Ordine dei giornalisti: quale futuro?

Tavola rotonda organizzata dal Circolo della Stampa di Milano, corso Venezia 16, lunedì 25 settembre 2006 ore 21


Saluti di Franco Abruzzo (presidente Ordine Lombardia), Guido Besana (vicesegretario Fnsi), Giuseppe Gallizzi (presidente Circolo della Stampa) e Giovanni Negri (presidente Associazione lombarda giornalisti)

Intervengono on. Daniele Capezzone (Segretario Radicali italiani),

Lorenzo Del Boca (presidente Ordine nazionale giornalisti),

on. Pierluigi Mantini (responsabile professioni Margherita),

on. Fabrizio Morri (responsabile informazione Ds),

on. Piero Testoni (responsabile editoria Forza Italia)

Conduce il dibattito Edmondo Rho (segretario Circolo della Stampa di Milano)

GIORNALISTI: ABRUZZO A CAPEZZONE, SENZA ORDINE NESSUNA TUTELA. PRESIDENTE ODG MILANO, PER CATEGORIA CONSEGUENZE DEVASTANTI. ABOLIRE TUTTI GLI ORDINI O NESSUNO.

Roma, 23 agosto 2006 (Adnkronos) – ”Abolire l’Ordine dei Giornalisti avrebbe soltanto conseguenze devastanti, perché la categoria non sarebbe più tutelata”. A parlare è Franco Abruzzo, presidente dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia, che ribatte così, all’ADNKRONOS, all’intervento di Daniele Capezzone, segretario dei Radicali italiani, pubblicato oggi su ”il Giornale” a sostegno della propria proposta di abolizione dell’Ordine. ”Mi batto da trent’anni -afferma Abruzzo- per ottenere un assetto innovativo, per avere una riforma della legge ’63 dell’Ordine professionale ancorata all’Università e alla direttiva 89/48/Cee”. L’Europa vuole che i professionisti regolamentati abbiano alle spalle almeno una laurea triennale. Il ministro Mussi il 4 luglio in Parlamento ha dichiarato che adeguerà gli ordinamenti vigenti a quella direttiva.&nbs p; Il presidente dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia spiega inoltre che sarebbe d’accordo ”soltanto con l’abolizione di tutti gli Ordini professionali. Sarebbe necessaria, dunque, una riforma totale, dove tutti gli albi dovrebbero essere gestiti direttamente dallo Stato: gli Albi potrebbero essere pubblicati nel portale del Ministero della Giustizia; l’esame di Stato (previsto dall’articolo 33, V comma, della Costituzione) potrebbe essere affidato alle Università, mentre le prime sezioni civili dei Tribunali di capoluoghi di Regione potrebbero svolgere le funzioni di giudice disciplinare. Capezzone non ha ancora capito che la “Carta” francese non è adattabile al sistema italiano, perché la nostra Costituzione impone l’esame di Stato a chi intende esercitare una professione intellettuale. Il Parlamento e oggi l’Università hanno decretato che esiste la professione di giornalista. Capezzone non sa che coloro i quali e sercitano di fatto la professione possono diventare giornalisti di diritto, chiedendo ai Consigli dell’Ordine la delibera di iscrizione d’ufficio al Registro. In Lombardia abbiamo sanato d’ufficio almeno 3mila posizioni. Capezzone è disinformato quanto impreparato”.

“Capezzone – conclude Abruzzo -, isolato nella maggioranza, deve smetterla di lavorare per gli editori e di dire cavolate. Studi, ne ha bisogno. Colpisce che non spenda una parola contro gli editori padroni della professione dal 1928: sono gli editori che assumono ad libitum i praticanti. La sfacciataggine ha un limite, quello costituzionale del buon costume e della decenza (sesto comma dell’articolo 21). L’eventuale abrogazione della legge n. 69/1963 sull’ordinamento della professione giornalistica comporterà questi rischi:

1) quella dei giornalisti non sarà più una professione intellettuale riconosciuta e tutelata dalla legge.

2) risulterà abolita laa deontologia professionale fissata nell’articolo 2 della legge professionale n. 69/1963.

3) senza la legge n. 69/1963, cadrà per giornalisti (ed editori) la norma che impone il rispetto del “segreto professionale sulla fonte delle notizie”. Nessuno in futuro darà una notizia ai giornalisti privati dello scudo del segreto professionale.

4) senza legge professionale, direttori e redattori saranno degli impiegati di redazione vincolati soltanto da un articolo (2105) del Codice civile che riguarda gli obblighi di fedeltà verso l’azienda. Il direttore non sarà giuridicamente nelle condizioni di garantire l’autonomia della sua redazione.

5) una volta abolito l’Ordine, scomparirà l’Inpgi. I giornalisti finiranno nel calderone dell’Inps, regalando all’Inps un patrimonio di 2.500 miliardi di vecchie lire (immobili e riserve)”.

Capezzone scrive che quella dell’Ordine dei Giornalisti e degli Ordini italiani è una anomalia mondiale. Gli consiglio di leggere un bel saggio di Sabino Cassese (Professioni e ordini professionali in Europa, Il Sole 24 Ore 1999). Capirà finalmente che ogni Paese ha la sua organizzazione delle professioni, tutte legittime secondo la direttiva “Zappalà” 36/2005. Questa direttiva consente agli Stati membri di delegare parte della gestione delle professioni a organismi autonomi, come gli Ordini professionali. Il risultato è che non solo gli Ordini non vanno eliminati, ma vanno regolate per legge anche le associazioni, senza necessariamente farne degli ulteriori Ordini.

(Lmg/Gs/Adnkronos) 23-AGO-06 17:28

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GIORNALISTI: MANTINI (DL), NO ALL’ABOLIZIONE DEGLI ORDINI (ANSA) – ROMA, 11 AGOsto 2006 – ”La proposta di abolizione dell’Ordine dei giornalisti fatta da Capezzone non è in sintonia con il programma di governo. Noi siamo per la riforma e la modernizzazione degli ordini professionali, gia’ avviata nel decreto Bersani e non per l’abolizione degli ordini”. Lo sottolinea in una nota il responsabile del settore Professioni della Margherita, l’on. Pierluigi Mantini, secondo il quale ”occorre piu’ concorrenza ma anche piu’ professionalita’, piu’ responsabilita’, piu’ deontologia soprattutto in un settore delicato come quello dell’informazione”. Gli ordini professionali, per il parlamentare dell’Ulivo ”devono funzionare meglio nella promozione della formazione permanente e nella garanzia della qualita’ e dell’etica professionale a tute la dei cittadini piu’ che degli iscritti. A settembre si avviera’ alla Camera l’esame della proposta di legge dell’Ulivo per la riforma delle professioni e sara’ quella l’occasione per una iniziativa politica organica e non episodica. Le fughe in avanti e le predicazioni pseudoliberiste servono a poco, occorre comprendere e far comprendere che la modernizzazione delle professioni – conclude Mantini – e’ per la crescita del paese e delle professioni e non contro le professioni”. (ANSA). COM-MAJ/SOR 11-AGO-06 17:33

GIORNALISTI: PEDICA (IDV), SENZA ORDINE NON CI SAREBBE TUTELA = Roma, 11 ago. – (Adnkronos) – ”Che vada riveduta la riforma degli ordini professionali e’ un obbligo che spetta al governo e al Parlamento, ma che proprio Capezzone voglia abolire l’ordine dei giornalisti, per facilitare la lottizzazione, per decidere posti e cariche dei gruppi che controllano l’informazione, proprio non me l’aspettavo”. Lo afferma Stefano Pedica, capo della segreteria politica di Italia dei valori. ”Sono d’accordo con Tucci che senza l’ordine professionale non ci sarebbe una tutela per tutti i giornalisti, professionisti o pubblicisti, e sono convinto che sia meglio un dibattito aperto che una proposta di legge ferragostana”, sottolinea. (Pol-Leb/Pn/Adnkronos) 11-AGO-06 16:58

GIORNALISTI: LION, NO AD ABOLIZIONE ORDINE, SI’ A RIFORMA

ROMA, 12 AGO – ”L’Ordine dei giornalisti non va abolito, ma certamente profondamente riformato”: lo sostiene il deputato e responsabile Comunicazione dei Verdi Marco Lion, secondo il quale ”occorre una riforma dell’Ordine per garantire la massima trasparenza e per tutelare maggiormente i diritti dei giornalisti, in particolare dei precari e delle categorie piu’ deboli”. (ANSA).

STIFFONI E DAVICO (LEGA), NO ALL’ABOLIZIONE DELL’ORDINE = DEVONO FINIRE PIUTTOSTO I FAVORITISMI IN REDAZIONE

Roma, 12 ago. 06 – ”L’uscita del radicale Capezzone riguardo all’abolizione dell’ Ordine dei giornalisti ricorda tanto il ferroviere Toto’ in ‘Destinazione Piovarolo’ che, per fermare il treno con il ministro, si inventa una frana. Capezzone per risolvere la sua acredine di astinenza parlamentare dei radicali, si inventa una cosa che non ha ne’ capo ne’ coda, a parte qualche collega che lo segue”. A commentare la proposta del segretario dei Radicali italiani sono i capigruppo del Carroccio in commissione Lavori Pubblici e Comunicazione e in commissione Cultura del Senato, Piergiorgio Stiffoni e Michelino Davico. ”Qual e’ lo scopo? -si chiedono entrambi i senatori- Far arrivare piu’ soldi alle casse del governo Prodi con i soldi dei professionisti iscritti all’Inpgi e alla Casagit? Se e’ questo ebbene il binario e’ totalmente morto. Almeno per quanto ci riguarda. L’Ordine no n deve essere abolito, ma alcune cose vanno cambiate come in altri ordini professionali. Per esempio, i favoritismi dei ‘figli di…’ in alcune redazioni di giornali e televisioni devono finire. Tanti bravi precari -concludono- sono da anni in attesa di un contratto sicuro”. (Slt/Gs/Adnkronos)

PROFESSIONI: PIAZZA A CAPEZZONE, GLI ORDINI SONO PRESIDIO DI LEGALITA’ = OCCORRE UNA RIFORMA MA NON VANNO ABOLITI
Roma, 20 ago. (Adnkronos) – ”Capezzone sbaglia profondamente, gli ordini professionali sono un presidio di legalita’ e qualita’ del servizio in tutte le professioni in cui e’ necessario un vaglio nella ammissione all’esercizio della attivita’ e un controllo sulla correttezza del suo svolgimento, e cio’ nell’interesse dei cittadini e della collettivita”’. Angelo Piazza, ex ministro della Funzione Pubblica e deputato della Rnp, replica al presidente della Commissione Attivita’ produttive della Camera che, a sua volta, era intervenuto a commentare le parole del presidente della Fondazione della Sussidiarieta’, Giorgio Vittadini. ”Occorre certo una riforma, che anteponga la funzione di garanzia degli ordini in favore degli utenti, rispetto a quella di tutela corporativa degli aderenti; si eviti di creare nuovi ordini inutili; ma abolire gli ordini professionali non aiuterebbe cittadini e imprese e li esporrebbe in troppi casi alla anarchia della mancanza di regole e controlli in attivita’ di rilevante interesse pubblico”, argomenta Piazza, sottolineando che ”sarebbe come volere sopprimere, perche’ non funzionano in modo efficiente, ospedali o uffici pubblici: si riordina, si migliora, non si butta tutto a mare”. (Sec-Fin/Col/Adnkronos) 20-AGO-06 17:27

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