Le difficoltà de L’Espresso e i rumors sulla vendita di radio e tv

Se è innegabile che il gruppo è in fase di riorganizzazione, appare improbabile l’alienazione di radio e tv. Vi spieghiamo perché


Il Gruppo Editoriale L’Espresso, come noto, è il gruppo che pubblica il settimanale L’Espresso, il quotidiano La Repubblica e numerosi altri quotidiani locali e periodici. L’Espresso è altresì editore di tre radio nazionali: Dee Jay, Capital ed m2o e della stazione tv nazionale Rete A (con marchio All Music).
Ieri il titolo ha perso in borsa 10 punti percentuali. Ad incidere sulla discesa del titolo sono stati, quasi esclusivamente, i rumors che vorrebbero alcuni assetti aziendali in difficoltà, in particolare le radio e la televisione, che, oltre a problemi di ascolto, registrerebbero una raccolta pubblicitaria inferiore alle aspettative. A ciò è da aggiungere il segnale (percepito dal mercato come indiziario di criticità) del cambio al vertice della controllata del gruppo Cir dello storico numero uno Marco Benedetto con Monica Mondardini, preludio di una ristrutturazione organizzativa. E le indiscrezioni diffusesi vorrebbero proprio la Mondardini decisa a porre l’emittente tv Rete A – All Music in vendita, mentre ulteriori misure non sarebbero escluse per le stazioni radio di proprietà.
In realtà, le notizie di cui sopra sembrano dettate da un generale isterismo che in questi giorni sta toccando praticamente tutti i settori economici per via della crisi internazionale, inducendo timori e adombrando scenari inquietanti un po’ dovunque, spesso senza reale fondamento.
Tuttavia, si sa, la nuova era dell’informazione esige che prima si lancino le notizie e poi ne si verifichi la fondatezza. Tant’è.
Una semplice riflessione a freddo di carattere finanziario, economico e strategico, tuttavia, consentirebbe a chiunque di considerare quantomeno improbabile, almeno in questo momento, uno scenario di tal genere.
Partiamo dalla tv. Si è alla vigilia dello switch-off analogico/digitale, una rivoluzione tecnologica che, per gli operatori, introdurrà la dicotomia operatore di rete/fornitore di contenuti (già esistente in analogico nella versione produttore di programmi preconfezionati/emittente) che aprirà la strada agli attuali editori come carrier di terzi. Se tale opportunità ha risvolti di reale vantaggio ancora fortemente dubbi per le emittenti locali, è certo che per gli operatori nazionali sarà un business (quand’anche non nel breve termine), se non altro perché taluni soggetti di rilevante spessore hanno già manifestato interesse per il presidio terrestre come content provider, Murdoch in testa. Cedere in questo momento una rete nazionale come All Music, alla vigilia del digitale, appare pertanto un azzardo. Al di là dei risultati di audience del formato All Music e della raccolta pubblicitaria, il valore aggiunto in prospettiva è tanto elevato da suggerire una prudenza così scontata che pare estremamente improbabile non essere stata adottata dal direttivo del gruppo.
Le radio. E’ vero: Dee Jay ha perso, e molto. Capital fatica, tanto. m2o, invece cresce, e senza spinta. 2/3 del comparto radio meritano pertanto una riflessione editoriale. Però Dee Jay è stata fino ad ora la gallina dalle uova d’oro del gruppo, un assetto fondamentale non solo sotto il profilo economico, ma anche e soprattutto strategico e (checché se ne dica) informativo (nel senso ampio del termine). Tutte e tre le reti, e in particolare Dee Jay e Capital, hanno ormai assunto assetti tecnici di primo ordine (certo, il tutto necessita di un grande affinamento, ma il più è fatto), sicché anche in questo caso appare quantomeno avventata l’eventuale decisione di un’alienazione, tanto più che, probabilmente, già dalla prossima sessione Audiradio, se, come sembra, verranno introdotti i correttivi opportuni, la stazione principale recupererà senza grosse difficoltà, almeno parzialmente, il deficit di ascolto, invertendo il trend (che poi è il segnale più importante). Altra considerazione: quand’anche si decidesse di vendere, chi potrebbe essere il compratore? Escludendo per ovvie ragioni politiche il gruppo Mondadori (certamente interessato ad aumentare la presenza in FM, anche tenuto conto dei risultati, al di là delle dichiarazioni di facciata, non proprio esaltanti di R101, considerati gli investimenti effettuati in tutte le direzioni), non pare che in questo momento sul mercato vi siano così tanti gruppi in grado di poter reggere un investimento economico così importante in una fase economica tanto delicata. Infine, la multimedialità. E’ pensabile che in una fase editoriale storica in cui la carta stampata sta segnando il passo, un gruppo come L’Espresso decida di ridursi da multimediale a monomediale o quasi?

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