Protesta delle radio e tv locali contro la decisione del Governo di cancellare le provvidenze a favore di chi fa informazione libera ed indipendente: migliaia e migliaia di spot già in onda

Ormai non c’è dubbio che il governo Berlusconi abbia capito l’enorme errore politico commesso nel sottovalutare la reazione delle emittenti locali alla decisione di cancellare le provvidenze editoriali per oltre venti anni riservate a chi faceva informazione libera ed indipendente a tutto vantaggio del ristrettissimo novero delle testate della Casta.

Dal giorno dell’approvazione della vergognosa norma di cancellazione dei benefici, inserita con un blitz all’ultimo momento in sede di conversione in legge (n. 25/2010) del decreto Milleproroghe (DL 194/2009), la protesta delle circa 1.500 radio e televisioni locali italiane è aumentata come uno tsunami, tanto che sono ormai stimati in almeno 10.000 al giorno gli spot trasmessi per informare i cittadini del rischio che corre la libertà d’informazione nel nostro paese. Le principali sigle sindacali delle emittenti impegnate nell’azione di contrasto alla deliberata decisione governativa di zittire le voci indipendenti (che alcuna giustificazione credibile trova nelle esigenze di bilancio dello Stato) ci hanno fatto pervenire i loro spot per il download gratuito e la libera trasmissione. In particolare, sono stati resi disponibili su queste pagine gli spot del Conna (la prima associazione a lanciare l’allarme sulla volontà del governo di privare le emittenti locali dei fondi di contribuzione delle spese per la produzione informativa), quello video di Aeranti-Corallo (che ha lanciato la campagna dei 100.000 messaggi di protesta) e il messaggio commissionato direttamente da questo periodico. La campagna di protesta, fanno sapere tutti i promotori, continuerà finché il Governo non tornerà sui suoi passi con un provvedimento netto (che non potrà che consistere nell’abrogazione della norma di soppressione delle provvidenze, peraltro avente efficacia retroattiva a tutto il 2009), incuranti delle numerose dichiarazioni di solidarietà che troppo sanno di promessa elettorale.

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