Agcom. Si va verso l’Authority “tecnica”: Angelo Marcello Cardani, bocconiano e montiano, in pole position

Dopo lo slittamento al 6 giugno della nomina del nuovo Presidente dell’Agcom, aumentano le quotazioni di Angelo Marcello Cardani, montiano della prima ora e già collaboratore di gabinetto dell’attuale Premier all’epoca in cui era commissario europeo alla concorrenza (1995-1999).

E proprio di concorrenza, nel campo delle telecomunicazioni, dovrà occuparsi il successore di Corrado Calabrò, da anni spalla del governo Berlusconi all’Authority. Il nodo cruciale che il prossimo presidente si troverà a dover sciogliere è, infatti, quello legato all’asta sulle frequenze. Dopo il congelamento del beauty contest, deciso dal Ministro Passera, infatti, ministero e Agcom dovranno tracciare le linee guida per l’assegnazione delle frequenze pendenti. E, seppure dia l’impressione di un pugile suonato, isi può esser certi che il Pdl darà battaglia per difendere gli interessi di Mediaset. Di fatti, uno dei candidati in quota Pdl alla carica è Deborah Bergamini, berlusconiana di ferro, assistente personale dell’ex Premier e già balzata anni fa agli onori della cronaca qualche anno fa nell’ambito dell’affare Raiset: accusata, all’epoca, di fare gli interessi del Biscione dalla struttura di comando della Rai. La lista dei “finalisti” per sedere sulla poltrona di Calabrò, in realtà, è composta da dieci nomi: tra gli altri, l’ex Fininvest e Rifondazione Comunista Sergio Bellucci, l’altro berlusconiano Antonio Martusciello, il professore del Politecnico di Milano, Maurizio Dècina, l’attuale segretario generale dell’Agcom, Roberto Viola e Stefano Quintarelli. Quest’ultimo, appoggiato da Di Pietro e da una serie di parlamentari turbati dalla mancanza di trasparenza nell’elezione, e che hanno spinto perché questa fosse rimandata di un paio di settimane.  L’ultimo arrivato, in termini di tempo, è poi Angelo Marcello Cardani. Già collaboratore dell’attuale presidente del Consiglio, Cardani fa parte di quella stirpe di tecnici – che ormai pare una nuova categoria sociale, in Italia -, laureati alla Bocconi e professori dello stesso ateneo milanese, che sono scesi in campo per “salvare” il futuro di questo Paese dalla bancarotta. Non conosciamo ancora le posizioni pubbliche in materia di asta frequenze di questo, pur autorevole, candidato, che pare vincerà la gara. Il governo, parso molto titubante all’inizio sul da farsi, si è pronunciato contro il beauty contest. Tutto lascia pensare, perciò, che in quanto montiano, anche Cardani propenda per un’asta classica. Ma occorre vedere quali saranno i termini, le tempistiche e le caratteristiche. Ad ogni modo, sarà ancora la politica ad eleggere un’altra tra le figure di chi invece la politica è tenuto a controllarla. L’autorità che deve vigilare sul rispetto della concorrenza nel campo delle comunicazioni, invece, viene eletta per nomina parlamentare, quindi sostanzialmente dalla maggioranza di governo. E, siccome, questa maggioranza appoggia un governo tecnico, anche il prossimo presidente dell’Agcom sarà, con tutta probabilità, un tecnico.  Il partito dei professori comincia, quindi, a spartirsi le poltrone, così come da decenni fanno i partiti. Vedremo, poi, quando i prof toglieranno il disturbo se il resto della stirpe avrà voglia di alzarsi e seguirli o se troverà più comodo restare seduti dov’è. (G.M. per NL)
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