Tv. Le condizioni dell’UE per chiudere procedura su legge Gasparri. Accettate dal governo dopo ‘ultimatum’ di Bruxelles a febbraio

(Apcom) – La Commissione europea rinuncia, per ora, ad andare avanti nella procedura d’infrazione contro la legge Gasparri sul sistema radiotelevisivo, nell’attesa che il governo italiano attui una serie di precise misure già concordate con Bruxelles, miranti a "consentire un effettivo ingresso di nuovi operatori nel mercatp radiotelevisivo italiano, e nonché l’espansione degli operatori minori esistenti". La procedura d’infrazione, aperta con una lettera di messa in mora all’Italia del luglio 2006, accusava le legge Gasparri di attribuire un "chiaro vantaggio" agli ‘incumbents’ ovvero gli attuali grandi operatori Tv (Rai e Mediaset), nelle modalità del passaggio al digitale terrestre, e questo a danno dei ‘nuovi entranti’ sul mercato radiotelevisivo e dei piccoli operatori. Come Europa7, che già era stata discriminata per non aver ottenuto, pur avendone diritto, le frequenze terrestri necessarie per trasmettere su scala nazionale. Dopo un periodo insolitamente lungo (un anno invece degli usuali due-tre mesi), il 19 luglio 2007 la Commissione era passata al secondo stadio della procedura d’infrazione, inviando a Roma un ‘parere motivato’, ultimo avvertimento prima del ricorso in Corte europea di giustizia. Un ricorso che ora, se l’Italia rispetterà l’accordo con Bruxelles, non ci sarà. Le condizioni dell’accordo, a cui ha fatto riferimento oggi a Roma Paolo Romani, viceministro dello Sviluppo economico con delega alle Comunicazioni, erano già chiaramente indicate in una lettera che il commissario Ue alla concorrenza, Neelie Kroes, e la collega alle Telecomunicazioni, Viviane Reding, hanno inviato allo stesso Romani il 3 aprile scorso. Le misure corrispondono sostanzialmente alle esigenze che i due commissari avevano posto in una precedente lettera del 4 febbraio, minacciando, nel caso che il governo non le avesse accolte, il proseguimento della procedura d’infrazione contro l’Italia. Le condizioni sono cinque. Le prime riguardano le modalità di assegnazione delle frequenze digitali terrestri (multiplex DVB-T) aventi copertura nazionale. La Commissione voleva che queste frequenze non fossero assegnate tutte agli ‘incumbents’, tagliando fuori, di fatto, tutti gli altri, e chiedeva che almeno cinque multiplex DVB-T fossero riservate ai nuovi entranti. Il governo si è ora impegnato a procedere alla gara per assegnare 5 frequenze digitali, e a fissare a cinque il numero massimo di multiplex nazionali DVB-t che ogni operatore potrà avere complessivamente dopo il passaggio al digitale. La procedura di gara dovrà concludersi entro la fine del 2009. Inoltre, almeno tre delle cinque frequenze messe in gara "saranno riservate ai nuovi entranti e ai piccoli operatori nazionali esistenti". Il quarto punto accettato dal governo è "l’obbligo in capo ai maggiori operatori analogici di cedere il 40% della capacità trasmissiva del quinto multiplex che essi dovessero ottenere in esito alla gara". La cessione dovrebbe essere operata "a favore di terzi operatori indipendenti, non integrati fornitori di contenuti", in base a un’offerta "a condizioni orientate al costo".
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