DTT: migrazione si paga anche con audience. Ma big player recuperano rapidamente, mentre operatori locali vedono futuro nero davanti

Mentre il Lazio va gradatamente regolarizzandosi in quanto a stabilità dei segnali (anche se mancano ancora molte riattivazioni da parte di emittenti locali e nazionali minori in aree precedentemente illuminate in analogico), si comincia a riflettere sul crollo degli ascolti nelle aree già da qualche tempo all-digital.

Nel Lazio, lo switch-off ha segnato più o meno negativamente tutti gli operatori nazionali a partire da RaiUno, che paga il cambio tecnologico con un -14% di share. Che è poi niente al confronto del -21% di Raitre e, soprattutto, del -29% di La7. Pure Canale 5 ha sofferto la transizione, con un importante -13%, comunque minore del -16% di Italia 1. Sono dati però in parte recuperabili, come dimostra la scarsa sofferenza di Raidue (-3%) o addirittura la crescita, ancorché insignificante, di Retequattro (+0,3%), emittenti che erano già all-digital a seguito dello switch-over di mesi addietro e la cui fruizione si era stabilizzata. Ciò che però stupisce e fa riflettere è l’enorme balzo in avanti di Sky: +56%, rispetto ad un generale arretramento della tv terrestre nel Lazio del 9%, a dimostrare che chi veramente ci ha guadagnato in questa fase del mutamento tecnico è stato Murdoch. Quanto alle regioni dove la tv numerica è realtà da tempo (Sardegna, Valle d’Aosta, Piemonte occidentale, Trentino Alto Adige), si registrano segnali tetri per le locali. In Sardegna ed in Piemonte occidentale l’era digitale ha portato uno sfascio di ascolti per la maggior parte delle stazioni territoriali (se non tutte). antenna%20tv%20+%20fm%20grattacielo - DTT: migrazione si paga anche con audience. Ma big player recuperano rapidamente, mentre operatori locali vedono futuro nero davantiE’ vero che, anche in questo caso, sarà necessario un periodo di assestamento; tuttavia discese del 30, 40, 50% e anche oltre, paiono difficili da recuperare in tempi brevi (ed anche lunghi, invero). Qualche grande emittente locale si è strategicamente sospesa dalle rilevazioni Auditel, probabilmente valutando più conveniente non avere dati da sottoporre ai propri inserzionisti nella fase di start-up tecnologico, piuttosto che mostrare deperimenti colossali negli ascolti: il dubbio di una possibile tenuta è evidentemente commercialmente più sostenibile della certezza di un crollo. Ma il punto è un altro: perché franano gli ascolti? In verità, non c’è ancora una dettagliata elencazione delle motivazioni, che comunque si sanno essere numerose. Certamente incide la difficoltà da parte dell’utente di programmare il decoder e quindi di recuperare la lista delle preferenze analogiche: a riguardo, non soccorre affatto l’attuale codifica degli LCN – sia quella anarchica che la prospettata autoregolamentazione di DGTvi – che, tranne per i primi 8 numeri, non restituisce la fotografia dell’analogico. Si sa che i telespettatori sono abitudinari e pigri, cosicché davanti allo smarrimento di programmi minori non si preoccupano di rintracciarli. D’altro canto, nulla è stato fatto per introdurre il decoder-unico, che oltre  all’accesso al multiformato (sat, dtt e cavo) avrebbe permesso il rispetto della direttiva 95/47/CE, che obbliga i governi europei a garantire all’utenza una fruizione completa dei programmi attraverso un aiuto di base. Quindi, prima di tutto, il decoder-unico, pur non essendo ovviamente un "unico-decoder", sarebbe stato una semplificazione dell’utilizzo per il telespettatore in una fase delicatissima di start-up. Indubbiamente pesano sugli indici di ascolto i problemi tecnici dell’alta frequenza: non pochi operatori hanno trovato difficoltà di sincronizzazione dellaAntenna20digitale20terrestre 1 - DTT: migrazione si paga anche con audience. Ma big player recuperano rapidamente, mentre operatori locali vedono futuro nero davanti stessa frequenza sui vari impianti (la tecnologia SNF, l’abbiamo scritto diverse volte, è risultata più complessa da attuare di quanto si pensasse) e quasi tutti i locali dotati di reti articolate non hanno ancora completato la ricostruzione della copertura analogica in ambiente numerico, con la conseguenza che molti territori dove prima il segnale era fruibile in analogico con qualità sufficiente possono ora risultare oscurati, con buona pace della sbrigativa e tecnicamente ridicola regola che vorrebbe il digitale tranquillamente fruibile nelle aree dove era buono il segnale analogico. Di sicuro condizionano l’ascolto i metodi di rilevazione Auditel per l’ambiente all-digital, che impongono per forza di cose un costante scambio di informazioni tra fornitore di contenuti e centrale di elaborazione dei dati; feed-back al quale molti editori non sono abituati. Infatti, mentre con l’analogico c’era identità tra vettore ed editore, in digitale il content provider non necessariamente coincide col network provider (anzi, la non coincidenza dovrebbe essere la regola e il contrario l’eccezione), cosicché il rilevatore degli ascolti deve essere costantemente informato dei canali di veicolazione del fornitore di contenuti, che a sua volta deve chiaramente identificare i prodotti. Insomma, una faccenda complessa (e costosa) che esigerà tempo per entrare a regime. La discesa negli inferi degli ascolti delle locali può poi derivare dallo scarso appeal dei relativi bouquet, costituiti sovente da prodotti di basso livello o da mere ridondanze del programma principale (riciclato in forma di scollamento temporale, generalmente con le soluzioni di ripiego +1 o +24), che comunque trovano una ragionevole ed oggettiva motivazione negli insostenibili costi di produzione che contenuti originali imporrebbero. E se ciò è combinato con la maggiore offerta dei player nazionali in ambiente digitale, che hanno assuefatto il telespettatore con programmi che ne assorbono il numero di consultazioni (che, si sa, difficilmente supera i 30 canali), ben se ne può percepire la portata devastante per le tv locali. Del resto, che qualcosa di profondo non funzioni per le tv locali nella nuova era digitale è dimostrato dal fatto che la rovina degli ascolti si protrae nel medio periodo (lungo, se si considera la Sardegna) pressoché esclusivamente per le reti areali o per le nazionali minori, mentre sfiora solamente i player nazionali principali, limando pochi punti percentuali nel confronto tra analogico e digitale. antenna%20tv%20DTT - DTT: migrazione si paga anche con audience. Ma big player recuperano rapidamente, mentre operatori locali vedono futuro nero davantiUn segnale che il digitale è solo per i grandi broadcaster? Oppure la dimostrazione che urgono alleanze tra gli operatori di rete locali (che hanno capacità trasmissiva da vendere) e nuovi fornitori di contenuti di spessore (che necessitano di capacità trasmissiva), con conseguente ripensamento completo della mission impenditoriale? Ma se così fosse, giocoforza, si giungerebbe a breve alla sostanziale scomparsa dall’etere dell’editore locale, per far posto alle syndication di operatori di rete areali riuniti per veicolare contenuti nazionali prodotti da fornitori aventi capacità economiche tali da poter far concorrenza a Mediaset e RAI. E quanti ce ne sarebbero di tali soggetti? Per ora, pare, solo uno: Rupert Murdoch. Il quale però, per tramite dell’a.d. di Sky Italia Tom Mokridge fa sapere (Corriere della Sera di oggi, pag. 24) di non essere interessato a convertire l’intera offerta della pay tv sat sul DTT, in quanto “anche se potessimo disporre dell’intera banda di frequenza del digitale terrestre, non basterebbe comunque ad ospitare i nostri canali in alta definizione”. “Crediamo – spiega Mokridge – che il satellite sia, e resterà a lungo, uno dei sistemi di distribuzione migliori” che, “dal punto di vista tecnologico non ha limiti”. Piuttosto che al DTT, conclude l’uomo della News Corp., si guarda “a nuove tecnologie, come per esempio la tv via internet a banda larga” per spingere la pay tv che ha margini di crescita enormi in Italia (in USA la tv a pagamento raggiunge il 93% della famiglie, in GB il 60 e in Francia il 50). Sarà. Ma, intanto, Sky ha lanciato nel nostro paese il decoder-unico “sostanziale”, cioè la digital key (col duplice fine di semplificare la vita degli utenti e di recuperare i programmi RAI spariti dalla piattaforma sat del gruppo), e per dopodomani prepara il debutto del programma generalista free Cielo, veicolato sull’operatore di rete nazionale del gruppo L’Espresso.
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