Lotta all’evasione con meno forma e più sostanza

Il redditometro sarà l’asso nella manica della nuova manovra fiscale?


La lotta all’evasione rimane uno degli obiettivi primari della politica fiscale del governo.
Tra gli interventi atti a tagliare con la forma e ad incrementare con la sostanza vi sono le due norme che eliminano gli elenchi fornitori e clienti e la tracciabilità dei compensi dei professionisti. Entrambe queste mosse lasciano maggiore libertà ai contribuenti e tolgono il carico degli oneri economici e burocratici che ne conseguono. La sostanza di questa politica è caratterizzata da una azione accertativa che dovrà essere tradotta in pratica,; che poi è il momento topico di ogni governo.
Ciò che la vigente amministrazione auspica è un incremento della capacità operativa destinata all’attività di prevenzione e di repressione dell’evasione fiscale. Infatti, la Finanziaria prevede un incremento dell’attività operativa dell’A.d.E., dell’Agenzia delle Dogane e della GdF, mirata alla repressione delle frodi in materia di IVA. L’obiettivo è quello di portare l’azione sul territorio, dove i Comuni hanno maggiore conoscenza delle singole situazioni rispetto agli organi centrali. Ecco quindi che il Dipartimento delle finanze, con cadenza semestrale, è chiamato a fornire ai Comuni l’elenco delle iscrizioni a ruolo delle somme derivanti da accertamenti ai quali i comuni stessi abbiano contribuito. Quanto agli studi di settore, è prevista la non retroattività degli stessi, nel senso che potranno essere applicati solo su un anno in relazione al quale sono stati preventivamente approvati. Gli studi dal 2009 dovranno essere pubblicati nella G.U. entro il 30 settembre del periodo di imposta nel quale entrano in vigore. Un ulteriore passo a dimostrazione della volontà di disporre di strumenti di accertamento più legati alla realtà economica è rappresentato dal fatto che gli stessi studi di settore potrebbero diventare regionali o comunali, sempre a partire dal 2009. I comuni svolgeranno una parte attiva nei procedimenti accertativi, anche con riferimento alle residenze estere (o alle presunte tali). Si prevede, infatti, che entro sei mesi dalla richiesta di iscrizione all’anagrafe degli italiani residenti all’estero, i comuni debbano confermare all’A.d.E. che il richiedente abbia effettivamente cessato la residenza nel territorio nazionale. Infine il redditometro, definito strumento vecchio (rispetto alla sua introduzione) ma decisamente promettente quanto ai risultati che potrebbe offrire. In sostanza, servirebbe a dimostrare l’esistenza di un reddito a fronte di una capacità di spesa evidenziata dal contribuente. Le idee ci sono, non tutte innovative a dire il vero, ora non resta che metterle in pratica. (L.B. per NL)

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