La “Notte della Rete” contro la decisione dell’Agcom, perché la lotta alle piattaforme pirata non si combatte con la censura

Rete, libertà e diritti da tutelare sono realtà sempre più intrecciate: il web dà voce alla libertà di pensiero e di azione, valorizza i diritti, ma può cadere in tentazione, e violare le norme sul diritto d’autore. Tuttavia, la reazione dell’Agcom sembra non essere giustificata.

La delibera sul diritto d’autore on line dell’Agcom attribuisce all’Autorità stessa un potere diretto, che scavalca la competenza della giurisdizione ordinaria, per rimuovere contenuti che violano il copyright: l’iter prevede che, dopo un contraddittorio di cinque giorni, il contenuto considerato lesivo della disciplina sia rimosso. Da qui nasce la manifestazione “la Notte della Rete”, tenutasi martedì 5 luglio 2011 presso la Domus Talenti di Roma: una protesta contro il “bavaglio” coatto a Internet posto dall’Agcom attraverso la delibera sopra citata. La strategia di intervento dell’autorità posta a vigilanza delle comunicazioni è oggetto di polemiche e dibattiti accesi, sollevati soprattutto da politici, blogger, imprenditori, giornalisti e artisti, che per spirito di rivolta hanno indossato un bavaglio bianco durante l’intera manifestazione. Il monito urlato dal popolo del web ribadisce che la pirateria on line e in materia di diritto d’autore non deve, e non può, essere contrastata attraverso una censura coercitiva, oltretutto “ladra” della doverosa competenza dell’autorità giudiziaria, agendo solo sulla base di un mero atto amministrativo privo di precise garanzie. La rete, indubbiamente, necessità di regolamentazione e richiamo al rispetto delle norme, ma su di essa non può essere esercitato un controllo totalizzante e fondato sulle norme della tv: il mondo virtuale chiede una disciplina ad hoc, moderna e aderente all’ottica di pluralismo che la connota. La “Notte della Rete” solleva una riflessione importante: la democrazia italiana non può accettare, né subire un bavaglio del genere, perché oscurerebbe ogni sfumatura di pensiero palesato in rete, quali testate on line, blog, social network e siti politici. La violazione di una norma deve essere, quindi, stabilita ed accertata da un giudice: l’Agcom, conscia di ciò, fa un passo indietro, e sottopone il testo alla consultazione pubblica di tutti i soggetti interessati. Il diritto d’autore non deve diventare un pretesto che soffochi le voci scomode, bensì una visione di condivisione, e l’etica sulla quale fondare l’uso di uno strumento così prezioso come il web. L’equilibrio tra libertà virtuale e protezione del diritto d’autore è tanto fragile quanto indispensabile per accettare le nuove abitudini della società, compatibilmente alle vecchie abitudini dell’industria. La complicità di queste due dimensioni costituisce il futuro, possibile da raggiungere: il web andrebbe educato, non messo a tacere. (C.S. per NL)
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