Digitale terrestre. Tv locali vicine al burrone. Il Governo rassicura, l’opposizione incalza. Allo studio, intanto, misure contro lo spreco della capacità trasmissiva

Antonio Di Pietro mercoledì, alla Camera, ha illustrato un’interrogazione al Presidente del Consiglio circa le iniziative per il rispetto della riserva a favore dell’emittenza tv locale di un terzo dei programmi irradiabili nell’ambito del PNAF.

"E’ vero o non è vero che la legge n. 249 del 1997 ha previsto una riserva di un terzo dei programmi televisivi del digitale terrestre irradiabili dalle emittenti locali poiché l’Accordo internazionale di Ginevra del 2006 ha previsto che le frequenze per il nord-est in tutto devono essere ventisette?", ha esordito il leader dell’IdV. "È vero o non è vero che matematica vuole che diciotto dovrebbero essere le frequenze nazionali e nove quelle locali coordinate? È vero o non è vero che il 28 giugno 2010 il piano nazionale di assegnazione delle frequenze televisive dell’Autorità per le comunicazioni ha previsto invece 25 emittenti nazionali? Se la matematica non è un’opinione, 27 meno 25 fa 2. Come mai? Chi l’ha deciso? Cosa vuole fare il Governo!", ha lamentato Di Pietro. Gli ha risposto Elio Vito, ministro per i rapporti con il Parlamento, richiamandosi alle informazioni rese a riguardo dal Ministero dello sviluppo economico, rilevando innanzitutto come "il piano delle frequenze televisive non rientra tra le competenze del MSE-Com", ma che invece "è stato votato dal consiglio dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Il Ministero, infatti, ha il solo compito di assegnare le risorse pianificate sulla base di quanto stabilito dall’Autorità con la delibera citata nell’interrogazione dell’onorevole Di Pietro. In particolare, pianificando 25 reti nazionali aventi caratteristica di equivalenza, con una copertura del territorio superiore all’80 per cento della popolazione, l’Autorità ha messo sullo stesso piano tutti gli operatori televisivi presenti e futuri, in linea con quanto richiesto dalla Commissione europea. Il Ministero comunica che, secondo l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, la pianificazione è stata svolta in perfetta coerenza con le disposizioni normative vigenti". "Inoltre – ha continuato Vito – con l’uso estensivo della tecnica isofrequenziale, già sperimentata con successo nella regione Sardegna, sono stati raggiunti gli obiettivi indicati dalla delibera del 2009. Tali obiettivi, secondo la stessa Autorità per il Ministero sono complessivamente superiori alle risorse coordinate per l’Italia previste dall’Accordo di Ginevra del 2006. La maggior parte delle reti nazionali indicate in tale piano sono interamente isofrequenziali e possono, quindi, raggiungere la copertura richiesta nel territorio nazionale mediante l’impiego di un’unica frequenza. furgone%20misure%20Tecnomedia - Digitale terrestre. Tv locali vicine al burrone. Il Governo rassicura, l'opposizione incalza. Allo studio, intanto, misure contro lo spreco della capacità trasmissivaIl Ministero informa, inoltre, che secondo l’Autorità solo alcune delle reti nazionali pianificate, pur utilizzando estensivamente la tecnica isofrequenziale, hanno la necessità di impiegare in alcune aree tecniche una frequenza diversa da quella principale, per consentire una sostanziale equivalenza di copertura rispetto alle reti a singola frequenza. Ciò a causa dei vincoli interferenziali con i Paesi confinanti e degli accordi internazionali, vincoli che fanno sì che alcune frequenze non siano di fatto utilizzabili sull’intero territorio nazionale". Sulla controversa questione del coordinamento internazionale, Vito ha fatto sapere che "il Ministero dello sviluppo economico, in collaborazione con l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, ha in corso una serie di incontri bilaterali con tutte le amministrazioni radioelettricamente confinanti, tra cui anche la Croazia e la Slovenia, con l’obiettivo di ampliare, sulla base dell’accesso equo alla risorsa, la possibilità di uso delle risorse spettrali, in aggiunta a quelle del piano di Ginevra 2006. A tali incontri ha direttamente partecipato il Viceministro, onorevole Paolo Romani, che il 31 maggio ha incontrato il Segretario di Stato sloveno per definire un’intesa sull’utilizzo ottimale delle frequenze disponibili, le cui ricadute potranno avere effetti anche su altri Paesi limitrofi, come la Croazia". Infine, il ministro ha ribadito la ormai nota previsione di misure volte a garantire una piena ed efficace utilizzazione della capacità trasmissiva, attraverso "una serie di misure volte a garantire l’efficientamento dello spettro radioelettrico non utilizzato da parte dei soggetti assegnatari attuali e futuri, al fine di garantire, tra l’altro, adeguata ed effettiva disponibilità di capacità trasmissiva a tutti gli operatori di rete". Immediata la replica – in stile magistratura requirente – di Di Pietro a Vito: "Le concedo le attenuanti generiche, perché lei non c’azzecca niente con questa materia. Infatti, non so se se ne è accorto, ma ha detto due cose, una contraria all’altra: da una parte, ha detto che ciò non è compito del Ministero dello sviluppo economico e, dall’altra, ha detto che il Ministero dello sviluppo economico, proprio con il Viceministro Romani, sta andando a trattare con la Croazia e con la Svevia. Allora, evidentemente il compito e l’incarico ce l’ha, e certo che ce l’ha! E qual è il problema? Il problema è che si sta ancora trattando con la Croazia e con la Slovenia quali e quante frequenze coordinate assegnare. La domanda che le ho posto è di tipo matematico: posto che a Ginevra hanno deciso che all’Italia spettano 27 frequenze e posto che la legge italiana e la delibera della stessa Autorità per le garanzie nelle comunicazioni hanno previsto che un terzo delle radiofrequenze (e quindi 9, perché la matematica anche in questo Parlamento dovrebbe essere una cosa certa e non un’opinione) deve essere riservato alle televisioni locali del nordest e principalmente al Veneto e al Friuli Venezia Giulia, io le chiedo e mi chiedo: come fa a far quadrare i conti con la Slovenia, con la Croazia, con le regioni in una situazione di questo genere?". (A.M. per NL)
 

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