Asini telematici. Quando “l’arte” del non studiare diventa business

C’era chi trascriveva sul polsino bianco della camicia le formule di matematica, chi le incollava sotto la suola delle scarpe.

C’era chi inseriva le regole e i verbi di latino all’interno del dizionario e chi miniaturizzava a mano (a quel tempo non c’erano i computer e le fotocopiatrici che riproducevano in modo ridotto) i temi svolti, inserendoli all’interno della cintura. (una vera e propria cartucciera!). Questo accadeva molti anni fa, ai tempi dei miei esami di maturità. Ma tutto era fatto in modo un po’ artigianale, quasi in modo scaramantico, sicuri che copiare se non impossibile era almeno improbabile. Ora, invece, ecco che un sito, rivolto agli studenti evidentemente, pubblicizza per la modica cifra di 15 euro una T-shirt con tre riquadri che sono un inno all’asinità: nel primo c’è scritto: "non studiare oggi"; nel secondo c’è l’immagine di uno studente che dorme sui libri; nel terzo riquadro la frase si completa con un quello che puoi copiare domani. Ma il sito non finisce qui. Sono pubblicizzati la maglietta bigliettino, la video penna, il diario e l’orologio bigliettino! Tutti sotterfugi, a prezzi diversi, per sgamare gli insegnanti, per poter copiare senza essere colti in flagrante, per – è il caso della video penna – “spiare e registrare in maniera assolutamente invisibile!”, con una microcamera nascosta. Ovviamente, il tutto è corredato da informazioni sulle forme di pagamento, da video illustrativi utili alla bisogna, da frasi emblematiche del tipo: "Un ricordo unico ed indimenticabile della tua maturità"; “ciò che non è impresso nella testa è stampato nella maglietta”; la nostra penna video è semplicissima da usare e una volta che l’avrai in mano ti renderai conto che stai impugnando il futuro! Ci scandalizziamo? No e perché? Cerchiamo di far passare nelle nostre aule scolastiche l’educazione alla legalità, parliamo di meritocrazia, di scuola competitiva in Europa e poi? Poi ci riveliamo i soliti furbetti! Una furbizia pubblicizzata e commercializzata, ovviamente. Ah, dimenticavo. Spicca sul sito in questione una scritta: Zoo. Che sia significativo? (Antonio F. Vinci per NL)
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