Tv. Scenari per l’immediato futuro. Pay-TV: OTT all’attacco della fortezza dei broadcaster

Per alcuni, il business delle pay-TV è destinato ad essere travolto negli anni a venire, sotto la spinta degli Over-The-Top. Per altri, si tratta semplicemente di una crisi di passaggio, che vedrà i grandi player del settore riprendere saldamente in mano il mercato una volta compiuto il grande passo verso la rete.

I segnali per ora sono contraddittori, o meglio si possono facilmente interpretare in un senso o nell’altro. E i mercati non sono tutti uguali. Neanche il calo degli abbonati, fattore ben visibile negli USA come in Italia, è comune a tutti gli scenari (in UK, ad esempio, si è registrato un trend positivo). Spostandosi sulle modalità di fruizione, invece, sembra ormai accertato lo spostamento degli utenti verso i dispositivi mobili, che ormai vengono utilizzati anche per la visione di film e serie TV. Com’è ovvio, non si tratta solo del cambiamento di uno strumento di visione, ma soprattutto dell’avvento di una modalità di fruizione individualizzata che esige la massima disponibilità di contenuti con la minima rigidità nei tempi e modi di visione. Fattori che sembrerebbero favorire gli OTT piuttosto che le tradizionali pay con i loro obsoleti decoder. Gli equilibri futuri dipenderanno, da una parte, dalla capacità dei nuovi player di assicurarsi contenuti esclusivi interessanti, dall’altra, dalle strategie di rinnovamento che i broadcaster “tradizionali” saranno in grado di mettere in campo per adattarsi ai nuovi scenari. Si tratta di accettare la sfida della rete, già stravinta dagli OTT, che a molti operatori della vecchia tv appare invece più come uno spauracchio che come opportunità. Questi ultimi, comunque, dall’alto dei loro fatturati (ancora importanti anche se in calo), hanno ancora tutto il tempo di muoversi per posizionarsi sul nuovo mercato. In questo senso in Europa si sta muovendo un colosso del settore come Sky. E’ sul fronte opposto, però, che si nota il maggior dinamismo. Gli operatori dello streaming e del video on-demand, infatti, non stanno certo a guardare. Intanto non si accontentano più di riprodurre su richiesta contenuti già trasmessi da qualcun altro (servizio che finora ha costituito il loro principale appeal nei confronti dei nuovi utenti). E’ notizia recente che Sony produrrà una serie televisiva esclusiva per Netflix, che ha già nel proprio carniere fiction autoprodotte di un certo successo, come “House of Cards” e “Orange is the New Black”. Ma a rappresentare il vero punto di svolta potrebbe essere l’ingresso sul mercato di Amazon, che con il suo servizio Instant Prime sta già insidiando il primato dello stesso Netflix e di Hulu, finora incontrastati dominatori dello streaming. Oltre a condurre un’aggressiva campagna acquisti di diritti televisivi, che l’ha portata a costruirsi una libreria di qualità e dimensioni imponenti, la compagnia di Jeff Bezos ha annunciato di aver iniziato la produzione in proprio di ben 24 film e 30 serie televisive, che saranno lanciati a partire da gennaio del prossimo anno. Nello stesso tempo, mentre Netflix pare stia stringendo accordi con operatori pay USA come Comcast per rendere disponibili i propri servizi video attraverso un’applicazione installata sui decoder, Amazon ha annunciato il lancio, previsto per il prossimo Natale, di un proprio apparecchio che permetterà di visualizzare sugli apparecchi televisivi gli stream provenienti da internet. Operazioni di contaminazione e convergenza che hanno un denominatore comune con quelle che stanno contemporaneamente conducendo, pur con approcci diversi, Apple (AppleTV), Sony (PSP) e Google (ChromeCast). L’obiettivo è quello di portare la flessibilità dei servizi video su internet ad un pubblico abituato all’immediatezza e facilità d’uso della televisione, mantenendo peraltro una forte identità di brand (tramite la costruzione di più o meno blindati walled garden) e ponendosi così ancora di più sullo stesso piano dei broadcaster tradizionali. In sostanza, mentre i colossi del web hanno già invaso il campo degli avversari, gli ex-padroni del broadcast si muovono con la lentezza di chi è troppo sicuro di sé, oppure non ha ancora capito appieno la portata dei cambiamenti in atto. La battaglia è appena cominciata. (E.D. per NL)
 
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