Marcatura CE, le radioline eccezioni alla regola?

Su Radio Passioni scoppia il confronto sulla confusione normativa a riguardo degli obblighi di marcatura CE di apparati riceventi


Tutto ha inizio con un post su Radio Passioni dell’amico giornalista Andrea Lawendel:

Parte prima

Forbidden in Italy

Ieri Giampiero Bernardini ha raccontato sui gruppi di discussione per DXer italiani che le poste gli hanno comunicato di aver rispedito al mittente uno due radioricevitori Degen da lui ordinati in Cina, attraverso uno dei quattro o cinque negozi eBay che trattano tali apparecchi. Motivo di questa decisione: le radioline Degen sono prive del marchio di conformità CE.
Sul piano formale immagino non ci sia niente da eccepire, se il marchio CE è imposto dai regolamenti europei, il costruttore cinese Degen dovrebbe adeguarsi. Ma per molti altri versi è una decisione grave perché Giampiero è un privato cittadino che ha pagato con i suoi soldi un prodotto di per sé non vietato, acquistando su un sito Web perfettamente legale, senza cercare in alcun modo di aggirare le imposte e dazi per piccole transazioni commerciali di questo tipo. Non ha cercato di importare marijuana, uranio arricchito o un prodotto del made in Italy abilmente falsificato. Ha acquistato un apparecchio radio che – e questa è la cosa più odiosa – nessun produttore europeo sarebbe in grado di offrire con le stesse caratteristiche e a quel prezzo. Le radioline Degen sono semplicemente uniche, vietandone l’importazione le autorità doganali italiane tolgono agli acquirenti una possibilità di scelta che non ha nessuna alternativa. Punto. Il motivo del divieto, quel maledetto marchio di conformità pensato per tappare una piccola falla di una immensa diga che si sta sgretolando, può essere validissimo. Ma il risultato finale è un sopruso, una intollerabile angheria che colpisce la nostra libertà di consumatori in un mercato globale che rende queste ridicole barriere sempre più inutili.
Si capisce perfettamente che le autorità debbano rispondere a elettori xenofobi e terrorizzati di perdere privilegi conquistati spesso senza alcun merito, ma sembra francamente di ritornare alle pratiche del tanto criticato blocco ex sovietico. Invece di darsi un insieme di poche regole molto efficaci, che tutti possono rispettare, la politica nostrana sceglie la strada del diktat, delle liste di divieti, in caso di dubbio procede ad excludendum. Non si può fare. E’ vietato. Proibito. Verboten. Pubblicare la notizia di uno scandalo? E’ vietato, lede la privacy dei cittadini. Processare un’alta carica dello stato per un reato che porterebbe in galera un privato cittadino? E’ vietato, il voto popolare corrisponde a una assoluzione preventiva perenne (una bella fortuna considerando che dalle nostre parti aver commesso un reato può fruttare un sacco di notorietà televisiva e parecchi voti). Concedere qualche straccio di diritto a chi si vuole bene ma non vuole o non può sposarsi né in Chiesa né in Comune? E’ vietato, i vescovi non vogliono. Essere aiutati ad avere un figlio? Non scherziamo neppure, sarebbe l’eterna dannazione. Scegliere di morire con un minimo di dignità e senza soffrire o far soffrire tutti come cani? E’ vietato, per questioni di filosofica lana caprina che non capireste nemmeno tanto siete ignoranti. Ascoltare la chiamata di una volante per poter fare la cronaca di un incidente sul giornale? Non se ne parla nemmeno, le “comunicazioni telegrafiche”, in base a una norma di 95 anni fa, sono protette come la corrispondenza privata (la stessa che intercorre tra Giampiero e il commerciante cinese, tra l’altro). E poi vogliamo ancora discutere di intercettazioni? Sono vietatissime.
In mancanza di divieti, alle tante cose che non si possono proprio fare, le regole impositive procedono per vessazioni. Sei nato nel “gruppo etnico” (ma perché non parlate chiaro e usate il termine razza?) Rom? Accomodarsi qui per le impronte digitali, prego. E’ per il tuo bene, lo faccio per tutelarti considerando che sei naturalmente propenso al crimine e se ti prendo le impronte potrai andare tranquillamente a scuola. A imparare che cosa, di grazia?

Il confronto, quindi, prosegue e s’infiamma.

Parte seconda

Colpo di scena. Secondo il decreto legislativo relativo agli obblighi di marcatura CE per le apparecchiature radioelettriche e i terminali di comunicazione, le radio solo riceventi sarebbero esenti dagli obblighi di conformità. Oltre ad aver scatenato una inattesa discussione sulla (eccessiva?) presenza di considerazioni puramente politiche su questo blog, il post sulla disavventura doganale capitata all’acquirente di una radiolina cinese Degen, rispedita in Cina per mancanza di marcatura CE, sta suscitando molto interesse.
Sul gruppo di discussione it.hobby.radioascolto è appena stato pubblicato un messaggio che conferma quanto scritto da Sinager tra i commenti al post originale. Il lettore che utilizza il nick “WX” precisa infatti che in base al decreto legislativo 269 del 9 maggio 2001 “Attuazione della direttiva 1999/5/CE riguardante le apparecchiature terminali di telecomunicazione ed il reciproco riconoscimento delle loro conformità.” si può leggere all’allegato I – quello riguardante le apparecchiature per le quali il decreto non viene applicato – che:

1. Il presente decreto non si applica:

a) alle apparecchiature radio utilizzate da radioamatori per il servizio di radioamatore e per il servizio di radioamatore via satellite, definiti, rispettivamente, ai numeri S1.56 e S1.57 del regolamento delle radiocomunicazioni dell’Unione internazionale delle telecomunicazioni (UIT), ad eccezione delle apparecchiature che si trovano in commercio; gli insiemi di componenti (kit) destinati ad essere assemblati da radioamatori e le apparecchiature in commercio modificate dai radioamatori e ad uso degli stessi non sono considerati apparecchiature che si trovano in commercio;

Insomma, chi è radioamatore può importare apparecchiature non marcate per le proprie sperimentazioni. Fin qui il testo citato da WX. Ma io ho proseguito la lettura ed è venuta fuori una cosa che mi sembra interessante per chi non è radioamatore e non può esercitare questa sorta di immunità (ehi, l’immunità funziona! Silvio ha ragione!). Spero che Massimo Lualdi mi legga e possa fornirci un parere esperto. Il quarto comma dell’allegato I dice testualmente:

1. Il presente decreto non si applica:

[…]

d) alle apparecchiature radio di sola ricezione utilizzate esclusivamente per ricevere servizi di radiodiffusione sonora e televisiva;

L’obbligo di marcatura non si applica alle radioline! Non solo. All’articolo 8, comma 2 leggo:

2. In occasione di fiere, esposizioni, dimostrazioni commerciali e manifestazioni analoghe e’ ammessa l’esposizione di un apparecchio che non rispetti le disposizioni del presente decreto, purche’ un’indicazione visibile segnali chiaramente tale circostanza ed indichi che l’apparecchio non puo’ essere commercializzato o messo in servizio finche’ non sia reso conforme alle predette disposizioni.

Se dico che devo esporre l’apparecchio in una fiera posso importarlo ma non accenderlo. Qualcuno mi aiuti a capire una cosa… Se il testo di questo benedetto allegato non è stato abrogato o modificato, non è che Giampiero è rimasto vittima di un vero, piccolo errore di interpretazione della norma?

Chiamati in causa da Andrea, ci informiamo attingendo alla consueta disponibilità dei funzionari dell’Ispettorato Territoriale per l’Emilia Romagna del Ministero dello Sviluppo Economico, dr. Gianluca Tigretti e dr. Maurizio Riceputi.

Parte terza

Radio dalla cina: no all’import senza marchio

(…) E’ vero che le “radioline” (come anche le tv, videoregistratori, decoder, ricevitori radiotelevisivi in genere) non sono sottoposti al decreto 269/2001: esse, infatti, sono ancora vincolate alla vecchia normativa che prevede l’omologazione del Ministero Sviluppo Economico – Comunicazioni.
Tuttavia, in quanto apparecchiature elettroniche, esse devono recare comunque il marcho CE relativo alla compatibilità elettromagnetica (vecchio decreto legislativo 615/96 e il nuovo 194/2007. Quindi non corrisponde al vero che si possono importare apparecchiature non marcate: un marchio CE ci vuole sempre.
Nelle fiere si possono esporre eccezionalmente apparecchiature in prova, in fase di costruzione, prototipi, sperimentali, a patto che sia indicato con chiarezza tutto ciò e che non siano commercializzati.

Confronto chiuso, quindi ? No, almeno per Radio Passioni, che scrive:

Parte quarta

Questo sembra tagliare la testa al toro. Le radioline cinesi senza maratura CE *non* si possono importare.
O sì?
Per curiosità sono andato a leggermi il testo del decreto legislativo 194/2007 che recita così:

Oggetto e ambito d’applicazione

1. Il presente decreto disciplina la compatibilita’ elettromagnetica delle apparecchiature definite all’articolo 3 e prescrive la conformita’ delle apparecchiature a un livello adeguato di compatibilita’ elettromagnetica.

2. Il presente decreto non si applica:
a) alle apparecchiature radio e ai terminali di telecomunicazioni oggetto del decreto legislativo 9 maggio 2001, n. 269, di recepimento della direttiva 1999/5 CE;
b) ai prodotti aeronautici e loro parti e pertinenze di cui al regolamento CE n. 1592/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 luglio 2002, recante regole comuni nel settore dell’aviazione civile e che istituisce una Agenzia europea per la sicurezza aerea;
c) alle apparecchiature radio utilizzate da radioamatori, secondo le disposizioni relative alle radiocomunicazioni adottate nel quadro della Costituzione e della Convenzione dell’Unione internazionale delle telecomunicazioni (UIT), a meno che tali apparecchiature siano disponibili in commercio; a tale fine, i kit di componenti assemblati da radioamatori per proprio uso e le apparecchiature commerciali modificate per proprio uso da radioamatori non sono considerate
apparecchiature disponibili in commercio;
Quindi ricapitolando. Il decreto 194 dice che il decreto stesso non vale per la apparecchiature di cui al decreto legislativo 269. Ma. Il decreto legislativo 269 dice che il decreto stesso non vale per le radioline. Allora se capisco bene se il decreto 194 esclude le apparecchiature previste dal 269, ma il 269 esclude le radioline, le radioline rientrano automaticamente nel 194?
Mi fermo qui. La conclusione è che in Italia le radioline cinesi senza marcatura non si possono commercializzare. Un po’ come la marijuana, insomma (con la vistosa differenza che Degen, se volesse, la marcatura CE potrebbe anche richiederla). Resta da vedere se in tribunale potremmo far valere un principio di minima quantità per uso personale… Lo potremmo chiamare lodo Radiopassioni.

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