Caduta di stile per Alberto di Monaco che fa oscurare un sito web reo d’averlo “preso in giro”

Il nuovo sovrano del Principato di Monaco denuncia per “lesa maestà” l’organista monegasco Marc Giacone, reo d’avergli dato del “clown”


La fama di “dongiovanni”, Alberto di Monaco (foto), se l’è guadagnata, negli anni, con numerosissimi flirt avuti con donne bellissime, famose e meno famose. Certa stampa ha sempre ironizzato, non senza un pizzico di giustificata invidia, circa le doti seduttrici dello “scapolone” più ambito d’Europa, da poco più d’un anno successore, sul trono del Principato, del padre Ranieri, a sua volta, riconosciuto casanova. A quanto pare, però, la messa in piazza della propria privacy non dev’essere molto gradita al sovrano di Monaco, per lo meno a giudicare dall’ultima, pesante, caduta di stile. Marc Giacone, un noto organista monegasco, ha pubblicato sul sito Monaco Politic Circus un fotomontaggio recante le foto di Alberto e dell’arcivescovo Bernard César Augustin Barsi, con nasi da clown e (pare) simpatiche didascalie d’accompagnamento. In particolare, la didascalia dedicata al sovrano sarebbe stata (il condizionale è d’obbligo, essendo ormai il sito off-line, come diremo di seguito) incentrata sulla sua sopra citata fama di playboy e sul suo ultimo, presunto, flirt: la modella Charlene Wittstock. “Clown seduttore al comando” avrebbe scritto Giacone, provocando le poco nobili ire di Alberto ed una decisamente inopportuna denuncia alla polizia locale, che ha richiesto per il musicista una pena di reclusione addirittura di sei mesi da aggiungere ad un’ammenda di 1.500 euro per un reato classificabile, probabilmente, come “lesa maestà”. Il malcapitato improvvisato vignettista è stato, tra l’altro, ascoltato per sette ore e mezza dagli inquirenti, al fine d’accertare quale fosse la sua reale intenzione celata sotto quella vignetta oltraggiosa (sic!). Il processo è atteso per il 9 ottobre e la sentenza sarà davvero interessante da leggere. Intanto, giusto per smentire la propria fama di sovrano progressista ed aperto a qualunque critica da parte del proprio popolo, Alberto ha fatto oscurare il sito in questione, provocando, però, (e questo certamente non lo aveva calcolato) le ire della stampa non solo locale ma anche internazionale, che, amplificando a dismisura un accadimento che diversamente sarebbe stato relegato al ristrettissimo alveo dei pochissimi visitatori del sito, lo ha paragonato a Mohammed VI, sovrano marocchino, celebre per la sua avversione nei confronti della stampa libera, specie quella d’opposizione. Noblesse oblige. (Giuseppe Colucci per NL)

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