Storia della radiotelevisione italiana. L’avvento del colore nella tv nostrana

Il 14 settembre 1940 (quando le prime videocamere a colori erano già in circolazione), grazie all’idea di un inventore americano di origine ungherese, Peter Carl Goldmark, dagli studi Cbs di New York venne mandata in onda la prima trasmissione televisiva a colori della storia.

L’intuizione alla base della tecnica di trasmissione di Goldmark era quella di scomporre l’immagine in una sequenza di tre campi di colori fondamentali. Nel 1949 la Rca realizzò un sistema più completo e più efficace di trasmissione a colori dividendo il segnale televisivo in due campi: la luminanza (variazioni del bianco e del nero) e la crominanza (variazione dei tre colori fondamentali). Nel 1953 nacque il sistema NTSC (National Television System Committee) e la fase sperimentale si protrasse per una quindicina d’anni, finchè, nel 1955, ebbero inizio in America le regolari trasmissioni a colori (molto prima, in ogni caso, dell’avvento della Tv a colori in Europa ed in Italia). National20Television20System20Committee 1 - Storia della radiotelevisione italiana. L’avvento del colore nella tv nostranaNel 1959 iniziarono in Francia i test del sistema SECAM (Sequential Coleur a Memoire), formato supportato da un organismo chiamato Intersecam che aveva lo scopo di promuoverlo in tutto il mondo. Nella nostra penisola si dovette attendere fino al 9 luglio 1962 per vedere qualcosa di diverso del bianco e nero alla tv: il momento topico arrivò quando il trasmettitore di Roma-Monte Mario del Secondo Programma Tv iniziò ad irradiare i primi segnali televisivi a colori secondo il sistema americano NTSC. In verità il test italiano mostrò subito grandi limitazioni tecniche, al punto che venne subito ribattezzato “Never Twice the Same Color”, cioè mai due volte lo stesso colore. Uomini e cose che si muovevano sullo schermo non solo avevano colori decisamente irreali, ma anche estremamente variabili: un viso color ciclamino che diventava arancione e quindi violetto o verde era una cosa del tutto normale e, a peggiorare le cose, c’era una generale foschia che avvolgeva continuamente lo schermo e rendeva la visione un compito faticosissimo. Successivamente, nel giugno 1963, venne attrezzato uno studio sperimentale di Tv a colori, il P1 di via Asiago a Roma; il 15 ottobre, poi, presso lo stesso studio e da alcune postazioni nell’area urbana di Roma si effettuarono comparazioni fra i sistemi NTSC e SECAM. Agli inizi dell’anno successivo, i trasmettitori di Torino-Eremo, Milano, Monte Venda, Roma-Monte Mario e Monte Faito del Secondo Programma Tv erano già allestiti per irradiare trasmissioni quotidiane di segnali di prova di Tv a colori per l’industria. Ben presto, però, lo scontro tra SECAM e NTSC si allargò ad un altro contendente: nei dodici mesi a venire la Germania mise a punto il rivoluzionario sistema PAL (Phase Alternation Line) brevettato dalla Telefunken. Nell’ambito dell’incarico ricevuto dalle radiotelevisioni europee per i rappresentanti dei paesi membri dell’UER, dell’OIRT (Organisation Internationale de Radio et Télévision, per i paesi dell’est), delle Amministrazioni Pt e dell’industria il 3 maggio 1966 vennero così organizzate una serie di dimostrazioni comparative con i diversi sistemi per la colorazione delle trasmissioni tv. Seguirono pressioni e appetibili concessioni all’Italia da parte di Francia e Germania per l’adozione dei loro sistemi: se si fosse scelto il SECAM i transalpini avrebbero installato a proprie spese un potente trasmettitore in Corsica ad uso dell’Italia centrale e in Sicilia ad uso della costa nordafricana; per l’affermazione del PAL il governo tedesco avrebbe invece prestato all’Italia 2 milioni di dollari (cifra decisamente rilevante al tempo). La commissione tecnica della RAI concluse che il sistema SECAM NICAM 1 - Storia della radiotelevisione italiana. L’avvento del colore nella tv nostranatedesco era tra i tre sistemi in competizione il migliore e pertanto la delegazione italiana si presentò alla conferenza UER (Unione Europea di Radiodiffusione) di Oslo con il mandato di esprimere la preferenze nazionale per il PAL. Tuttavia la decisione fece scaturire le reazioni da parte degli esclusi che innescarono una lotta implacabile per “piazzare” ognuno il proprio formato e la diatriba portò al naufragio dell’unificazione europea del sistema televisivo a colori. Così, nel 1967 Svizzera, Francia, Germania e Gran Bretagna iniziarono le trasmissioni a colori; TSI (canale italiano della Tele Svizzera) e la tv francese ORTF – Antenne 2 (dal 1 ottobre per 12 ore di programmazione settimanale) adottarono il sistema SECAM; la ARD tedesca e la BBC inglese optarono invece il PAL. Nel corso del 1969 quasi tutte le nazioni europee avevano introdotto il colore nei loro programmi (la ritrasmissione in Italia di queste emittenti tramite una rete di ripetitori di proprietà di alcuni imprenditori privati si distinse il toscano Mauro Montagni). Dal 7 al 15 febbraio 1970, durante i campionati mondiali di sci alpino di Val Gardena, la RAI impiegò numerosi impianti mobili e fissi che consentivano la generazione per gli enti televisivi esteri della totalità dei programmi televisivi a colori (625 linee secondo il sistema PAL). La tv italiana incominciò le prime prove tecniche trasmettendo al mattino una serie di immagini statiche a colori con commenti musicali come il “Valzer dei fiori” di Tchaikovskij. Purtroppo, però, per un’interrogazione sollevata dall’onorevole repubblicano Ugo La Malfa subito seguito da politici (tra questi Enrico Berlinguer leader del partito comunista italiano), che manifestavano il timore che gli italiani si sarebbero indebitati fino all’osso per acquistare gli allora costosissimi televisori a colori, fu ritenuto opportuno attendere per l’introduzione dell’innovazione tecnologica. Nel 1971 l’emittente jugoslava TV Koper Capodistria riscosse grande interesse in Italia grazie alla diffusione del proprio segnale a colori, mentre la tv privata via cavo Telediffusione Italiana di Napoli introdusse il colore trasmettendo l’intero Cantagiro di Ezio Radaelli ed il Festival della canzone Italiana di Sanremo. Telefunken 1967 Pal20Color 1 - Storia della radiotelevisione italiana. L’avvento del colore nella tv nostranaLa RAI, intanto, dopo che la commissione tecnica si era espressa in favore del PAL fu spinta ad adottare una tipica decisione all’italiana: trasmettere con i due sistemi. Dal 26 agosto all’11 settembre 1972 su invito del Ministero P.T. (su conforme parere del Consiglio Superiore Tecnico delle Telecomunicazioni) la concessionaria pubblica mandò in onda a colori sulla Seconda Rete Tv i Giochi della XX^ Olimpiade di Monaco di Baviera alternativamente con i due sistemi per un totale di 148 ore ed effettuò trasmissioni per prove tecniche per 38 ore ripartite in parti uguali tra SECAM e PAL. Il primo annuncio fu dato da Rosanna Vaudetti, da allora ribattezzata “l’annunciatrice tutta d’oro”. In tutta la penisola, però, ben pochi erano i telespettatori che per seguire le trasmissioni avevano la possibilità di comprare il Tv color Grundig (l’unico con il doppio decoder PAL e SECAM) sicché lo stesso anno venne avanzata l’ipotesi di un formato italiano, l’ISA, concepito dalla torinese Indesit. Nonostante il progetto suscitasse un certo interesse, il nuovo formato non trovò approvazione governativa a causa della sua insita non conformità con i sistemi europei esistenti. Tra le tv private che già trasmettevano in Italia, Teletoscana di Firenze nell’ottobre 1973 effettuò le prime trasmissioni sperimentali via etere a colori, mentre il 5 agosto 1974 dal Principato di Monaco fu la volta di Telemontecarlo. La tv monegasca trasmetteva a colori col sistema SECAM, ma la stragrande maggioranza dei telespettatori italiani la riceveva in bianco e nero. Proprio quella stessa estate il CIPE (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica) ufficializzò il sistema che sarebbe stato adottato per le trasmissioni a colori in Italia: il citato PAL. L’11 Agosto 1975 finalmente il Capo dello Stato emanò il Decreto Presidenziale (n. 452) con cui ufficializzava la scelta per il sistema tedesco e dava tempo un anno per l’inizio delle trasmissioni. La RAI incominciò così le prove tecniche di trasmissione a colori con una speciale programmazione irradiata due volte al giorno nelle fasce orarie 10-11 e 15-16 sul Nazionale al mattino e sul Secondo Programma al pomeriggio (fino alla tarda estate del 1981). A partire dall’estate del 1976 la RAI incominciò ad irradiare numerosi programmi a colori: il 17 luglio in collegamento via satellite da Montreal mandò in onda la cerimonia d’apertura della XXI Olimpiade poi “I quaderni neri del TG2” primo programma della tv di Stato che ricevette l’autorizzazione ministeriale ad essere trasmesso “parzialmente a colori” (ossia con riprese a colori in studio e filmati storici in bianco e nero). Per tutto il 1976 e parte del 1977 le annunciatrici portarono a conoscenza dei telespettatori che “…la Rai è autorizzata a trasmettere il programma anche a colori…”. Il 1 febbraio 1977 Corrado Mantoni ufficializzò nella sigla d’apertura di “Domenica In” l’inizio delle trasmissioni a colori e da quel momento la nostra televisione si dipinse ed incominciò a svecchiare la sua immagine. Il vecchio monoscopio Rca in bianco e nero sparì definitivamente, le sigle di inizio e fine trasmissioni si colorarono in azzurro così come il vecchio Segnale Orario delle ore 20 e le vedute dell’Intervallo. Dal gennaio 1978 poco per volta il colore si estese anche alle pubblicità e a tutti gli altri programmi, da quelli di intrattenimento agli sceneggiati, dall’attualità ai film, dagli spettacoli di rivista alle trasmissioni sportive che andarono in onda per lungo tempo parzialmente a colori a seconda che la sede Rai collegata fosse attrezzata adeguatamente oppure no. (R.R. per NL)
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