Tutela della proprietà intellettuale. Gli investimenti calano, ma non quelli in ricerca e innovazione

Il rapporto dell’Organizzazione mondiale per la tutela della proprietà intellettuale (Wipo, World Intellectual Property Organization) fotografa un notevole incremento (+5,3%) delle domande di registrazione di nuovi marchi.

In questa speciale classifica la capolista è la Germania, seguita a ruota da Francia e Stati Uniti. L’Organizzazione mondiale per la tutela della proprietà intellettuale (Wipo) è un’agenzia delle Nazioni Unite che ha come compito la promozione e la tutela della proprietà intellettuale. Dunque favorisce l’uso dei brevetti e dei patentini e si sforza di rendere il più armoniche possibile le legislazioni dei singoli Paesi. In più tiene un registro dei marchi registrati a livello mondiale. Seguendo con attenzione quel che succede a questo registro (nuove richieste, variazioni annuali, numero di richieste per Paese, etc.) si riesce, con un buon grado di approssimazione, a capire quel che sta succedendo in giro per il mondo, almeno per quel che riguarda i processi di innovazione. wipo - Tutela della proprietà intellettuale. Gli investimenti calano, ma non quelli in ricerca e innovazioneA discapito delle aspettative e delle prime avvisaglie della crisi in corso, a detta della Wipo il 2008 è stato un anno positivo, che ha fatto registrare il più significativo incremento di domande di tutela degli ultimi anni: + 5,3%. Segno che se in generale gli investimenti e la liquidità calano, per le cose importanti (innovazione e tutela della proprietà intellettuale) i soldi si trovano. Se non altro per la necessità di stare sui mercati internazionali ed accettare la sfida della globalizzazione. Interessante è anche vedere quali sono le nazioni a presentare più domande di tutela. Nella classifica assoluta in testa troviamo la Germania, con quasi il 15% dei marchi depositati. A seguire la Francia con il 10% e sul gradino più basso del podio ci sono gli Stati Uniti, con 8,8%. E l’Italia? Noi ci dobbiamo accontentare di una sesta posizione, pari al 6,6% dei marchi registrati. Non poco per un Paese piccolo come il nostro. Ma neanche molto, se si confronta il dato con le ambizioni che ha il Made in Italy su i mercati internazionali. Toccherà darsi da fare quindi, anche su questo fronte. Chissà che al Governo non venga in mente di stanziare qualche fondo per incentivare anche questo aspetto dell’innovazione. (Davide Agazzi per NL)
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