Dtt. Cinque domande sullo switch off in Sardegna

La Sardegna è la più grande regione europea con la tv tutta digitale, ok. Gli interrogativi, però, non mancano: ne poniamo cinque ma potrebbero essere di più


Media 2.0 il Blog di Marco Mele (Il Sole 24 Ore)

Si tratta, in sostanza, di capire se il modello sardo sia replicabile o meno nelle altre regioni.
Il test è riuscito sia tecnicamente (per l’isofrequenza: ciascuno ne utilizza una e una sola) sia a livello sociale (incentivi) ma in Sardegna vi sono a disposizione 50 euro a decoder interattivo, in genere acquistato per il primo televisore (e, infatti, vi è stata penuria dei più economici zapper). Nelle altre regioni le poche risorse saranno limitate ai non abbienti.
Per la prima volta in Italia, dagli anni Settanta, le emittenti private trasmettono su frequenze assegnate dallo Stato. Sarebbe stato possibile in qualsiasi altro paese europeo? Sarebbe stato possibile con governi e Autorità sopra le parti?
Ciascuna rete (multiplex) trasmetterà da tutti gli impianti sulla stessa frequenza (tranne una rete Rai che ne utilizza quattro). È la modalità più intensiva possibile di uso dello spettro. Per la prima volta, inoltre, l’Italia rispetta il coordinamento internazionale. Di tale successo tecnico il Paese dovrebbe ringraziare, tra i tanti, Antonio Sassano, il cui ruolo è stato fondamentale per l’assetto delle frequenze in Sardegna: per ringraziamento è stato “dimissionato” dalla direzione generale della Fondazione Bordoni.
Ecco le cinque domande:
1) La prima riguarda la redistribuzione degli ascolti con la multicanalità. I primi dati rivelano un aumento del satellite. Il perché sta nel fatto che chi ha la parabola vedeva spesso Rai e Mediaset in analogico e ora li deve vedere sempre dal decoder di Sky. Pare vi sia un calo maggiore del previsto per i canali generalisti ma questo andrà verificato nel tempo. Ora è troppo presto.
2) La seconda domanda è relativa alle due reti digitali destinate ai nuovi entranti: quando e come saranno assegnate? È possibile che si ricorra a una procedura competitiva solo per le new entry e non per gli operatori esistenti, come richiedono le direttive comunitarie sulle comunicazioni elettroniche? In caso contrario, con quali criteri il Ministero assegnerà le due reti?
3) Il dividendo digitale è di 17 frequenze: oltre alle due da assegnare, il canale 12 sarà a disposizione – finalmente – della radiofonia digitale. Per gli altri 14 canali bisognerà decidere se riservarli a usi televisivi o ai nuovi servizi di telecomunicazione. Magari con un dibattito pubblico e non riservato al tavolo dei soggetti “interessati”.
4) Nessuno ha comunicato quante sono le reti digitali in Sardegna per operatore e se sono equivalenti per capacità e copertura!!!! Sono, ufficiosamente…, sei reti per Mediaset (compresa Rete4, che diventa una rete digitale…) e sei per la Rai mentre Telecom Italia Media ha quattro reti, ma solo due a copertura piena nella regione. Rete A ne ha due e gli altri operatori una sola rete. Non è il regime analogico riprodotto in digitale, con l’eccezione della parità di copertura tra (non tutte) le reti nazionali? È il risultato di un metodo negoziale (spartizione delle frequenze attorno a un tavolo) che non sembra compatibile con le norme comunitarie, tanto più dopo la sentenza della Corte di giustizia europea sul caso Europa 7. O no? E le frequenze per Europa 7? Deciderà il Consiglio di Stato.
5) Perchè non si è utilizzata l’occasione del passaggio al digitale per creare un operatore di rete indipendente separato dagli editori, come accade in gran parte dei paesi europei (Francia, Spagna, Gran Bretagna)?. Questo, a scapito di quelli non integrati verticalmente, ospitati, a pagamento, sulle reti degli editori più forti.

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