Radio e tv, Confindustria: nonostante la crisi emittenti attirano ancora investimenti. Ma serve riassetto per rilanciare con forza

Nonostante la crisi, le radio e le televisioni sono ancora appetibili per gli investitori. La conclusione emerge dallo Studio economico televisivo privato (dati 2012) della Confindustria, che, a seguito della successione nei lavori della FRT (Federazione Radio Televisioni), è giunto alla 20^ edizione.

Secondo lo Studio, pubblicato nell’ambito dell’Osservatorio nazionale delle imprese radiotelevisive private in collaborazione con i sindacati SCL CGIL, FIStel CISL e UILCOM UIL, la somma dei patrimoni netti delle 339 societá prese in esame e’ pari a 746.521.030 euro (569.522.769 nel 2011) registrando una variazione in aumento di 177 milioni di euro. In sostanza, un’importante immissione di capitali da parte degli editori, in particolare di Lombardia e Veneto, le regioni piu’ ricche per quanto riguarda l’emittenza locale. “Gli editori investono ma il comparto soffre – ha spiegato Rodolfo De Laurentiis, presidente di Confindustria Radio Televisioni – dopo un 2013 ancora in sofferenza e’ indilazionabile un provvedimento di riassetto del sistema che accompagni, nell’attuale fase di consolidamento, le emittenti meritevoli per patrimonializzazione, qualita’ dell’informazione, professionalita’ dei dipendenti". (E.G. per NL)
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