Radio nazionali – Strategie operative

In attesa della messa a punto dei nuovi palinsesti, diamo un occhio alle tattiche di sviluppo tecnico delle reti di distribuzione del segnale delle emittenti radiofoniche nazionali


Non esiste, come noto, solo l’aspetto strettamente editoriale per il successo di un’emittente radiofonica, locale o nazionale che sia. Anzi, forse più che il palinsesto fa il successo di una radio la qualità della distribuzione del suo segnale. Beninteso, un segnale perfettamente ricevibile, se veicolante un prodotto non curato, non garantirà certamente l’ascesa all’Olimpo dell’ascolto; tuttavia, mettere in onda grandi conduttori che condiscono per il pubblico ottima musica e informazione, ha senso solo se si ha uno strumento adeguato per diffonderli.
Non a caso, la distribuzione del segnale è la dannazione degli editori, soprattutto nazionali, se non altro perché l’Italia (soprattutto quella del centro e del sud) è un territorio non sempre facile da raggiungere, tanto più in un regime caotico come il nostro, evolutosi in assenza di una pianificazione preventiva.
Oggi più di ieri (complice la riduzione dei competitori), Audiradio premia – oltre all’oculatezza della programmazione – la robustezza dei segnali e (ma questa non è una novità), la semplicità e notorietà del marchio.
Analizzando sotto questo profilo le statistiche d’ascolto, si può riscontrare quanto sia vera la predetta constatazione.
La fatica di Play Radio, che pur dispone di veicoli promozionali di grande impatto appartenenti all’universo del gruppo editoriale di appartenenza (RCS Corriere della sera), dimostra come un marchio difficile (reso ancora più complesso dall’incomprensibile inversione delle componenti), unito ad un format poco delineato ed a gravi deficienze di copertura (soprattutto in Lombardia, dove la primaria frequenza 104,5 MHz da Valcava è da anni devastata da una potente emissione elvetica), non possano essere una buona ricetta per un grande successo.
Dimostrazione all’inverso viene dalla crescita di RTL 102,5, coincidente con una forte spinta all’implementazione della rete di smistamento del segnale ed ad una massiccia esposizione mediatica, pur con un format sostanzialmente invariato nelle sue fondamenta.
Anche R101, pur con tutti i limiti di un prodotto completamente nuovo, ancora in fase di taratura, conferma l’equazione “segnali robusti+buon prodotto adeguatamente pubblicizzato=trend positivo di ascolto”. In questo caso, tuttavia, la crescita forse troppo veloce (per un’organizzazione non ancora in grado di assorbirne gli oneri) della griglia di diffusione ha determinato rallentamenti nella messa a punto delle indispensabili strategie tecniche, come sembrano dimostrare i frequenti fermi di alcuni impianti di primaria importanza e le discrasie della rete.
Difficile pensare che le buone performance di Kiss Kiss siano da ascrivere solo ad una rinnovata vitalità del palinsesto: i pesanti investimenti in frequenze del network napoletano hanno certamente contribuito agli ottimi risultati.
Viceversa, lo stallo di Radio 24, sotto il profilo dell’aumento dell’illuminazione, non può certamente creare quelle aspettative di crescita dell’ascolto nel periodo a venire che probabilmente accompagnano il sonno di Montefusco, dopo gli ingenti investimenti effettuati in Lombardia per la sua RDS.
Anche in casa RAI (almeno per le reti Uno, Due e Tre) sono attesi incrementi di ascolto, a seguito delle azioni di riordino delle frequenze condotte in Lombardia, dove a breve dovrebbe essere collegata a Radiodue la frequenza 88,5 MHz da Valcava di Radio Maria, la cui rete costituisce ancora oggi in Italia (ma non solo) l’insuperato esempio di capillarizzazione del segnale in FM. Fiducia che probabilmente ripone anche Alberto Hazan nelle importanti azioni di ottimizzazione condotte per la sua Radio 105 nelle stesse aree da un efficiente ufficio tecnico (analoghi interventi sarebbero necessari, in altre aree, per RMC, che pur dotata di un buon reticolo di diffusori, soffre di diverse carenze di segnale).
Stupisce invece la posizione di Elemedia, che, pur dotata di formidabili mezzi di promozione intergruppo e di un pedigree aristocratico in ambito radiofonico, fatica a mettere insieme strategie di ottimizzazione delle pur numerose risorse radioelettriche a disposizione, al punto che, paradossalmente, l’emittente di punta, Radio Dee Jay, soffre di problemi di sintonizzazione nelle aree storiche di provenienza. Meglio non vanno, del resto, Radio Capital, che similmente a Play Radio soffre pesanti interferenze dalla Svizzera (seppur con meno intensità, per via di uno scarto di 100 KHz con l’emissione elvetica) e m2o, stretta tra diverse trasmittenti RAI che rivendicano protezione.
La crisi di ascolto di Radio Italia, che pur trova un cofondamento nello snaturamento del format iniziale che tanto successo aveva dato all’emittente di Mario Volanti, non può non essere stata accentuata dalla stasi della rete di distribuzione del segnale, che ne fa una delle poche reti ancora completamente assente da vaste aree di grande rilevanza demografica, commerciale e turistica. Tale afflizione è pari solo a quella di Radio Radicale, altra emittente da troppo tempo indifferente alle necessità di sviluppo del segnale. (NL)

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