Tv e web: nuovi modelli di business e vecchie regole

Su queste pagine è stato segnalato da tempo che la Web Tv (insieme alla sua diramazione IP Tv) avrebbe rappresentato – come di fatto sta diventando grazie alla sua versatilità – la piattaforma ideale per l’allestimento di ampi e diversificati modelli di business.

Tutti gli operatori del settore intravedono, infatti, la possibilità di veicolare più facilmente e velocemente verso l’utenza i propri contenuti. L’offerta diventa on-demand, sempre fruibile e continuamente aggiornata, tanto che tra organizzazione dei contenuti e trasmissione multi-channel gli operatori sono spuntati come funghi, desiderosi di abbandonare un mercato vetusto e prossimo alla contrazione per dirigere i propri investimenti sulla novità tecnologica del momento. Ovviamente, dietro il lancio sul mercato di una qualsiasi novità vi sono profondi studi e ricerche che permettono di comprendere la penetrazione che questo o quel prodotto potranno avere nei confronti dell’utenza potenziale. Numeri che consentono di prevedere i volumi di mercato. Purtroppo però, le metodologie di controllo e di quantificazione del consumo via Web di contenuti digitali risultano ancora approssimative e non del tutto condivise, il che genera indecisione tra gli operatori. A questo, a parere di chi scrive, potrebbe aggiungersi il problema della gestione dei diritti sui contenuti perché, come è facile intuire, la smaterializzazione dell’opera dell’ingegno ha permesso la moltiplicazione ad infinitum delle copie ottenibili. Parallelamente, è lecito aspettarsi che la normativa italiana in tema di diritto d’autore – all’avanguardia in epoca di pre-digitalizzazione ma decisamente anacronistica oggi – subisca una forte riorganizzazione nonché un’implementazione dei propri contenuti. Se già all’epoca del Decreto Urbani si gridava allo scandalo, oggi appare ancor meno in grado di stare al passo con l’evoluzione tecnologica e la globalizzazione che contraddistingue la distribuzione e la fruizione dei contenuti. Gli investimenti dei vari player, in termini di pubblicità e di disponibilità di contenuti stessi, sono ingenti e l’economia di settore non appare intenzionata a subire rallentamenti. (M.P. per NL)

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