Tv e informazione. Gli danno addosso, ma Santoro raccoglie 400mila euro in quattro giorni

Si inventa editore, mediatore, equilibrista. Arringa folle, indirizza opinioni e, da pochi giorni, diventa anche foundraiser. Quattrocentomila euro in quattro giorni, ecco quanto ha raccolto fino ad ora la campagna lanciata dal portale Servizio Pubblico e promossa da Giulia Innocenza, già co-conduttrice di Annozero, e dallo stesso Santoro.

Utilizzando Facebook, il web e qualche scarsa apparizione in pubblico – come quella di Padova, alla Festa delle Parole, la scorsa settimana – il conduttore di Comizi d’Amore, la trasmissione multi-piattaforma in onda dal prossimo 3 novembre su Sky Tg24-Eventi, un circuito di emittenti locali, e in diretta streaming sul web, ha lanciato una campagna di raccolta fondi che ha scatenato un meccanismo a catena e che ha portato nelle casse del programma e dei suoi improvvisati editori una media di centomila euro al giorno. Che, però, non basteranno. Siccome, infatti, l’ex troupe di Annozero non ha intenzione di tornare in onda in sordina, ma in pompa magna, è stato calcolato che ogni puntata verrà a costare 250mila euro. Perciò, i soldi raccolti fin qui non basteranno neanche per finanziare le prime due. L’obiettivo, invece, è di raccogliere fondi per le prime cinque puntate – tramite pubblicità – poi fare un bilancio ed eventualmente andare avanti per il resto della stagione. Questa è la condizione che Sandro Parenzo, titolare di Publishare (oltre che di Antenna3, che trasmetterà il programma), ha imposto al conduttore. Santoro attira folle oceaniche, è un pezzo da novanta dell’informazione e dell’intrattenimento, ma il suo progetto è pur sempre pionieristico e quindi rischioso. Il nodo-pubblicità resta il più delicato da sciogliere. Sky raccoglierà, infatti, per le prime cinque puntate, la pubblicità solo per sé. Stessa cosa dovrebbe fare Publishare per il circuito locale, mentre Tiscali Advertising pare debba occuparsi della raccolta web. Insomma, un concerto di voci non sempre concordanti che Santoro dovrà essere bravo a dirigere e smorzare quando necessario. Al conduttore e ai suoi adepti, però, non vengono risparmiati critiche e veleni. Santoro si è infuriato per un editoriale del vice-direttore di Libero, Franco Bechis, che aveva insinuato che ci fosse un dislivello tra il costo delle azioni acquistate da Santoro – al prezzo di un euro l’una – e il prezzo di quelle destinate all’azionariato popolare, pagate dieci euro. Lo scarto totale, considerando i soldi finora versati nelle casse della Zerostudio srl, fondata dall’anchorman e da sua moglie Sanja Podgajski, sarebbe di 810mila euro, che Bechis insinua sia quanto Santoro metterà in tasca. Non considerando, però, i duecentomila euro già versati dalla sua famiglia per aumentare il capitale della società. “Nelle società per azioni – scrive Bechis in un articolo di risposta all’ira santoriana – il sovrapprezzo paga l’acquisto di una quota di maggioranza, e non è questo il caso, perché i suoi soci resteranno in minoranza. Oppure paga l’avviamento di una società. Ma questo avviene in società avviate, che hanno già business floridi. […] Vogliamo dare un’occhiata al suo bilancio 2010? La società ha fatturato 0 euro. Il risultato è stato un rosso di 52 euro. […] i suoi soci […] hanno dato quel prezzo (810mila euro, ndr) all’unico valore aggiunto che la società ha: il conduttore tv Michele Santoro (cui si aggiunge, ovviamente, e Bechis lo ha dimenticato, l’intera troupe, da Vauro a Travaglio a Ruotolo alla Innocenzi, ecc., ndr)”. Insomma, Michele Santoro è l’azionista di maggioranza di questa società pur avendo acquistato azioni per un prezzo minore rispetto agli altri azionisti, che sono i tutti coloro che hanno stanziato i 400mila euro donandoli a Servizio Pubblico. Il resto, la differenza, è il prezzo da pagare per avere in Italia una voce fuori dal coro. (G.M. per NL)
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