Ancora un autunno caldo per l’etere radiofonico lombardo (ma non solo)

Ormai ci siamo abituati: ogni autunno porta seco uno stravolgimento dell’etere radiofonico.


Da qualche anno ciò accade soprattutto in Lombardia (lo scorso anno, l’evento “locale” – per modo di dire – fu il cambiamento di proprietà della storica Radio Reporter), dove sembra si stiano concentrando i maggiori interessi dei grandi gruppi radiofonici. Le manovre, in verità, proseguono ininterrottamente nel sottobosco e pertanto le “novità esplosive” sono tali perlopiù per il grande pubblico, dato che, se si vuole scovarlo, lo scintillio delle micce è già visibile da tempo tra le fronde. Così, anche al prossimo cader di foglie si perfezioneranno operazioni già oggetto di profonda (anche se non necessariamente lunga) gestazione. Al di là degli scontati assestamenti tecnici (logica conclusione di lunghi processi di compatibilizzazione, razionalizzazione ed ottimizzazione delle frequenze), quello a cui stiamo assistendo da diverso tempo è una forte concentrazione dei veicoli di rilievo per la pubblicità radiofonica locale, che sta mostrando ormai margini di crescita interessanti, almeno agli alti livelli (la prospettiva è ancora più allettante, se si guarda al trend europeo). A ben pensarci, chi vuol farsi conoscere localmente (dove per localmente non si intende naturalmente una diffusione pulviscolare) su radio di un certo appeal (in termini di ascolti) non è che abbia ormai una grande scelta. Dopo la concentrazione delle radio nazionali (raggruppate in pochi centri di potere, siano essi di marcatura societaria o solo commerciale), è la volta delle grosse radio regionali o superregionali a confluire in famiglie allargate. Gruppi come Mediahit (Radio Cuore, Fantastica, Reporter, Gamma Radio) o Number One (cui fanno riferimento, oltre all’omonima superstation, anche Radio Bergamo e Millenote), drenano importanti risorse pubblicitarie locali e sono quindi punto di transito imprescindibile dei centri media interessati alla pubblicità areale. E’ probabile, quindi, che proprio sul terreno superlocale si giocheranno le prossime olimpiadi radiofoniche. Infatti, se per le reti nazionali – RAI a parte, che comunque (se vuole il Cielo) dovrebbe aver finalmente piazzato in Valcava anche Radiodue – è ormai tempo di assestamento e, salvo l’incognita Mondadori – che, prima o poi, dovrà decidere se generare, o quantomeno adottare, una seconda figlia o, addirittura, come il suo patron di ultima istanza ha sempre suggerito, due – non dovremmo assistere a particolari sconvolgimenti, è più che probabile, complice anche l’ostentata ondata di liberalizzazione voluta dal vigente governo, lo sviluppo di gruppi editoriali di vocazione territoriale meno generalizzata. E’ in questa ottica che si parla di superstation, b.t.s. o maxiradio generate da reti nazionali (la decisione di RDS di acquistare Discoradio è ormai chiaro non essere motivata solo ed esclusivamente dalla necessità di implementare la distribuzione del segnale della rete principale…) che hanno intenzione di presidiare il mercato (magari non solo pubblicitario, ma anche informativo) locale o superlocale.(NL)

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