Scelto il giorno delle elezioni, ma se la previsione del “Giornale”…

Il 13 e 14 aprile si andrà alle urne, ma non è ancora chiara la struttura delle coalizioni. E “il Giornale” di Giordano aveva fatto una previsione cui in pochi hanno prestato attenzione


Il dado è tratto, il 13 e 14 aprile si andrà a votare. Napolitano, alla fine, ha dovuto cedere alle pressioni e ieri ha sciolto le Camere, lasciando il governo Prodi in carica (puramente simbolica) fino al giorno, già fissato, delle urne anticipate. Ciò che agognavano i componenti del centro-destra (definizione, ad oggi, un po’ ambigua) si è avverato. Certo è, comunque, che non c’è ancora massima chiarezza su come si andrà a votare, nel senso che, seppure si sa già che la legge elettorale sarà la vigente, ci sono ancora dubbi su come gli schieramenti saranno strutturati. Dopo le avvisaglie di divorzio in novembre tra i membri della fu Cdl, alla caduta di Prodi è parso che sia Fini che Casini, che tante ne avevano dette a Berlusconi, siano tornati all’ovile senza tanti tentennamenti, appena fiutato odore di nuovo governo. È anche vero, però, che la Cdl del quinquennio 2001-2006 sarà difficile da ricostituire, innanzi tutto perché dall’altra parte c’è una confusione tale da potersi aspettare qualsiasi soluzione, persino che ognuno corra per conto suo. In secondo luogo, c’è la questione Mastella e Dini, che dal centro-sinistra non vogliono più vedere nemmeno con il binocolo e a cui Berlusconi dovrà trovare una sistemazione, per forza di cose. Con il primo che ieri da Vespa annunciava la sua decisione di correre o meno al fianco di Berlusconi per sabato (nonostante la sua alleanza sia osteggiata da molti, all’interno dell’attuale opposizione), in occasione della convencion dell’Udeur. Infine, c’è il progetto del partito del popolo, o partito delle libertà, che avrebbe dovuto escludere Fini e Casini e che è rimasto nel congelatore finora, e salvo sorprese dovrebbe essere accantonato come uno dei tanti colpi di testa del Cavaliere. Dall’altra parte della barricata, poi, c’è Veltroni che si affanna a dire che correrà da solo, almeno al Senato, ma ben sa che con questo sgorbio di legge elettorale non solo non avrebbe speranze di vittoria (se dall’altra parte corressero compatti), ma rischierebbe di essere letteralmente schiacciato dalle forze alleate di Berlusconi. Oltretutto, più a sinistra di Veltroni la questione è ancor più scabrosa, tra arcobaleni e difficoltà di assemblaggio, la mission dei partiti che formano la cosiddetta “cosa rossa” pare sempre più evanescente, specie dopo che l’oramai ex sindaco di Roma ha imposto loro il diktat: o vi adeguate ai nostri programmi, oppure ognuno corre per conto suo. Ad aggiungere pepe a questa già intricata situazione s’è aggiunta la puntata di ieri sera di “Porta a Porta”, dove Vittorio Feltri, non certo un disinformato, ha ipotizzato un percorso analogo tra Berlusconi e Veltroni, con il primo che, approfittando del marasma, potrebbe fare man bassa anche correndo da solo, al pari del presunto avversario. Il divorzio tra i membri della Cdl, prima annunciato, poi ritrattato, poi lasciato in sospeso, alla fine potrebbe davvero concretizzarsi. Feltri sostiene di sentirne alcune avvisaglie ma, dati i suoi stretti rapporti con il Cavaliere, potrebbe trattarsi del vero asso nella manica che l’ex premier ha in serbo per spiazzare tutti, alleati, o presunti tali, e avversari. O presunti tali. Già, perché in questa situazione torna di moda ciò che appena quattro giorni fa scriveva Giordano sul “Giornale”, quotidiano appartenente alla famiglia Berlusconi, perciò anch’esso presumibilmente informato dei fatti. Il 4 febbraio il direttore, in prima pagina, prefigurava un’ipotesi, da lui stesso definita utopica, ma che di utopico pare avere sempre meno. Un’alleanza Berlusconi-Veltroni (ne ha parlato anche ieri Feltri), che finirebbe per lasciare a casa tutti gli altri, trovando accordi su alcuni punti fondamentali e dandosi una mano, della serie “volemose bene”. In questo modo si eviterebbero ricatti da partiti e partitini, e forse si potrebbe dar vita a quella stagione di riforme che si annuncia da anni ma che tarda a concretizzarsi. I punti d’intesa ipotizzati da Giordano sarebbero quindici, non certo pochi. Ma l’idea di una grande coalizione in stile tedesco potrebbe risultare, alla fine della fiera, un buon compromesso per non mandare all’aria ancora una volta gli interessi del Paese, a causa delle risse continue causate da questo bipolarismo imperfetto. Resta da analizzare, però, un aspetto fondamentale: chi avrebbe convenienza ad allearsi con chi?Chi avrebbe convenienza a spartire la torta di governo, invece di dare scacco matto agli avversari? Certamente l’Italia, poco probabilmente i partiti che escono rafforzati dal crollo del governo Prodi. Ossia quelli del centro-destra, Forza Italia (o comunque si chiami ora) in testa. (Giuseppe Colucci per NL)

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