Tv locali. Ieri, oggi e domani (estratto dall’intervento alla conferenza per i 40 anni di Millecanali)

L’avvento delle tv locali, o meglio – come si diceva al tempo -, “tv libere”, 40 anni fa, è stato reso possibile, da una parte, da una carenza manifesta dell’unico operatore televisivo italiano esistente in termini di contenuti e soddisfazione delle richieste dell’utenza e, dall’altra, da un avvicendamento tecnologico, sociale, culturale e giuridico.
C’era, da una parte, l’humus socioculturale (promosso in particolare dalla rivoluzione di costumi e pensiero del ’68) e, dall’altra, il fumus giuridico (favorito dalla sentenza della Corte Costituzionale del luglio 1974). RAI era distaccata dall’utente telespettatore che era appunto solo un “utente” ed uno “spettatore”. La rivoluzione socioculturale in atto dalla fine degli anni ’60 esigeva invece un ribaltamento della prospettiva: lo spettatore voleva diventare protagonista. E le tv libere permisero ciò, facendo in modo che la casa entrasse nella tv e non viceversa. Gli utenti potevano interagire con la televisione e la comunicazione si traduceva da unidirezionale a bidirezionale. Piccoli e medi imprenditori potevano promuovere i propri prodotti e servizi sul territorio d’interesse, incentivando le vendite e magari appagando un latente protagonismo. La televisione scendeva finalmente dal piedistallo e si confrontava con il destinatario dei propri programmi, verificandone gusti ed esigenze. Dal canto suo, la RAI, come la contessa di Enrico Ruggieri, si chiudeva nel proprio castello, tronfia di un potere apparente che le imponeva di evitare il confronto, nella convinzione che il fenomeno delle tv libere fosse effimero e le loro aggressioni mere punture di zanzare ad un elefante. E l’elefante RAI non sottovalutò solo la dirompente portata delle piccole tv, ma anche l’avvento dell’Elefante di Tvs Express dei toscani Marcucci, l’albore delle reti nazionali, cui avrebbero fatto seguito, in sequenza, PIN Primarete Indipendente, Canale 5 e 10, Rete 4 ed Italia 1. Quell’esperienza insegnò che: – i cambiamenti non si pilotano, ma si cavalcano; – le rendite di posizione alla lunga non pagano, ma si pagano; – il legislatore prende atto dell’evoluzione del mercato e non viceversa.  Oggi le Tv locali sono l’ombra di quelle che furono tra la seconda metà degli anni ’70 e la prima degli anni ’90. Hanno perso l’identità, l’inventiva, l’innocenza e la spregiudicatezza che ne avevano tributato il successo. Pagano il conto di numerosi errori: tecnici, politici, strategici, editoriali e commerciali. Con l’avvento del digitale, hanno tradito le proprie origini, sottovalutando l’importanza dei contenuti e sopravvalutando quella della fornitura di servizi, illudendosi – o facendosi illudere – di avere un improbabile ricco futuro come fornitori di banda. Si sono mostrate scoordinate e confuse sul piano politico: mentre gli operatori nazionali avevano ben chiari i propri obiettivi, le tv locali si sono mosse in maniera scompaginata, avvallando la scelta dissennata di tradurre un canale analogico in un mux e così moltiplicando a dismisura il panorama dei soggetti esistenti senza che vi fossero i contenuti necessari per supportarli. Ciò ha generato la ghettizzazione sotto gli occhi di tutti: centinaia di programmi-monoscopio perduti tra LCN infrequentabili. Le tv locali hanno una grandissima opportunità: non tanto come operatori di rete, attività che sarà appannaggio, medio tempore, di non più di una cinquantina di operatori regionali, ma come collettori di contenuti, sfruttando il palese limite del telespettatore medio: la pigrizia. Il web, You Tube in primis, offre oggi una quantità enorme di contenuti di altissima qualità assolutamente liberi. L’utente lo sa bene, ma non ha voglia di ricercarli e selezionarli. Gli editori possono quindi diventare dei gatekeeper, cercando e selezionando per conto degli utenti contenuti ad alta appetibilità da trasmettere. Le tv locali non devono ritenere il web un nemico da combattere con una guerra che sarebbe inevitabilmente persa (anche perché il futuro mediatico sarà webcentrico) ma un alleato, un mare pescoso di contenuti che aspettano solo di essere presi e proposti. Una tv lombarda trasmette già oggi, per molte ore al giorno una selezione di filmati di alta qualità tecnica e contenutistica presa da You Tube: pare che l’ascolto nelle fasce di trasmissione di tale collettore sia superiore alla media della restante programmazione. Gran parte dei filmati di Paperissima è noto non provenire dagli utenti ma da una selezione degli autori su You Tube e anche i tg ormai attingono spessissimo a filmati in rete. Il web è pieno di contenuti internazionali, nazionali e locali, di aspiranti documentaristi, attori, registi, conduttori, giornalisti, reporter di grandissima capacità che attendono solo di essere scoperti e trasmessi. E le tv locali ben potrebbero essere talent scout in questo senso.  Quanto al lato commerciale, le tv locali dovrebbero assimilare le tendenze degli utenti mutuate dal web. Basta televendite noiose e lunghissime o spot di bassa qualità e scarsa comunicatività: come insegna il colosso QVC la vendita deve diventare spettacolo e il messaggio pubblicitario deve integrarsi nel contenuto, non interromperlo. Avete presente i minispot di You Tube? Bene, immaginate un collettore di contenuti di grandissima attrattività (e sul web il problema è solo quello di selezionarli) intervallato in punti strategici da microspot da 10 secondi, rapidi la concisi, martellanti ma non dissuasivi, efficaci senza essere invasivi. Ecco, questo, dovrebbe essere il futuro delle tv locali. (M.L. per NL – estratto dall’intervento alla Conferenza Tv Locali 2015 per il quarantennale di Millecanali – Roma 08/10/2015 – Qui per vedere il video)
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