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Diritto d’autore. Soundreef ottiene decreto ingiuntivo per i compensi del concerto di Fedez

Lo scorso 19 luglio il Tribunale ordinario di Milano ha emesso un decreto ingiuntivo per ordinare a Showbees, società organizzatrice di una data bolognese del tour di Fedez, di pagare i diritti d’autore a Soundreef, startup indipendente di gestione dei diritti d’autore prescelta dal rapper (e da altri 8 mila autori italiani come Nesli e Gigi D’Alessio), non solo a Siae. Si tratta di un provvedimento sommario, che cioè si limita non entra nel merito della questione sulla gestione dei diritti d’autore limitandosi solo a emanare un ordine di pagamento di un credito risultante da prove scritte (nel caso di specie, una fattura da 3.849 euro) a cui il debitore (Showbees) potrebbe anche opporsi nel termine di 40 giorni, aprendo così un giudizio ordinario. Soundreef sbandiera il decreto come prima importante conquista nella propria battaglia e, per voce dell’a.d. Davide D’asti rivela nuove intenzioni bellicose: “In oltre metà dei 20 concerti già andati in scena, gli organizzatori ci hanno pagato direttamente. Negli altri casi, Siae ha incassato indebitamente dall’organizzazione la quota spettante al nostro artista. Ci aspettiamo altre pronunce simili in nostro favore. Prima della pausa estiva dei tribunali faremo causa a Siae per appropriazione indebita”. La risposta del presidente Siae Filippo Sugar, da un lato ridimensiona la portata del provvedimento del Tribunale che –come detto – è sommario e nulla dice in punto di diritto; dall’altro lato rincara la dose di accuse verso Soundreef: “Soundreef si comporta come se il mercato fosse libero, ma attualmente si muove fuori da quello che la legge prevede”. La legge italiana (d.lgs. 35/2017) ha introdotto l’istanza di liberalizzazione del mercato delle collecting voluta dalla direttiva UE c.d. Barnier e pertanto consente agli artisti di dare mandato per la tutela dei propri diritti d’autore “a un organismo di gestione collettiva o a un’entità di gestione indipendente di loro scelta”. Lo stesso decreto legislativo, però, fa salva la legge 633/1941 e con essa il diritto esclusivo in capo alla Siae di raccogliere i proventi dei diritti d’autore. Il conflitto tra Soundreef e Siae nasce proprio da qui: gli utilizzatori delle opere pagano la seconda anche per i casi in cui il mandato è della prima. Un decreto ingiuntivo non può certamente risolvere una questione così complessa e neppure l’eventuale giudizio ordinario sarebbe la sede più opportuna a dirimere la controversia che richiede una soluzione a livello sistemico. Il monopolio di Siae non è solo oggetto di aspra critica sia da parte delle potenziali società indipendenti concorrenti (al momento tagliate fuori dalla norma di legge), ma anche nel mirino delle istituzioni europee e di Antitrust: l’autorità ha aperto un’istruttoria per abuso di posizione dominante nei confronti della collecting italiana, mentre la Commissione UE sta valutando l’avvio di una procedura di infrazione contro il governo italiano per la mancanza di garanzia della libertà nel mercato di intermediazione. (V.D. per NL)