Rispediti al mittente radioricevitori cinesi acquistati su eBay perché privi di marchio CE

Scoppia su Internet la polemica su gruppi di discussione composti da DXer italiani


da Radio Passioni

Ieri Giampiero Bernardini ha raccontato sui gruppi di discussione per DXer italiani che le poste gli hanno comunicato di aver rispedito al mittente uno due radioricevitori Degen da lui ordinati in Cina, attraverso uno dei quattro o cinque negozi eBay che trattano tali apparecchi. Motivo di questa decisione: le radioline Degen sono prive del marchio di conformità CE.
Sul piano formale immagino non ci sia niente da eccepire, se il marchio CE è imposto dai regolamenti europei, il costruttore cinese Degen dovrebbe adeguarsi. Ma per molti altri versi è una decisione grave perché Giampiero è un privato cittadino che ha pagato con i suoi soldi un prodotto di per sé non vietato, acquistando su un sito Web perfettamente legale, senza cercare in alcun modo di aggirare le imposte e dazi per piccole transazioni commerciali di questo tipo. Non ha cercato di importare marijuana, uranio arricchito o un prodotto del made in Italy abilmente falsificato. Ha acquistato un apparecchio radio che – e questa è la cosa più odiosa – nessun produttore europeo sarebbe in grado di offrire con le stesse caratteristiche e a quel prezzo. Le radioline Degen sono semplicemente uniche, vietandone l’importazione le autorità doganali italiane tolgono agli acquirenti una possibilità di scelta che non ha nessuna alternativa. Punto. Il motivo del divieto, quel maledetto marchio di conformità pensato per tappare una piccola falla di una immensa diga che si sta sgretolando, può essere validissimo. Ma il risultato finale è un sopruso, una intollerabile angheria che colpisce la nostra libertà di consumatori in un mercato globale che rende queste ridicole barriere sempre più inutili.
Si capisce perfettamente che le autorità debbano rispondere a elettori xenofobi e terrorizzati di perdere privilegi conquistati spesso senza alcun merito, ma sembra francamente di ritornare alle pratiche del tanto criticato blocco ex sovietico. Invece di darsi un insieme di poche regole molto efficaci, che tutti possono rispettare, la politica nostrana sceglie la strada del diktat, delle liste di divieti, in caso di dubbio procede ad excludendum. Non si può fare. E’ vietato. Proibito. Verboten. Pubblicare la notizia di uno scandalo? E’ vietato, lede la privacy dei cittadini. Processare un’alta carica dello stato per un reato che porterebbe in galera un privato cittadino? E’ vietato, il voto popolare corrisponde a una assoluzione preventiva perenne (una bella fortuna considerando che dalle nostre parti aver commesso un reato può fruttare un sacco di notorietà televisiva e parecchi voti). Concedere qualche straccio di diritto a chi si vuole bene ma non vuole o non può sposarsi né in Chiesa né in Comune? E’ vietato, i vescovi non vogliono. Essere aiutati ad avere un figlio? Non scherziamo neppure, sarebbe l’eterna dannazione. Scegliere di morire con un minimo di dignità e senza soffrire o far soffrire tutti come cani? E’ vietato, per questioni di filosofica lana caprina che non capireste nemmeno tanto siete ignoranti. Ascoltare la chiamata di una volante per poter fare la cronaca di un incidente sul giornale? Non se ne parla nemmeno, le “comunicazioni telegrafiche”, in base a una norma di 95 anni fa, sono protette come la corrispondenza privata (la stessa che intercorre tra Giampiero e il commerciante cinese, tra l’altro). E poi vogliamo ancora discutere di intercettazioni? Sono vietatissime.
In mancanza ai divieti, alle tante cose che non si possono proprio fare, le regole impositive procedono per vessazioni. Sei nato nel “gruppo etnico” (ma perché non parlate chiaro e usate il termine razza?) Rom? Accomodarsi qui per le impronte digitali, prego. E’ per il tuo bene, lo faccio per tutelarti considerando che sei naturalmente propenso al crimine e se ti prendo le impronte potrai andare tranquillamente a scuola. A imparare che cosa, di grazia?

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