Beppe Grillo vittimista: non mi danno copertura sui media. Poi rifiuta intervista-fiume per “L’Espresso”

Il comico ha lanciato la campagna per il prossimo V-Day contro i finanziamenti pubblici ai giornali. Alessandro Gilioli si era deciso ad intervistarlo sulla questione, ma lui ha rifiutato


Il giorno di capodanno, Beppe Grillo (foto) ha diffuso in rete un video che lo ritraeva, avvolto dalla bandiera tricolore, impegnato in un tentativo di parodia del Capo dello Stato e del suo discorso alla nazione di fine anno. I temi del discorso di Grillo erano quelli che porta avanti da anni, quelli su cui combatte (e spesso perde, sebbene non lo si dica…) le sue battaglie, quelli in cui il suo “popolo” crede e per cui lo segue nei suoi frequenti e costosi spettacoli. Politica scontata, innanzitutto, ma poi ovviamente ecologia, rapporti tra istituzioni e criminalità organizzata, informazione, ecc. Proprio su quest’ultimo tema, Grillo ha dato una notizia, in anteprima per i più, ma già conosciuta per chi lo segue o semplicemente naviga in rete abitualmente: il prossimo 25 aprile, giorno della Liberazione, ci sarà il nuovo V-Day. I destinatari saranno proprio i rappresentanti del mondo dell’informazione, quella che lui ha chiamato “la vera casta”, ed i finanziamenti pubblici che terrebbero in vita i giornali, rendendoli spesso legati a doppio filo con il mondo istituzionale. L’intenzione di Grillo è quella di proporre, per mezzo di una legge d’iniziativa popolare, un taglio drastico o addirittura l’eliminazione di questi finanziamenti. Cosa che, a suo dire, renderebbe l’informazione svincolata da interessi politici. Le previsioni del comico (strategicamente pessimistiche in facciata, ma probabilmente ottimistiche nell’animo…) auspicavano un disinteresse totale dei media mainstream per l’evento, al pari di quello che avvenne alla vigilia dell’8 settembre, salvo occuparsene affannosamente dopo averne visto il pressoché sicuro successo. Questa volta, poi, sono toccati direttamente i loro interessi: nessuno ne parlerà.
Alessandro Gilioli, però, un giornalista de “L’Espresso”, uno di quei pochi che, proprio secondo Grillo, si salvano dal calderone della “vera casta”, aveva deciso di intervistarlo, dedicandogli tre pagine su uno dei settimanali più importanti del Paese. Un mainstream, mica il giornaletto di provincia. Il 2 gennaio, infatti, Gilioli, che da tempo segue le campagne del comico e dichiara di condividere parte della sua battaglia contro le storture del sistema editoriale, telefona a Beppe Grillo e gli propone l’intervista. Grillo ne riceve effettivamente poche di queste proposte, da tv e giornali. Sarebbe un boccone ghiottissimo per lui. Grillo esita: “Io sono un monologhista – dice – non do il meglio di me in queste situazioni”. Dal momento, però, che anche lui per “L’Espresso” rappresenta un boccone piuttosto appetibile, il giornalista cerca di venirgli incontro, proponendogli, invece che un incontro tète-a-tète, un’intervista via e-mail, cui il comico avrebbe comodamente risposto, con calma, da casa sua, inviandogli poi il foglio con le sue parole (Gilioli aveva dato la sua parola che i virgolettati sarebbero stati rispettati parola per parola). Cortesia, questa, che i giornalisti raramente riservano agli intervistati, soprattutto se “problematici” (l’effetto sorpresa della domanda viene azzerato, con evidenti effetti di appiattimento dell’articolo). Grillo dice che ci potrebbe pensare, tentenna un altro po’, ma alla fine accetta. Gilioli, allora, butta giù una serie corposa di domande, (ovviamente) anche piccanti, per sua stessa ammissione: il mestiere del giornalista non è, o dovrebbe, certo quello di essere accomodanti con coloro che vengono intervistati. Gli domanda, ad esempio, se egli consideri “casta” anche le migliaia di giornalisti sottopagati che scrivono sui giornali; se sia conscio che l’abolizione dei finanziamenti farebbe scomparire voci come “il Manifesto” o “Internazionale”, su cui scrive periodicamente lo stesso Grillo, salvo ricevere una rettifica dal direttore del settimanale in cui spiega che loro non godono di sovvenzioni statali; se non convenga che alcune delle inchieste del suo blog, come quella su Mastella, si rifacciano chiaramente ad inchieste di altri giornali (come “L’Espresso”); gli chiede, poi, se, a suo avviso, la rete e la libera circolazione delle informazioni su questa piattaforma non possano convivere con i giornali cartacei, prendendo come precedente la mancata scomparsa della radio dopo l’avvento della televisione. Insomma, gli formula una serie di domande pungenti, ma non certo pretestuose o che Grillo non potrebbe non aspettarsi. Sarebbe un’occasione per far sapere al grande pubblico quali sono esattamente le sue posizioni, magari anche per aumentare il bacino dei suoi sostenitori, chissà. Passa la Befana e di Grillo nessuna traccia; Gilioli sollecita educatamente una risposta, ma niente. Lo scorso 9 gennaio, poi, gli telefona: “Le domande le ha lette, signor Grillo?”, gli domanda. “Certo che le ho lette e non intendo assolutamente risponderle”, risponde, sembra anche maleducatamente, il “comico”, non certo all’apice di un certo stile. Motivo? Le suddette sarebbero “offensive” ed “indegne”, tanto che il giornalista non riceve nessuna dichiarazione ma un telefono chiuso in faccia. Complimenti. Aveva una gran bella occasione, Beppe Grillo, per spiegare ad un grande bacino di pubblico le sue ragioni, per far avvicinare sempre più gente alle sue battaglie, per coinvolgere una buona fetta di società civile per il V-Day del 25 aprile e tentare di convincerla che i finanziamenti pubblici potrebbero essere realmente gestiti in maniera tale da sottomettere parte dell’informazione alle logiche politiche. Se l’è giocata nel peggiore dei modi. Forse è una strategia: per il personaggio che si è creato è più conveniente continuare sulla strada del vittimismo che accettare il confronto con una controparte reattiva. Siamo convinti che per lui sia iniziata l’ineserobabile parabola discendente. Pippo Baudo l’aveva avvertito. Peggio per lui.

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