Audiweb: frena l’accesso alla rete in Italia. Toccato il tetto, colpa della crisi o solo rallentamento fisiologico?

Gli ultimi dati Audiweb restituiscono uno scenario in parte inedito, che si presta a riflessioni contrastanti. A cominciare dal trend negativo degli utenti rispetto all’anno precedente: luglio 2013 fa segnare un milione in meno di italiani collegati a internet da PC rispetto allo stesso mese del 2012 (27 milioni contro 28).

Se si parla di utenti connessi nel giorno medio, i numeri si dimezzano (da 13,3 a 12,8) ma confermano una flessione costante, che non accenna a fermarsi. Alcuni commentatori parlano di de-evoluzione digitale, attribuendo il disinteresse degli italiani verso la rete, più che a carenza di infrastrutture o di offerta di accesso, ad un gap culturale che stenta ad essere recuperato, ed anzi sembra aumentare; complice l’assenza di una politica di settore (la famigerata agenda) capace di promuovere, oltre la digitalizzazione dei processi produttivi e della pubblica amministrazione, anche l’alfabetizzazione informatica delle persone. L’interpretazione corretta dei dati però non necessariamente conferma questa ipotesi, almeno non completamente. Non bisogna infatti dimenticare che AudiWeb ancora non considera gli accessi a internet da dispositivo mobile. Dato che pare ormai accertato che l’utilizzo della rete in mobilità acquisterà sempre maggior peso rispetto a quello “tradizionale” da casa, fin quasi a soppiantarlo nel giro di quattro-cinque anni, appare evidente che il trend negativo evidenziato nei dati potrebbe tranquillamente essere la rappresentazione statistica dello spostamento degli utenti dall’una all’altra modalità di fruizione. Il fatto che dai dati risulti che il navigatore medio italiano da PC è nella fascia della mezza età, mentre i giovani risultano in percentuale ridotta, è inoltre una conferma del fatto che probabilmente le nuove generazioni conoscono in gran parte solo l’internet mobile. Dal punto di vista di chi produce informazione in rete, saperne di più su cosa sta succedendo è ancora più vitale, vista la continua e spasmodica ricerca di un modello di business profittevole. Entrando infatti nel dettaglio dei siti di news più frequentati, la regressione è confermata dai risultati negativi di alcune corazzate dell’informazione sul web. Tanto per capire, gli eterni duellanti Repubblica.it e Corriere.it perdono rispettivamente il 12.2% e il 7.4% di utenti quotidiani rispetto all’anno scorso, ma fa una certa impressione anche il -19.7% di TGCom24, che sembrava una delle testate in maggiore crescita fino a poco tempo fa. Se anche queste tendenze dovessero essere la spia di una migrazione dei lettori verso i device mobili, la giusta risposta da parte degli editori non potrebbe essere che quella di spingere ancora di più sulla diversificazione dell’offerta in ottica multipiattaforma. Apparirebbe di conseguenza ancora più urgente l’attivazione di un sistema di rilevazione delle audience in grado di “inseguire” gli utenti indipendentemente dal device o dalla rete di accesso. Questo, oltre a restituire un panorama dell’internet italiana più aderente alla realtà, permetterebbe agli inserzionisti pubblicitari di indirizzare gli investimenti verso le iniziative più dinamiche e innovative, con conseguenze senza dubbio benefiche verso l’ingessato web nostrano. Al di là dei vantaggi che potrebbe comportare per il business di chi sarà in grado di coglierne gli sviluppi, la massiccia migrazione verso il wireless degli utenti italiani (ma non solo) ha comunque anche i suoi lati oscuri, che in parte potrebbero giustificare il pessimismo dei primi commentatori. L’accelerazione del passaggio è evidentemente favorita dalla situazione di stallo degli investimenti sulla rete fissa, che non è certo un segno positivo. Non bisogna dimenticare che l’ultra-banda mobile (LTE e simili) non può prescindere da una struttura di backhauling all’altezza, che solo la fibra ottica delle NGN può garantire. Allo stesso tempo, paradossalmente, anche la scarsa acculturazione informatica può incentivare l’utilizzo di strumenti più immediati e meno complessi di un personal computer, quali sono tablet e smartphone. Molti utenti vivono e vivranno il loro primo approccio con la rete apprendendo l’utilizzo di un’internet che, giova dirlo, ha ben poco a che fare con quella che hanno conosciuto le generazioni precedenti: una rete mediata dalle app, legata a filo doppio ai servizi di Over-The-Top come Amazon, Google o Apple, ben poco neutrale e interattiva nella sua apparente e attraente semplicità. L’utilizzo dei nuovi device connessi sta insomma già cambiando, com’è inevitabile, anche la natura stessa della rete e dei modelli culturali da essa veicolati. La via degli accordi tra OTT e Telco, recentemente benedetta dalla Commissione UE con la sua bozza di regolamento del mercato delle comunicazioni elettroniche, potrebbe rappresentare la soluzione agli incombenti problemi di sviluppo delle infrastrutture, ma anche l’abbraccio mortale per l’internet che abbiamo conosciuto finora. Il prezzo dell’immediatezza e facilità di accesso si pagherà con la crescente commercializzazione e privatizzazione di uno spazio virtuale che assomiglia sempre meno all’agorà di un tempo. (E.D. per NL)
 
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