DTT, banda 700 MHz (canali 50/60 UHF). FRT: non ci fidiamo di dichiarazioni MSE

Le risposte fornite dal Ministero dello sviluppo economico – dipartimento comunicazioni nel corso dell’incontro di martedì scorso alle domande formulate dagli operatori televisivi in merito alla futura destinazione della Banda 700 MHz non hanno convinto nè rassicurato i partecipanti.

E’ quanto dichiara la Federazione Radio Televisioni evidenzia che "Questa volta – a differenza di quanto avvenuto per i canali 61-69 – l’eventuale esproprio potrebbe non interessare solo le Tv locali, ma anche le nazionali". "L’esperienza vissuta dalle emittenti locali nella digitalizzazione delle aree del centro e del nord Italia insegna che a fidarsi troppo si corre il rischio di pagare un conto molto salato", continua la FRT. "Il processo non è andato come era stato prospettato dalle istituzioni: l’assenza di programmazione e la carenza (o il ritardo nell’emanazione) di norme e regolamenti su alcuni aspetti molto importanti, come per esempio l’LCN, hanno causato seri danni alle aziende televisive locali. Tali danni sono stati causati non solo dall’assenza di regole ma anche dal loro cambio in corso d’opera, mentre la partita del digitale terrestre si stava ancora svolgendo. Questo vale sia per la banda 800 Mhz che per il Beauty contest. Infatti, gli editori locali operanti in Sardegna, Piemonte, Lombardia, Valle d’Aosta, Trentino e Alto Adige, Veneto, Friuli V.G., Emilia Romagna, Lazio e Campania – quindi in una porzione di territorio nazionale molto significativa – hanno avuto assegnati dal ministero i diritti d’uso sui canali 61-69. Sulla base di tale assegnazione le imprese televisive locali hanno (per non dire sono state costrette) effettuato ingenti investimenti per la conversione dall’analogico al digitale terrestre. A distanza di un anno il Governo decide di riprendersi gli stessi canali per riassegnarli alle compagnie telefoniche per i servizi in banda larga, senza provvedere ad un adeguato risarcimento a favore delle espropriande tv locali. Di quanta confusione, e poco senso di responsabilità, ci sia sulla questione è dimostrato anche dagli importi dell’indennizzo approvati e revocati nel giro di pochi mesi dallo stesso Parlamento: prima 240 milioni di euro, poi 480 milioni, quindi di nuovo 240 milioni ed infine 176 milioni". Il Presidente della FRT, Filippo Rebecchini, nell’ottobre scorso, elencando l’incredibile serie di decisioni penalizzanti per il settore delle tv locali (soppressione delle provvidenze all’editoria a radio e tv locali, riduzione delle misure di sostegno ex L. 448/98, piano frequenze, tardiva regolamentazione dell’LCN ed esproprio dei canali 61-69) aveva denunciato che: "fare impresa in Italia, visto il quadro di assoluta incertezza, è ormai praticamente impossibile". "Ecco perchè – continua l’ente esponenziale – alla fine dell’incontro di martedi scorso, presieduto dal dott. Roberto Sambuco, direttore del dipartimento alle comunicazioni del MSE, i più scettici non hanno creduto alle rassicurazioni date sulla destinazione della banda 700 Mhz. Per i più ottimisti la doccia gelata è arrivata il giorno dopo dal seguente lancio dell’ANSA: "Via libera del Parlamento europeo, oggi a Strasburgo, a un accordo con i governi nazionali sul modo per ridistribuire le frequenze dello spettro radio – liberate dal passaggio dalla televisione analogica a quella digitale – per nuovi usi, quali i servizi senza fili a banda larga per la telefonia mobile. Tutto ciò consentirà di gestire la crescita esponenziale nell’uso dei servizi a banda larga senza fili. Tale politica – secondo il relatore svedese Gunnar Hokmark – ottimizzerà l’uso delle frequenze a vantaggio di tutti gli utenti di smartphone e altre piattaforme digitali mobili". "Il programma in materia – continua il comunicato dell’ANSA – è parte integrante della creazione di un mercato digitale unico europeo. Quanto all’assegnazione delle frequenze radio, spetta alle autorità nazionali e non all’Ue, ma le regole su come suddividere lo spettro tra i fornitori di Internet e gli utenti devono essere concordate a livello europeo". "Cosa farà l’Italia e quali saranno le soluzioni adottate per le emittenti televisive che verranno private di ulteriori risorse frequenziali, se non cambierà l’atteggiamento delle Istituzioni, lo sapremo, come al solito, ex post", conclude la Federazione. (M.L. per NL)
 
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