Riforma professione forense: urge un confronto più razionale con le esigenze del mercato

La riforma della professione forense, fortemente sponsorizzata dal ministro alla Giustizia Angelino Alfano, ha subito una brusca battuta d’arresto prima di arrivare al dibattito parlamentare.

A prescindere dai problemi di agenda del governo, sono ormai in molti a pensare che il progetto di legge che puntava ad un rinnovamento della classe forense (inchiodata da una legge del 1933) sia arretrato a seguito dell’intenso fuoco di sbarramento delle associazioni imprenditoriali (ABI in testa) e dei consumatori, assolutamente contrari alla previsione di una riserva dell’attività di consulenza legale agli avvocati, ritenuta foriera di un aggravio di costi per aziende e cittadini (oltre a mostrare dubbi di costituzionalità). E, in effetti, pare che la buccia di banana sulla quale sia scivolato il Consiglio Nazionale Forense sia stata proprio la pretesa di ottenere una riserva su un territorio dove ormai sono ben radicate, da decenni, organizzazioni che hanno raggiunto ragguardevole considerazione sociale, economica, culturale e politica, anche a seguito di costanti pronunciamenti favorevoli non solo dei giudici di legittimità, ma anche della Consulta, che hanno sottolineato la piena libertà dell’attività di consulenza legale in ambito stragiudiziale, sia essa svolta da altri professionisti del diritto, da imprese o da enti esponenziali. Probabilmente se il progetto di riforma non fosse entrato in aperta rotta di collisione con l’Antitrust, con le imprese e coi consumatori, il relativo iter di approvazione non avrebbe incontrato significative difficoltà. Ma, come si è visto, così non è stato ed ora si dovrà decidere se riscrivere oppure mettere nel cassetto l’anacronistico e francamente irreale progetto di rinnovamento della classe forense. Intanto, si registrano iniziative di soggetti che si confrontano col mercato delle prestazioni legali in maniera indubbitamente più concreta e moderna. E’ il caso di Agiconsul, associazione di giuristi e consulenti legali che fa riferimento a Confindustria, la quale si definisce come "la prima associazione di Giuristi e Consulenti Legali nell’ambito delle attività del terziario avanzato, settore dei servizi professionali che è caratterizzato da una forte espansione e da un alto grado di internazionalizzazione. In un contesto di mercati globalizzati, la normativa che regola in Italia la professione forense è ancora vista in funzione protettiva, al di fuori di ogni regola di mercato e di concorrenza. Per dare voce a quella parte della categoria forense più sensibile al cambiamento e per promuovere l’adeguamento delle condizioni di esercizio della professione alle nuove necessità del mercato e della collettività, è nata nel maggio 1997, l’Agiconsul – Associazione Giuristi e Consulenti Legali – che fa riferimento a Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici.  In particolare, l’Associazione considera l’esercizio della professione legale in generale come attività di tipo imprenditoriale, in armonia con le leggi professionali operanti in altri Paesi UE e con la stessa attività comunitaria nel settore. Quest’ultima ha in effetti elaborato un nuovo concetto di impresa, più ampio di quello contenuto nel nostro codice civile e che comprende le attività di servizi, inclusi quelli legali".
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