DTT, Conna: forze politiche che non hanno perso totalmente senso di democrazia e giustizia si facciano promotrici di un’inchiesta parlamentare

"Nonostante l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni sia contestabile con molta difficoltà – ad ogni ricorso avverso alle sue “delibere” è necessario pagare 4000 euro a fondo perduto oltre alle spese legali, vessatoria oggetto di un ricorso a Strasburgo alla Corte dei diritti dell’Uomo da parte della nostra associazione – non tutto è destinato a filare senza intoppi".
Inizia così la nota dell’associazione tv locali CONNA con cui l’ente esponenziale commenta la nota vicenda, in sede giurisdizionale amministrativa, che nei giorni scorsi ha sconvolto il settore televisivo italiano sul tema del logical channel numbering (LCN). "La sentenza del TAR Lazio del 29 luglio contro l’attribuzione della numerazione sui telecomandi viziata da pesanti irregolarità elencate puntualmente nella motivazione del tribunale (sentenza sospesa nei giorni scorsi dal Consiglio di Stato con una misura cautelare straordinaria nelle more della discussione in camera di consiglio il 30/08/2011, ndr), ha finalmente scoperto quanto sia controproducente l’organismo di formazione partitica presieduto da Corrado Calabrò. L’imposizione del digitale che poteva essere realizzato da satellite lasciando sulla terra le cose come stavano, ha prodotto caos, disordine e grave crisi non solo nell’emittenza locale, ma anche nelle reti nazionali, con caduta verticale degli ascolti. La catastrofe è in buona parte dovuta alla responsabilità diretta dell’Agcom che ha praticamente soppiantato quello che era il ministero delle comunicazioni che se non altro era composto da soggetti competenti in materia". "L’Agcom – continua il soggetto portatore di interessi diffusi presieduto da Mario Albanesi – ha proceduto in certi casi addirittura in senso opposto alle sue delibere; a quella per esempio che stabiliva dovesse essere unificata in un solo decoder la sintonizzazione di quanto si muove nell’etere. L’incompetenza, l’arroganza e la presunzione insieme alla sottomissione al diktat governativo circa la messa all’asta dei canali dal 61 al 69 espropriati alle “locali” verso le quali la nostra associazione nulla ha potuto fare, merita che le forze politiche che non hanno perso totalmente il senso della democrazia e della giustizia si facciano promotrici dell’apertura di una inchiesta parlamentare", conclude la nota del sindacato radiotelevisivo. (A.M. per NL)
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