Digital Strategist, la nuova figura professionale che salva l’azienda

Lo stratega digitale analizza le potenzialità dell’azienda suggerendogli strategie digitali volte ad ottimizzare l’efficienza, ridurre i tempi morti e migliorare il flusso lavorativo. Obiettivo: trasformare il business in e-business


I nuovi mercati elettronici, sorpassata l’era della Old Economy, per non rischiare di andare verso un binario morto e per ottimizzare al massimo le proprie capacità, possono avvalersi oggi dei consigli provenienti dal digital strategist (d.g.). Questa nuova figura professionale organizza le strategie digitali della società. Convocato per valutare l’azienda, il consulente digitale definirà il patrimonio hi-tech dell’impresa per ottimizzare l’efficienza e individuerà quali pc, periferiche e programmi acquistare per incrementare la produttività dei dipendenti. Inoltre il d.g. fornirà all’azienda un programma ad hoc per ridurre i tempi morti e migliorare il flusso lavorativo. Per accedere a questa figura professionale e diventare pertanto consulente di strategie digitali, è preferibile avere una laurea in Economia e organizzazione d’impresa o in Ingegneria gestionale, nonché possedere buone conoscenze in ambito informatico. Un neolaureato impiega circa due anni prima di diventare una figura senior. Questa figura professionale è molto conosciuta ed utilizzata negli Stati Uniti, mentre in Italia, nonostante la complessità della tecnologia richieda questa professione, rimane ancora piuttosto sconosciuta. Il d.s. offre consulenza ad aziende legate ai settori dell’innovazione come logistica, supply chain e telecomunicazioni. Damiano Zanisi, Information Technology manager di Wave Group, società di consulenza, afferma in proposito: “Abbiamo introdotto recentemente un blade center su cui abbiamo migrato la maggior parte dei servizi interni: il software di virtualizzazione installato consente un’elevata scalabilità e ottimizza il carico delle cpu. Inoltre – prosegue Zanisi – la gestione in termini di monitoraggio, manutenzione e aggiornamento software è resa più semplice dal fatto che esiste un unico punto di intervento. Stiamo inoltre sperimentando un’architettura di calcolo distribuito, sempre basata sull’infrastruttura blade, che consente di erogare le risorse dei processori non utilizzati per le attività cpu-intensive”. In futuro questa professione acquisterà sempre più importanza poiché le aziende, abituate ad agire in un contesto di Old Economy, ora devono far fronte alla New Economy e di conseguenza rivedere le proprie strategie trasformando il business in e-business. Il consulente dovrà, quindi, mettere a disposizione dell’impresa le proprie competenze in modo da riuscire a costruire una visione più digitale del futuro aziendale. Simonetta Zandiri, amministratore delegato di Strategie digitali, società di consulenza tecnologica, ricorda quanto segue: “Il digital strategist non deve necessariamente entrare nel substrato tecnologico, ma ne deve conoscere le potenzialità in modo da poter individuare, per ogni azienda, un cammino verso una digitalizzazione che offra alla stessa azienda reali e tangibili vantaggi. Sarebbe un errore credere che un laureato in informatica sia sempre la persona adatta. Esistono – conclude la Zandiri – master in comunicazione multimediale in eBusiness e in digital marketing”. E’ necessario diventare un professionista a tutto tondo, con competenze generali in ogni settore per non tralasciare dettagli e offrire i migliori suggerimenti all’azienda. Luca Adami, responsabile commerciale Aviomar, in proposito sottolinea: “Le strategie digitali nella nostra azienda sono prioritarie per l’ottimizzazione dei nostri canali distributivi e per il raggiungimento di economie di scala, essenziali alla creazione di marginalità. Inoltre tutti i processi interni ed esterni all’azienda sono gestiti tramite InternetGds e gestionali”. (Sara Fabiani per NL)

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