DTT. La tv del futuro? Mix tra vecchio e nuovo

Si è svolta a Palazzo Ducale a Lucca la due giorni rivolta ai broadcaster internazionali, incentrata sulla qualità delle immagini televisive: dal 4k all’HD, il progresso è ormai alle porte.

Procede seguendo un moto rettilineo accelerato, senza che quasi ce ne rendiamo conto, la cara e vecchia tv: il suo consumo avviene ora in ogni luogo, in ogni posto grazie alla continua moltiplicazione degli schermi, e gli over the top progrediscono verso l’alta e l’altissima definizione. Eppure le nuove modalità di fruizione del mezzo non spazzeranno via con un colpo di spugna le vecchie: questo è uno tra i punti cardine ribaditi e sottolineati durante il convegno del Forum Europeo Digitale lucchese, organizzato dall’associazione Comunicare Digitale, presieduta da Andrea Michelozzi. Come riporta un articolo di ItaliaOggi di sabato 13 giugno infatti, uno studio Eurodata sulla fruizione della tv in Europa ha concluso che l’offerta lineare resterà complementare rispetto a quella on demand, e che quindi non sarà affatto destinata a sparire nel dimenticatoio. “Stiamo assistendo a uno scivolamento epocale nei modelli di consumo televisivo e a un cambiamento nei modelli di business – ha detto Luca Balestrieri, d.g. del digitale terrestre Rai -. Rai e Mediaset, in un contesto in cui l’alta definizione è interamente su Sky e ora arriverà anche Netflix che offrirà l’UltraHd, dovrebbero portare l’alta definizione dove si può, ovvero sul satellite, visto che hanno limiti su terrestre e broadband”. È indubbio infatti che tutti i broadcaster tradizionali subiranno una grande spinta all’evoluzione a causa della minacciosa e incombente sfida degli ott, non solo sulla tecnologia, ma anche sul fronte contenuti. “Il contenuto è sempre il must – ha dichiarato Luigi Ecuba, manager di Sky Deutschland – mentre non sappiamo per quanto tempo l’offerta non lineare sarà secondaria. Sarà sempre più integrata dai broadcaster, come abbiamo fatto noi con il lineare e l’on demand”. E sempre in materia di contenuti ha espresso il proprio punto di vista Mauro Panella, head of broadcast operations Italia, Germania e Uk di Fox: “le piattaforme di video streaming on demand hanno un’importante limitazione. Il binge watching (la visione di più puntate di una serie una dopo l’altra grazie all’on demand) richiede serie orizzontali. L’offerta lineare permette di creare serie verticali, anche non necessariamente autoconclusive, e di avere contenuti più vari”. Ottimistica e ben augurale la chiusura del commissario Agcom Antonio Preto: “Netflix arriverà e ci sarà una maggiore competizione, ma senza lo tsunami che qualcuno immagina. Perché il mercato è diverso, siamo tutti diversi e non ci sarà solo Netflix perché è chiaro che la tv generalista sta tenendo il passo”. Intanto il colosso dello streaming online continua a mettere paura, e non soltanto nel vecchio continente e negli States – sua terra natale -, ma anche nel mondo orientale, a tal punto che il gigante cinese dell’e-commerce Alibaba, sbarcato da poco nella borsa newyorkese di Wall Street, lancerà entro due mesi il suo personale servizio streaming Tmall Box Office (Tbo), per contrastare il gigante americano. Tbo, come riporta un articolo di ItaliaOggi di martedì 16 giugno, offrirà principalmente film, serie tv e documentari acquistati da produttori cinesi e stranieri, grazie alle partnership e alle collaborazioni con Hollywood e alle produzioni originali di Alibaba Pictures. Jack Ma, fondatore del gruppo, mette così le mani avanti in vista del 2018, anno in cui si pronostica che il mercato cinese del video streaming varrà almeno tre volte il valore attuale, pari a circa 5,2 mld di euro. “La nostra missione, la missione di tutti qui ad Alibaba – ha dichiarato Liu Chunning, presidente della divisione digital entertainment Alibaba – è quella di ridefinire l’home entertainment. Il nostro obiettivo è quello di diventare come Hbo o Netflix negli Stati Uniti”. Quella di Alibaba si preannuncia come una vera e propria scommessa: a differenza dei numerosi avversari connazionali (Tencent, Baidy, Sohu, solo per citarne alcuni) infatti, Tbo renderà visibile solo il 10% dei contenuti agli utenti non abbonati o disposti ad acquistare singoli prodotti. Va sottolineato, per i nostri lettori, che in Cina è ancora ristretto il numero di utenti disposti a pagare per fruire di un programma in tv; giocando di anticipo quindi, l’azienda mira a intercettare e a rastrellare clienti tra quel pubblico giovane che inizia a utilizzare e ad appassionarsi della tv via web. (V.R. per NL)

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