Radio Locali, Romagna. Radio Castel Bolognese: proteste dei collaboratori contro la decisione della proprietà di vendere

La vita di RCB – Radio Castel Bolognese è appesa ad un filo. All’indomani delle proteste per scongiurarne la vendita ad un’altra stazione, con lo speaker Gabriele Rambelli agganciato all’antenna sul tetto per 7 ore, l’11 aprile il consiglio di amministrazione dell’emittente si riunirà per la decisione finale.

O verrà proposto un piano credibile e fattibile per tenerla in piedi sanando il deficit di bilancio, oppure i soci voteranno per la messa in liquidazione. La stazione ha una storia di trent’anni. Nata nel 1978 come cooperativa  grazie a Emilio Giraldi, suo fratello ed un amico, si caratterizzò come una hit radio col claim “Solo i numeri uno!… la musica sopra di tutto”. Dopo un trentennio di sostanziale stabilità, a fine dicembre 2009 la stazione registra un primo ridimensionamento con la cessione alla lombarda Radio Studio Più dei 95.5 MHz per Ravenna città (isocanale con la frequenza dell’emittente bresciana per Forlì, Rimini e parte delle Marche), restando tuttavia on air oltre che sui potenti 101.3 MHz per buona parte della Romagna anche sui locali 103.9 MHz (ex Radio RE – Radio Ravenna Evangelica). Al momento, alla radio di Castel Bolognese lavorano quattro dipendenti a tempo indeterminato e un collaboratore a chiamata. Gabriele Rambelli, responsabile dei programmi, ha dichiarato alla stampa locale: “Radio Castel Bolognese è nata nel 1978, ha 33 anni ed è una delle radio liberi più vecchie. E’ una cooperativa formata da soci e soci lavoratori. Se fosse venduta, la radio verrebbe chiusa perché agli acquirenti interessa la frequenza. I dipendenti perdono il lavoro, gli ascoltatori l’informazione locale. Chi vuole vendere, il presidente e il vicepresidente della cooperativa, sostiene che la radio ha subito delle perdite. Noi, soci lavoratori, invece, abbiamo dato la nostra disponibilità a rilevare l’emittente e farci carico dei debiti. Ma chiediamo di vedere questi conti che non tornano: a noi non ci risulta affatto che sia una situazione particolarmente pesante. Anzi nell’ultimo anno abbiamo registrato una vera impennata degli ascolti. Il nostro destino si deciderà nel consiglio. Se chiudessero RCB – ha spiegato Rambelli – in provincia di Ravenna non resterebbe più nessuna radio locale. Lavoro in questa radio da 15 anni. Siamo legati a questa radio poiché nella nostra zona, nella provincia di Ravenna, sono state chiuse tutte le piccole radio private che hanno ceduto alle offerte d’acquisto dei network. La nostra era l’ultima che è resistita fino a questo punto ed è un peccato, anche dal punto di vista locale, far morire l’ultima cosa che era rimasta. Stiamo lottando contro chi vuol vendere una cosa solo per soldi e non perché ha dei problemi ad andare avanti. L’offerta che è stata fatta è molto invogliante ma fare una scelta di vendita solo per guadagnare non è corretto, considerando che alcuni di noi vivono lavorando in questa radio. L’obiettivo della protesta è poterci accollare i presunti debiti, mai presentati in maniera ufficiale, e far ripartire la radio con una veste nuova, con un’immagine diversa rispetto a quella che c’è stata fino ad adesso, per far capire che Radio Castel Bolognese può vivere, anzi deve vivere”. Emilio Giraldi, fondatore della radio controbatte: “Il nostro declino è iniziato sei anni fa, prima che esplodesse la crisi economica. Le radio locali non funzionano più; non è colpa di nessuno. In provincia di Ravenna ce n’erano venti negli anni Ottanta, oggi sono scomparse. Non nego che con una gestione e amministrazione più oculata e attenta, qualcosa si sarebbe potuto migliorare. Ma poco. Sono arrabbiato con chi ha sparato cifre sulla stampa. Il debito proviene da un bilancio che non è stato ancora approvato. Solo quando lo sarà, potrà essere reso pubblico. Subito è emerso il muro contro muro di soci e dipendenti, ma alla fine siamo riusciti a raggiungere un accordo tra la due parti. Quella che ha fatto finta di non conoscere i problemi della radio e quella che li aveva ben presenti e voleva prendere una decisione impellente e drastica. Vivo male questo momento, ovviamente. Non ci siamo accorti ieri che le cose andavano male. Ci siamo dati delle scadenze, abbiamo già venduto una frequenza. Siamo anche molto lontani dai numeri di un organico normale di una radio. Più di così che cosa si può fare?”. Secondo il presidente Floriano Farina: “I problemi dei conti ci sono, anche noi come tutti abbiamo subito gli effetti della crisi che si sono concretizzate in un calo della pubblicità. Dicono che non abbiamo fatto vedere i conti, fra poco ci sarà l’assemblea per l’approvazione del bilancio, i conti li conoscono. Con loro a protestare c’è anche la nostra responsabile amministrativa della radio, se non la conosce lei la situazione. Per quanto riguarda gli ascolti, non mi occupo da tempo di questo. Ma al di là del baccano, sarà l’assemblea dei soci a decidere cosa fare, se la maggioranza dice che intende vendere si venderà e certo quel punto la radio chiuderà”. (R.R. per NL)
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