Authority: Telecom ancora dominante, entro l’anno separazione rete

La denuncia del presidente dell’Autorità per le Comunicazioni Calabrò nella relazione annuale


da ADN Kronos

Sulla tv: ”Resta il duopolio Rai-Mediaset. Ma Sky supera gli introiti del canone del servizio pubblico”. E aggiunge: “Ddl Gentiloni chiarisca l’indipendenza di viale Mazzini dalla politica”

Telecom Italia ”è ancora un operatore dominante in tutti i 14 mercati che riguardano la rete fissa, sia nella fornitura dei servizi all’ingrosso (wholesale), sia nell’offerta di servizi al dettaglio (retail)”. La denuncia è contenuta nella relazione annuale del presidente dell’Autorità per le Comunicazioni, Corrado Calabrò, il quale assicura che entro la fine dell’anno si porterà a compimento la separazione della rete di accesso.

“La separazione funzionale, in un mercato come il nostro, caratterizzato da un deficit competitivo di natura strutturale – spiega Calabrò – è il rimedio più efficace per risolvere i problemi concorrenziali, di accesso al mercato di trasparenza, di abbattimento del contenzioso, e, al tempo stesso, di sviluppo del settore anche in vista della realizzazione delle reti di nuova generazione”.

Il presidente dell’Authority nella sua relazione annuncia quindi la volontà di concludere il lavoro che ha avviato lo scorso anno e a cui ha lavorato con “coerenza”. “Stiamo esaminando adesso le osservazioni pervenute. Il percorso è delicato e complesso; da esso vogliamo venire a capo entro l’anno dialogando con tutti, Telecom in primis, in un confronto aperto che entri fin nei dettagli”, aggiunge Calabrò spiegando che si andrà ”avanti nella regolamentazione della garanzia dell’accesso, declinato a tutto tondo in 4 categorie: accesso alle reti fisse e mobili, vecchie e nuove; accesso alle reti trasmissive degli operatori di broadcasting; accesso dei cittadini a un’informazione pluralista; assesso dei consumatori ai servizi e prodotti di comunicazione”.

Il monopolio di Telecom influenza anche la diffusione della banda larga su cui l’Italia è molto indietro . “La situazione del mercato italiano della larga banda – spiega il presidente dell’Authority – non appare soddisfacente: la copertura, la diffusione, il livello concorrenziale delle offerte segnano il passo rispetto rispetto ai paesi del G7, ma anche rispetto all’Europa a 15 e persino dell’Europa a 27”. Esiste infatti, continua, “un’anomalia italiana derivante dalla (quasi) completa assenza di infrastrutture alternative alla rete di accesso in rame di Telecom”.

Sotto accusa anche la televisione che assorbe ancora gran parte della pubblicità. ”I mercati televisivi sono infatti ancora caratterizzati da una concentrazione elevata. Nel 2006, nella raccolta pubblicitaria televisiva la quota dei primi due gruppi, Mediaset (55%) e Rai (29%), è stata ancora pari all’84%”. Nel complesso, il peso della pubblicità televisiva rispetto al totale della torta pubblicitaria in Italia resta “preponderante: corrisponde al 53%, mentre la carta stampata assorbe il 32%. Il rapporto resta dunque squilibrato rispetto agli altri Paesi europei”.

In questo contesto si introduce Sky che ”nella vendita dei contenuti a pagamento, Sky detiene il 91% raggiungendo e superando gli introiti del canone Rai (circa 2 miliardi di euro contro i circa 1,5 miliardi del canone pubblico)”. ”Complessivamente la quota della presenza di Rai e Mediaset nel settore televisivo è stata pari, nel 2006, rispettivamente al 34% e al 29%, mentre Sky – dice Calabrò – è arrivata a pesare per il 28% dei ricavi totali del settore”

Ma non è tutto. Il presidente dell’Autorità per le Comunicazioni auspica infatti che ”l’iniziativa legislativa di riforma del servizio pubblico che il Parlamento si accinge a discutere chiarisca finalmente l’indipendenza della Rai dalla politica, nel solco dei criteri dettati dalla giurisprudenza della Corte costituzionale, e nello stesso tempo individui un modello di governance della società che realizzi una netta separazione tra le attività di servizio pubblico e le attività commerciali, secondo gli indirizzi comunitari”. Nel frattempo, aggiunge Calabrò, ”noi siamo andati avanti sulle strade percorribili a legislazione vigente: la realizzazione di un catasto nazionale delle frequenze radiotelevisive; la revisione del piano di assegnazione delle frequenze; le regole per l’accesso dei terzi al 40% della capacità trasmissiva”.

Infine Calabrò quantifica gli effetti dell’azione regolatoria sulle tariffe. “Nel primo semestre del 2007 le tariffe, anche a seguito di interventi legislativi, sono utleriormente calate di circa l’8%, con un risparmio, su base annua, stimabile intorno ai 2 miliardi di euro”.

Purtroppo “la regolamentazione da sola non basta. Da lì in avanti è l’iniziativa imprenditoriale che deve spingersi oltre”. “E a me sembra irragionevole che non lo faccia, una volta che sia assicurata la giusta remunerazione agli investimenti nelle reti di nuova generazione”, aggiunge.

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