Ddl intercettazioni: FNSI soddisfatta per giornata di sciopero silenzioso. Berlusconi replica: libertà di stampa non è diritto assoluto

La protesta per un disegno di legge, quello sulle intercettazioni, che penalizza e vanifica il diritto di cronaca, impedendo a giornali e notiziari (new media inclusi) di dare informazioni sulle inchieste giudiziarie, comprese quelle della grande criminalità degli affari sporchi, oggi più di ieri non può essere ignorata dal Governo e dal Parlamento”.

Con queste parole inizia il comunicato diffuso sul sito della Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI), nel quale viene espressa grande soddisfazione per la “straordinaria adesione” che i giornalisti hanno dato alla giornata di sciopero indetta venerdì scorso dalla Federazione per lottare, questa volta in silenzio, contro il disegno di legge sulle intercettazioni. Un’iniziativa di protesta silenziosa che ha avuto la capacità di risultare “fragorosa” , diventando una notizia che ha trovato spazio sulle principali testate di diversi paesi a livello internazionale (Francia, Germania, Canada, Argentina, Usa, Colombia, Corea del Sud, Australia, Venezuela, Gran Bretagna, Belgio). Piena solidarietà è stata poi espressa dalla Federazione mondiale dei giornalisti, da quella europea e da diversi sindacati stranieri. A riguardo, la Federazione europea dei giornalisti ha definito la manifestazione di venerdì “una giornata di silenzio efficace per mostrare cosa accadrebbe « normalmente », con tante notizie oscurate ogni giorno, se la legge sarà definitivamente approvata. Questo disegno deve arretrare. La Federazione europea dei giornalisti sosterrà fino in fondo la battaglia dei colleghi italiani per assicurare il diritto alla piena e libera informazione e al libero e responsabile esercizio della professione e del lavoro dei giornalisti”. Come sottolineato dalla FNSI, la protesta ha soprattutto rappresentato “per il sindacato dei giornalisti (…) lo sciopero più partecipato degli ultimi quindici anni”. Oltre il 90% dei giornalisti vi ha partecipato, solo pochi giornali sono stati pubblicati e “l’adesione di tutta l’emittenza radiotelevisiva, anche di quella dove era più complicato organizzare la pratica dello sciopero, è stata eccezionale. L’adesione inoltre dei new media, il mancato aggiornamento dei siti, e la partecipazione corale dei colleghi dei periodici (che non potevano impedire l’uscita delle riviste in un solo giorno) sono stati la testimonianza di una rigorosa protesta civile e morale”. Al di là del mezzo di comunicazione utilizzato, i giornalisti hanno mostrato, dunque, in maniera chiara la loro ostinazione a voler combattere contro qualsiasi censura preventiva alla libertà di stampa. Se la FNSI si aspetta che adesso Governo e Parlamento non si sottraggano “all’ascolto delle ragioni della protesta e di tanta attenzione internazionale”, le prime reazioni del premier Silvio Berlusconi non fanno ben sperare in un atteggiamento di apertura. Il Presidente del Consiglio, rivolgendosi ieri mediante un audiomessaggio ai Promotori della libertà – la formazione guidata da Michela Brambilla (Ministro del Turismo) – li ha infatti invitati a togliere “il bavaglio posto alla verità da quella stampa schierata con la sinistra e pregiudizialmente ostile al governo, che disinforma, che calpesta in modo sistematico il sacrosanto diritto dei cittadini alla privacy come l’uso sereno dei telefoni”. Loro “invocano la libertà di stampa come se si trattasse di un diritto assoluto che prescinde dai diritti degli altri”, ha continuato Berlusconi. “In democrazia non esistono diritti assoluti, perché ognuno incontra un limite negli altri diritti. Questo è un principio delle democrazie liberali”. (D.A. per NL)
 
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