Lirio Abbate, giornalisti devono essere veri cani da guardia

“Dobbiamo scrivere quel che ci risulta. Ai magistrati un’intercettazione telefonica non basta per fare un processo, ma a noi cronisti basta per fare una notizia. Nelle redazioni spesso si obietta: aspettiamo la sentenza. Bisogna replicare, osare di più”


ANSA

ROMA – “Noi dobbiamo fare i giornalisti, nient’altro. Dobbiamo essere veri cani da guardia. Dobbiamo scrivere quel che ci risulta. Ai magistrati un’intercettazione telefonica non basta per fare un processo, ma a noi cronisti basta per fare una notizia. Nelle redazioni spesso si obietta: aspettiamo la sentenza. Bisogna replicare, osare di più, battersi per far uscire le notizie”. Così la pensa Lirio Abbate, cronista dell’Ansa a Palermo, che da sei mesi vive sotto scorta, perché minacciato di morte dalla mafia.

E’ venuto a Roma alla Fnsi, a presentare “Vite ribelli”, un libro che racconta le storie di dieci italiani anticonformisti. Quattro su dieci sono giornalisti uccisi perché, come dice Lirio, “facevano i giornalisti, nient’altro”. Ilaria Alpi e Maria Grazia Cutuli sulla prima linea delle missioni di pace in Somalia e in Afghanistan. Giovanni Spampinato e Peppino Impastato in Sicilia, sulla prima linea della dissacrazione della mafia e dfei suoi collegamenti. Luca Telese, che ha scritto in presa diretta una storia di cronisti impietriti a San Giuliano di Puglia dopo il crollo della scuola, e che curato la scelta delle storie, dice: “E’ una stata una scelta obiettiva. Come si fa a non parlare di queste vicende? Mi chiedo perché i giovani scrittori si scervellino a inventare storie fantastiche quando la realtà, la cronaca offre storie così belle, terribili, e allo stesso tempo istruttive, come la storia di Giovanni Spampinato?”. E’, della serie, la storia meno nota. Corrispondente dell’Ora, fu ucciso 35 anni fa a Ragusa. Aveva 25 anni. La racconta nel libro il fratello Alberto, quirinalista dell’Ansa. “Ho aspettato 35 anni che qualcun altro la scrivesse. Visto che nessuno lo faceva, mi sono rimboccato le maniche”, spiega lui. “Non dice – interviene Telese – quanto gli è costato raccontarla attenendosi con freddezza ai fatti come se la storia non lo riguardasse, come un romanzo giallo in cui fornisce gli indizi di cui dispone ma non dice cosa dobbiamo concludere. Giovanni è un vero eroe del giornalismo. Si muoveva a Ragusa in un ambiente avvelenato dove le regole, anche del giornalismo, funzionavano alla rovescia”.

“Non è una storia del passato – aggiunge Lirio Abbate -. Purtroppo e quel che succede ancora oggi. Il giornalista che rivela notizie che fanno male a mafiosi, affaristi, politici di destra e di sinistra, si ritrova isolato. La gente dice: ma chi gliel’ha fatto fare? E invece dovrebbe schierarsi. Ma prima ancora dovrebbero schierarsi i giornalisti, e non solo alcuni”.

“Purtroppo – commenta Alberto Spampinato – ci sono notizie che uccidono. Mafiosi, prepotenti, affaristi hanno tracciato una linea e hanno detto: guai a chi raccoglie notizie da questa parte. Ecco perché ci sono giornalisti che perdono la vita, che vivono sotto scorta. I giornalisti non possono subire in silenzio questa limitazione della libertà e del diritto-dovere di informare l’opinione pubblica. Devono reagire. Per prima cosa devono rompere il tabù per cui di queste cose non se ne parla neppure”. E il primo passo da fare, hanno convenuto Abbate e Telese.

E Paolo Serventi Longhi, segretario nazionale uscente, ha assicurato che a fine mese se ne parlerà al congresso della Fnsi. Ci saranno novità anche sul piano legislativo. “Proporremo una legge specifica con norme di tutela e protezione per i giornalisti minacciati e sotto scorta”, ha annunciato Giuseppe Astore (Idv), presidente del Comitato Informazione e Vittime istituito all’interno della Commisione Parlamentare Antimafia.

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