Tv su videofonini: bene il test. Ma ora?

La3 si dichiara soddisfatta del primo test on-air della tecnologia DVB-H, che ha coinciso con i Mondiali di calcio 2006.


Duecento ore di diretta sarebbero state seguite da un numero di telespettatori superiori alle previsioni. Invero, pochi dubbi c’erano sull’appeal determinato dal calcio, lo sport di gran lunga maggiormente gradito dagli italiani. Il problema, piuttosto, è capire se riuscirà una tv visibile su uno schermo di 2,5 pollici garantire all’editore (che ha effettuato e sta effettuando investimenti miliardari – in euro) il raggiungimento di uno share d’interesse commerciale. Quali e quanti sono i programmi che gli italiani sono disponibili a seguire sul minischermo? Quanto costerà garantire la copertura minima del territorio nazionale? Diversi e importanti interrogativi che lasciano perplessi gli analisti, anche in considerazione del possibile rigetto che il bombardamento di diverse piattaforme tecnologiche potrebbe comportare da parte di un utente sempre più disorientato. Sat tv, DVB-T, analogico terrestre, Internet-Tv, DVB-H mettono in crisi anche il più evoluto utente, che a dette differenti (e per ora difficilmente riunibili) tecnologie deve necessariamente combinare altrettanti telecomandi, cui si aggiungono gli inevitabili VHS, DVD, Hi-Fi o Home Theatre per un totale di almeno sette centrali di controllo (spesso dotate di specifica singola complessità). Insomma, un ponte di comando non facilmente gestibile e spesso d’irritante approccio. Gli analizzatori più lungimiranti già segnalano il rischio di una indigestione tecnologica, che lascerà lo spazio ad una fruizione ex post: l’utente privilegerà soluzioni on-demand che gli consentiranno di visionare la trasmissione di gradimento nel momento ritenuto più opportuno, a dispetto delle diaboliche strategie di programmazione e controprogrammazione. In questa ottica, potrebbero trovare gradimento le soluzioni di web-tv che permettono di scaricare i programmi di interesse con semplici funzioni di ricerca. Soluzione questa, che potrebbe alla lunga mettere a rischio (di ritorno) gli ingenti investimenti effettuati per l’acquisto di impianti di radiodiffusione televisiva digitale. (NL)

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