DTT, Tv locali pronte a trasmettere spot continui contro il governo: vogliono annientarci

Le emittenti locali sono (nuovamente) sul piede di guerra. In discussione, questa volta non ci sono solo (o almeno non solo) contributi o provvidenze, ma il divieto di veicolare contenuti nazionali su consorzi di tv locali.

In una dura intervista pubblicata oggi sul Corriere della Sera, Maurizio Giunco (foto), presidente dell’associazione Tv Locali della Federazione Radio Televisioni (ed editore della comasca Espansione Tv), ha stigmatizzato il comportamento del governo, reo di privilegiare i grandi player nazionali, con Mediaset in testa (di suo alle prese con  gli effetti sull’audience della migrazione integrale al DTT). E ha annunciato un’imminente protesta a suon di spot contro chi «sta cercando di chiudere il mercato, uccidendo nella culla i possibili competitori». In discussione c’è il vincolo dettato dalla legge di Stabilità, che impedisce agli operatori di rete locali (singoli o consorziati) di cedere la propria capacità trasmissiva  a fornitori di servizi media audiovisivi nazionali, azzerando così il business della veicolazione dei nuovi content provider di spessore. «Ora che tutto il nord Italia, Lazio e Campania sono interamente digitalizzate, a Mediaset si sono posti dei problemi: non è che la tv può farla anche qualcun altro? E così sono partiti i meccanismi politici per trovare soluzioni che impedissero di fatto agli operatori locali di crescere. Dal momento che cambiare la legge era complesso, hanno aggirato l’ostacolo infilando nelle pieghe della legge di Stabilità un semplice comma con il quale si conferisce al ministero dello Sviluppo economico il potere assoluto di definire nuovi obblighi e regole», denuncia Giunco. "Il ministero a sua volta si è rivolto all’Agcom (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni) perché emanasse un regolamento. Questo è arrivato e ha di fatto ordinato alle tv locali di dedicarsi solo alla «promozione delle culture regionali o locali». La tesi (allucinante, invero) di Agcom è che non si potrebbe garantire la fruizione di un programma nazionale attraverso una collazione di frequenze regionali (o comunque eterogenee) perché mancherebbe «la sicurezza della copertura nazionale» (sic!). Un disegno a danno delle tv locali ideato dal governo – ed avvallato da un’Autorità dall’operato sempre più contestato – per stroncare le evidentemente fastidiose tv locali. Secondo Giunco, la difesa del principio della neutralità dell’operatore di rete rispetto al contenuto veicolato è una vera e propria questione di sopravvivenza. Infatti, se le emittenti locali non riusciranno a sfruttare in maniera "efficace" la capacità trasmissiva dei multiplexer (in questi giorni si è scoperto che ciò equivale a trasmettere 6 programmi SD in un mux) e a presidiare il territorio (illuminandolo a dovere) il Ministero dello Sviluppo Economico provvederà a ridurre progressivamente (sino a revocarle del tutto) le assegnazioni. E senza contenuti nazionali (paganti) come si riempiono i mux e si sostentano gli operatori di rete? E non basta: a peggiorare le cose c’è il fatto (peraltro ampiamente annunciato nella sostanziale indifferenza delle associazioni delle tv locali che ora si lamentano) che 9 dei canali assegnati agli operatori locali (i canali UHF da 61 a 69, facenti paantenne20UHF20San20Colombano 1 - DTT, Tv locali pronte a trasmettere spot continui contro il governo: vogliono annientarcirte del cd. "dividendo esterno") dovranno essere attribuiti entro settembre di quest’anno ai provider telefonici per lo sviluppo della banda larga in mobilità. E ciò in sostanziale concomitanza con l’assegnazione delle frequenze del dividendo interno, che andranno attribuite attraverso il cd. "beauty contest", cioè una gara non competitiva (quindi senza vantaggi economici per lo Stato, visto che i mux verranno regalati), dove altre due frequenze nazionali finiranno a Mediaset e a RAI. «Ora, siccome servono 2 miliardi e 400 milioni per la Finanziaria, il comma 8 della legge di Stabilità ha stabilito di sottrarre nove frequenze alle emittenti locali e di venderle alla telefonia mobile, stiamo parlando di 157 emittenti locali che si troverebbero senza frequenza. Parallelamente lo Stato ne regalerebbe 6 alle televisioni nazionali. Una vergogna», insiste Giunco. Riferendosi agli spot che presto saranno trasmessi a tambur battente, l’editore della lombarda Espansione Tv dichiara: «Diremo chiaramente chi è l’ispiratore a chi giova tutto ciò. C’è una forte valenza politica in questi spot. Alcuni di noi ritengono che Berlusconi non sia a conoscenza di quanto stia accadendo perché, da uomo di comunicazione quale è, non avrebbe mai fatto una scelta così. E mi spiego: l’ultima volta che Berlusconi ha perso le elezioni, lo ha fatto per circa 25 mila voti. Ha dovuto ringraziare il signor Giorgio Panto, grande editore scomparso di Antenna 3-Veneto, che con la sua lista aveva ottenuto appunto tali voti. Quindi se una sola emittente locale ha dimostrato di avere un tale peso politico, figuriamoci quanto ne possano avere 200 su tutto il territorio nazionale". Il presidente dell’Associazione delle Tv locali (federata nello stesso ente all’Associazione Tv nazionali, dove compare proprio la contestata Mediaset in un imbarazzante connubio) reitera il concetto: "E in un momento così delicato politicamente, perché il presidente del Consiglio dovrebbe mettersi in rotta di collisione con una realtà così forte?" "Non riusciranno a distruggerci. Molte forze politiche del governo e dell’opposizione ci sono vicine: sono molto attente al ruolo delle emittenti locali, alla loro forte penetrazione nel territorio. Rompere il consenso con noi è una pazzia", insiste Giunco. Ma la brutta sensazione è che gli attacchi mortali al comparto delle tv locali che il MSE-Com si sta preparando a sferrare, nella totale indifferenza dell’organo di garanzia delle Tlc presieduto da Corrado Calabrò, difficilmente si pareranno solo con una serie di spot, come l’esperienza delle provvidenze per l’editoria ha dimostrato esattamente un anno fa. Purtroppo, numerosi errori strategici sono stati commessi negli ultimi anni dalle tv locali e dai loro rappresentanti. Come quello di confidare in un governo che tutto aveva (ed ha) a cuore tranne che il futuro di competitori minori dell’azienda di famiglia del premier. O, ancora, quello di allearsi con soggetti dagli interessi agli antipodi. E gli errori, prima o poi, si pagano. (M.L. per NL)
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