Tappare la bocca ai cronisti vuol dire che sono a rischio Costituzione e Convenzione europea dei diritti dell’uomo!

Chi impone, non da oggi, alle forze di polizia di nascondere i nomi dei protagonisti degli avvenimenti di nera e di giudiziaria con la scusa della privacy?


di Franco Abruzzo

Diritto di cronaca e segreto sulle fonti violati a Salerno, Livorno e nel Novarese. Siamo all’emergenza democratica: su questi problemi chiediamo l’impegno del Parlamento e del Governo.

La Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo ha scritto in numerose sentenze: “La libertà d’espressione costituisce uno dei fondamenti essenziali di una società democratica, e le garanzie da concedere alla stampa rivestono un’importanza particolare. La protezione delle fonti giornalistiche è uno dei pilastri della libertà di stampa. L’assenza di una tale protezione potrebbe dissuadere le fonti giornalistiche dall’aiutare la stampa a informare il pubblico su questioni d’interesse generale. Di conseguenza, la stampa potrebbe essere meno in grado di svolgere il suo ruolo indispensabile di “cane da guardia” e il suo atteggiamento nel fornire informazioni precise e affidabili potrebbe risultare ridotto”.

Nota di Franco Abruzzo

Milano, 26 maggio 2008. Il Testo unico sulla privacy (dlgs 196/2003) non ha abolito la legge n. 633/1941 sul diritto d’autore e in particolare l’articolo 97 di questa legge, che afferma: “Non occorre il consenso della persona ritratta quando la riproduzione dell’immagine è giustificata dalla notorietà o dall’ufficio pubblico coperto, da necessità di giustizia o di polizia, da scopi scientifici, didattici o culturali, o quando la riproduzione è collegata a fatti, avvenimenti, cerimonie di interesse pubblico o svoltisi in pubblico”. Sul risvolto di tale norma si suole articolare l’ampiezza del diritto di cronaca: si può pubblicare tutto ciò che è collegato a fatti, avvenimenti, cerimonie di interesse pubblico o svoltisi in pubblico. Nel concetto di pubblicazione lecita è c ompresa anche la fotografia di persone che godano di notorietà o che ricoprano uffici pubblici. Il giudice può autorizzare la pubblicazione della foto di un minore sequestrato o scomparso: in questi casi prevale “la necessità di giustizia o di polizia”. Polizia, finanza e carabinieri, invece, fanno a gara nel nascondere i nomi dei protagonisti dei fatti pubblici (anche i nomi dei morti degli incidenti stradali!), trincerandosi assurdamente dietro la privacy! Il diritto della stampa di informare su indagini in corso e quello del pubblico di ricevere notizie su inchieste scottanti prevalgono sulle esigenze di segretezza: lo ha stabilito la Corte europea dei diritti dell’uomo che, nella sentenza del 7 giugno 2007, ha condannato la Francia per violazione della libertà di espressione (ricorso n. 1914/02). Questo perché i tribunali intern i avevano condannato due giornalisti che avevano pubblicato un libro sul sistema di intercettazioni illegali attuato durante la Presidenza Mitterand.

La Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo, con tre sentenze (Goodwin, Roemen e Tillack) ha dichiarato che i giornalisti non possono essere indagati e perquisiti per violazione del segreto istruttorio. La Convenzione europea dei diritti dell’uomo, con l’articolo 10, protegge le fonti dei giornalisti. Il segreto è funzionale al diritto dei cittadini a conoscere tutto quel che accade nei palazzi del potere. Le decisioni di Strasburgo sono vincolanti per i giudici italiani, che fanno finta di non senbtire e di non capire!

Il nostro Codice di procedura penale, in base alla relativa legge-delega, “deve adeguarsi alle norme delle convenzioni internazionali ratificate dall’Italia e relative ai diritti della persona e al processo penale”. Il Parlamento in sostanza deve calare nel Codice le sentenze Goodwin, Roemen e Tillack della Corte di Strasburgo nonché l’articolo 10 della Convenzione, abolendo il potere del Gip di interrogare il giornalista. Finirà la storia dei giornalisti arrestati e condannati perché difendono il segreto professionale anche come cittadini europei? L’articolo 200 del Cpp afferma il diritto del giornalista professionista al segreto sulle sue fonti fiduciarie, ma nel contempo autorizza il giudice a interrogarlo sulle sue fonti fiduciar ie. Potere, questo, che fa a pugni con la giurisprudenza della Corte di Strasburgo. Il Parlamento deve sancire una volta per tutte la regola in base alla quale il giornalista ha diritto al segreto professionale come gli altri professionisti. Punto e basta. Non una parola in più. Strasburgo ha spiegato perché è necessaria ed urgente questa svolta: “La libertà d’espressione costituisce uno dei fondamenti essenziali di una società democratica, e le garanzie da concedere alla stampa rivestono un’importanza particolare. La protezione delle fonti giornalistiche è uno dei pilastri della libertà di stampa. L’assenza di una tale protezione potrebbe dissuadere le fonti giornalistiche dall’aiutare la stampa a informare il pubblico su questioni d’interesse generale. Di conseguenza, la stampa potrebbe essere meno in grado di svolgere il suo ruolo indispe nsabile di “cane da guardia” e il suo atteggiamento nel fornire informazioni precise e affidabili potrebbe risultare ridotto”.

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Il giornalista Antonio Manzo del Mattino di Napoli indagato. L’accusa: violazione del segreto istruttorio. Strasburgo dissente!!!

Salerno, 26 maggio 2008. La Procura Distrettuale Antimafia di Salerno ha aperto un fascicolo di indagine a carico del giornalista del Mattino Antonio Manzo ipotizzando il reato di violazione del segreto istruttorio. Manzo aveva pubblicato articoli sull’inchiesta della Dia su appalti svolti da Enti pubblici in provincia di Salerno. Stamane i carabinieri del Rosprima presso l’abitazione del giornalista, e poi presso la redazione salernitana del quotidiano, hanno acquisito documenti. L’ordine dei giornalisti della Campania e l’Assostampa napoletana, denunciano ogni iniziativa tendente a violare l’autonomia professionale e i diritti costituzionali relativi all’attività dei giornalisti: il diritto di cronaca è costituzionalmente garantito. Ribadendo il diritto dovere dei giornalisti a svolgere nella massima autonomia e libertà l’attività informativa, Ordine e Assostampa ritengono incredibile ogni ipotesi di reato in questo senso. Alla redazione del Mattino e al collega Antonio Manzo va la massima solidarietà della categoria.

L’Ordine dei giornalisti della Campania e l’Assostampa napoletana, denunciano “ogni iniziativa tendente a violare l’autonomia professionale e i diritti costituzionali relativi all’attività dei giornalisti: il diritto di cronaca è costituzionalmente garantito”. Ribadendo “il diritto dovere dei giornalisti a svolgere nella massima autonomia e libertà l’attività informativa”, Ordine e Assostampa ritengono “incredibile ogni ipotesi di reato in questo senso. Alla redazione del Mattino e al collega Antonio Manzo va la massima solidarietà della categoria”. (fonti: www,fnsi.it, www.ansa.it).

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Il direttore del Corriere di Livorno e il cronista Giacomo Niccolini indagati dalla magistratura livornese per pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale coperto da segreto

Livorno, 24 maggio 2008. Liuzzi e Niccolini chiamati a rispondere anche di rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio. I due sono accusati di avere pubblicato atti relativi all’indagine sulla Porto 2000, la società mista che gestisce il traffico turistico del porto, in cui sono indagati per associazione a delinquere finalizzata al peculato il suo ex presidente Bruno Lenzi, l’ex direttore Bruno Crocchi, e il responsabile amministrativo Luca Garzelli Il Corriere di Livorno ha pubblicato oggi stralci delle intercettazioni telefoniche disposte dal pm Antonio Giaconi e trascritte dalla Guardia di Finanza in un apposito capitolo denominato “Bruno Crocchi e i suoi contatti con la massoneria”. Dalle intercettazioni pubblicate emergerebbe l’attivismò di Crocchi per cercare di avere notizie sull’indagine. In particolare Crocc hi avrebbe contattato Piero Di Francesco, ex segretario dell’Udc, coinvolto nell’indagine sulla massoneria del pm potentino Henry John Woodcock, che lo avrebbe rassicurato dicendo: «Ho chiamato un generale della Guardia di Finanza. Dice che è tutto a posto… è partito l’ordine dall’interno di stare calmi». Il pm Giaconi, nel 2007 aveva disposto il sequestro di tutte le liste massoniche livornesi per accertare l’eventuale intreccio affaristico tra gli ex amministratori della Porto 2000 e alcuni massoni. Il direttore del Corriere di Livorno, Liuzzi, ha commentato: «Abbiamo pieno rispetto del lavoro della Procura, ma noi ci siamo limitati a svolgere il nostro, informando la città di quanto è avvenuto all’interno di una società finanziata per gran parte con soldi pubblici». (ANSA)

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Cronaca difficile in provincia

“Nel NOVARESE non vengono più forniti i nomi degli arrestati e di chi commette reati. La qualità del lavoro ne risente. Incidenti stradali mortali: difficoltà anche ad avere il nome del morto (specie se si tratta di vigili urbani, spesso timorosi.).”

Data: Mon, 26 May 2008 10:40:03 +0200 [10:40:03 CEST]

Da: stefano.dibattista@novaraoggi.it

A: info@francoabruzzo.it

Oggetto: Problemi con le forze dell’ordine

Egregio Abruzzo, facendo seguito alla denuncia inoltrata da Angelo Baiguini, come giornale abbiamo svolto un’analisi dei rapporti con le forze dell’ordine nel Novarese che le inviamo in calce. I problemi, come noterà, sono probabilmente analoghi a quelli di tante altre regioni d’Italia; per quanto ci riguarda, provocano serie difficoltà al nostro lavoro. Sperando che si riesca a portare a galla il disagio della nostra categoria, la ringrazio e le auguro buon lavoro.

Stefano Di Battista

Direttore di Novara Oggi

Premessa

In linea generale, il principale problema vissuto nel Novarese è che non vengono più forniti i nomi degli arrestati e di chi commette reati; non ci crea svantaggio perché tutti i giornali del Piemonte Orientale sono trattati allo stesso modo, però la qualità del lavoro ne risente. Diventa invece un problema nel caso di incidenti stradali mortali: a seconda di chi interviene, c’è difficoltà anche ad avere il nome del morto (specie se si tratta di vigili urbani, spesso timorosi, non si capisce per quale motivo, di diffondere dati coperti da privacy).

Analisi per singole forze dell’ordine

FINANZA. E’ quella con cui si sono stabiliti i rapporti migliori, nel senso che fa poche operazioni e di quelle dà tempestiva notizia attraverso comunicati stampa; i responsabili si rendono poi disponibili per ulteriori contatti telefonici.

CARABINIERI. Se, da un lato, negli ultimi anni il rapporto è migliorato, visto l’invio frequente di mattinali, dall’altro il vincolo è che non si riesce quasi mai a ottenere di più o di diverso rispetto a quello che c’è scritto sugli stessi.

POLIZIA. Negli ultimi tempi il rapporto si è complicato, perché se prima, in questura, era il capo di gabinetto a parlare coi giornalisti, ora, che è in aspettativa, a volte parla il capo della Mobile, altre quello delle volanti, altre ancora con quello della Digos, col rischio che se si ‘becca’ la persona sbagliata si rischia di non avere una notizia che altri hanno avuto, o viceversa, solo perché si è telefonato in momenti diversi. Si nota poi un diverso trattamento tra le testate, a seconda dell’importanza che loro gli attribuiscono: è infatti prassi che il capo della Mobile chiami ‘La Stampa’ quando ha una notizia che gli interessi far pubblicare, mentre tutti gli altri devono faticare per trovarlo: sempre che sappiano che lui ha una notizia da dare.

118 e VIGILI DEL FUOCO. Nulla da segnalare su questo fronte, il rapporto è improntato alla massima correttezza, nel senso che segnalano loro quali sono gli interventi che possono avere interesse per la stampa, dagli incidenti d’una certa gravità a scalare.

PROCURA DELLA REPUBBLICA. E’ un mondo a sé in cui non esistono rapporti coi giornali, fatta salva qualche eccezione coi cronisti di giudiziaria e che quindi riescono ad avere qualche contatto coi magistrati. Per la sua collocazione (non è più nel Palazzo di giustizia, ma in un edificio a parte, un’ex residenza privata), è impossibile crearsi delle fonti, perché non si ha neanche la possibilità di conoscere i dipendenti, dal momento che lì si accede solo per pratiche personali o di lavoro.

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