della convocazione di Telecom Italia) emesso dal Tribunale di Roma il 1 Agosto, in attesa della conferma del provvedimento, alla presenza delle Parti, il 9 Agosto prossimo venturo.
Ritengo peraltro che l’azione di urgenza si debba proporre durante la causa ordinaria, per permettere allo stesso giudice che si legge “tutte” le carte di approfondire la vicenda e per evitare che un eventuale rigetto non adeguatamente meditato da un Giudice della sezione feriale che non sarà lo stesso a decidere la causa (come è noto gli uffici giudiziari sono chiusi in questo periodo tranne il disbrigo delle pratiche urgenti affidate ai Giudici di turno) ponga una pesante “ipoteca” sulle ragioni di chi vuole agire in via ordinaria.
Perché sta accadendo tutto ciò?
A parere di chi scrive i motivi di questa “lunga estate calda dell’ADSL” sono da ricercare in un motivo molto semplice ovvero nella circostanza che i cambiamenti nel capitale azionario di Telecom Italia hanno presumibilmente generato un’esigenza di capitalizzare il più possibile gli investimenti attuati dal nuovo organigramma societario e dai partner finanziari della stessa società, con la conseguenza che le direzioni di Telecom Italia stanno presumibilmente spingendo la società:
A) ad attuare tra le altre azioni anche quelle di una forte politica di recupero della clientela a danno degli altri operatori. E’ questo lo scenario ipotizzato da Tolardo in (www.zeusnews.it/index.php3?ar=stampa&cod=4957) il quale ricorda che nel corso del 2007 vi è stata un’esplosione di cause tra Telecom Italia e pressochè tutti gli operatori alternativi in ragione delle politiche di Win Back (secondo gli operatori denuncianti) attuate da Telecom Italia per recuperare clientela a loro danno
B) a spingere sull’acceleratore dei rientri economici nei confronti degli operatori da lei dipendenti per poter ad es considerare, ai fini contabili come poste attive ed economicamente valutabili i crediti maturati nei confronti degli operatori alternativi, anche a rischio di ovvie contestazioni sull’entità ed ammontare dei crediti vantati.
Alcuni operatori wholesale si domandano candidamente ” ma se Telecom italia guadagna con gli introiti derivanti dalla vendita dei servizi agli operatori alternativi per quale motivo ha deciso di risolvere unilateralmente il contratto chiudendo tutti i margini di contrattazione lasciando nella disperazione gli operatori alternativi e privandosi di un potenziale guadagno?”
Le risposte a tale domanda possono essere di due tipi:
1) La prima risposta deve tenere in considerazione un fatto contingente: si tratta delle vicende riportate da alcune testate in questi giorni e relativa ad un presunto coinvolgimento dei vertici della direzione Wholesale in fatti penalmente rilevanti afferenti la concessione di crediti per scopi illeciti, data la difficile situazione la società probabilmente non vuole essere coinvolta in operazioni di concessioni dilazionate di credito del tutto lecite con il rischio che i propri Dirigenti finiscano per rimetterci personalmente;
2) la seconda riguarda le esigenze del mercato: è pur vero che Telecom Italia ha un notevole fatturato derivante dagli introiti generati dagli operatori alternativi ed un margine importante ma è altresì vero che i servizi dati agli operatori wholesale Telecom li può vendere direttamente ai clienti finali operando in realtà in concorrenza con i suoi stessi wholesaler.
Per fare un esempio è come se in un mercato rionale ci fossero due venditori dello stesso prodotto di cui uno dei due, in virtù del potere economico rivestito e della posizione dominante abbia l’obbligo legislativo di vendere il prodotto al concorrente vicino perché quest’ultimo possa poi rivenderlo.
Qualora il concorrente per così dire “debole” non fosse in grado per ragioni contingenti di far fronte alle proprie obbligazioni, l’operatore per così dire “forte” avrà tutto l’interesse a recuperare anche la quota di mercato dell’operatore debole e non si dispererà di certo delle cattive condizioni economiche dell’operatore debole perché in tal modo, con l’espulsione dal mercato dell’operatore concorrente e la possibilità da parte dell’operatore dominante di vendere direttamente il prodotto, si potrà incrementare il margine di guadagno dell’operatore forte con le conseguenze in termini di fatturato, di valore delle azioni e di potenzialità economica della società forte.
Ecco perché le soluzioni a questi problemi dovrebbero passare per una legislazione e per un ricorso alle autorità competenti sulla concorrenza che allo stato attuale sembrano non essere premianti costringendo ogni volta gli operatori a dover ricorrere in via alternativa o esclusiva all’Autorità Giudiziaria. (Fulvio Sarzana di S.Ippolito www.lidis.it)

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