E’ morto Brunello Tanzi per 39 anni vicepresidente dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia

Dallo sport all’economia, ma sempre con fair-play. Pubblicista per scelta, giornalista per amore. Domani i funerali


dalla newsletter del sito Franco Abruzzo.it

Milano, 8 ottobre 2007. Brunello Tanzi, classe 1923, cronista sportivo di punta nella “Notte” di Nino Nutrizio, vicepresidente dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia dal 1965 al 2004 (per 39 anni con le presidenze De Martino ed Abruzzo) e consigliere fino al maggio scorso, se ne è andato questa notte. Aveva vissuto gli ultimi cinque mesi tra grandi sofferenze, ma con dignità e senza lamenti. Una tempra forte, di marinaio. La sua vita, come quella di migliaia di giovani, è stata segnata dalla tragedia nazionale dell’8 settembre 1943, quando frequentava, come aspirante guardimarina, l’Accademia di Livorno (trasferita, per ragioni di sicurezza, a Brioni). Prigioniero di guerra con Odb (Oreste del Buono, nipote dell’eroe della Marina Teseo Tesei), trascorse 20 mesi nell’Austria allora occupata dalla Germania nazista. Il grado – a titolo onorifico – di Guardiamarina gli è stato conferito il 19 febbraio 2001 grazie a una legge di due anni prima, che ha dato il grado di ufficiale a tutti coloro che frequentavano l’8 settembre 1943 le Accademie militari delle Forze Armate regie. Convincerlo a presentare la domanda è stata una impresa tenacemente perseguita da Franco Abruzzo, che aveva scoperto la leggina. Alla fine Brunello aveva ceduto ed erano cominciate le ricerche dei suoi trascorsi militari negli archivi dei distretti di Milano e Genova. Il 29 marzo 2001 toccherà proprio a lui consegnare a Odb la medaglia d’oro dell’Ordine per i 50 anni di giornalismo.

Brunello Tanzi era nato a Calolziocorte (Lecco), ma si considerava milanese a pieno titolo. Tornato dalla prigionia aveva trovato lavoro in banca (la Bnl) ed aveva cominciato a collaborare con diversi giornali (Gazzetta dello Sport, TempoSport, Corriere lombardo, Stadio e Totocalcio, Calcio lombardo in veste di direttore). E’ stato iscritto nell’Albo dei pubblicisti il 1° aprile 1949. La passione per il giornalismo gli veniva dal padre, Gastone, giornalista. Notevole il suo impegno sindacale: fondatore, con Giovanni Bovio, della componente sindacale “Tribuna stampa”, era stato per diversi anni consigliere pubblicista dell’Associazione lombarda dei giornalisti. Aveva contribuito il 14 settembre 1978 alla svolta nel la Lombarda, favorendo con il voto dei consiglieri di “Tribuna Stampa” la presidenza di Walter Tobagi.

Il 25 marzo 1999 Franco Abruzzo gli ha consegnato, in occasione dell’assemblea annuale degli iscritti all’Albo, la medaglia d’oro dell’Ordine per i suoi 50 anni di giornalismo. In quella occasione Brunello ha raccontato la sua vita professionale a Tabloid “così un po’ distrattamente, col fare di chi sembra non prendersi troppo sul serio, forse per esorcizzare la formalità di un’intervista con tanto di quaderno per appunti aperto davanti”. Vale la pena di riportare quell’articolo scritto da un praticante dell’Ifg; articolo, che mantiene intatta la sua freschezza:

“Snocciola i dati della sua lunga carriera di pubblicista: “Ho cominciato nel 1945 collaborando alla Gazzetta”. Si diverte a raccontare l’aneddoto d’esordio: “Mi avevano spedito a vedere la partita Casale – Pro Vercelli, partii alle 5.25 per arrivare a destinazione alle 8.30, trovai ad accogliermi il corrispondente della Gazzetta che mi trattava come se fossi il direttore del Times: fu una giornata memorabile” ride, quasi a prendere un po’ in giro l’entusiasmo di quel ragazzino esordiente.

Poi riprende a raccontare velocemente il suo percorso prima alla Gazzetta poi al TempoSport di Bruno Roghi, infine nel 1953 alla neonata Notte fondata da Nino Nutrizio.

Brunello Tanzi non è mai diventato professionista: “Nutrizio mi aveva proposto di fare il caposervizio sportivo alla Notte, ma rifiutai: avevo il posto in banca, stavo anche facendo una discreta carriera, mi dava una sicurezza di cui non mi sono mai pentito”.

La scelta, in apparente contraddizione con l’amore per il giornalismo che sprizza dalle sue parole, non ha comunque impedito a Tanzi di lavorare, appena pensionato, come giornalista a tempo pieno, dividendosi alla Notte tra lo sport, sua passione di sempre, e l’economia acquisita per professione.

La cronaca sportiva in particolare gli ha lasciato ricordi curiosi e un po’ avventurosi da raccontare, come quella tappa del giro d’Italia vissuta a cavalcioni di una moto ad appena dieci metri da Coppi, che in una delle sue imprese epiche, stava scalando lo Stelvio fra due pareti di quattro metri di neve.

Alla Notte Tanzi era arrivato fin dal primo giorno per volere di Nino Nutrizio, fra i direttori di maggior carisma nel giornalismo italiano. “Era il più grande – racconta Tanzi – sembrava burbero, ma aveva una grande umanità. Viveva al giornale dalla mattina alla sera, sapeva trascinare. Quando l’aereo del grande Torino si schiantò a Superga allestì un’edizione straordinaria che la redazione andò a distribuire personalmente in edicola. Alla Notte avevo inventato la pagina con i pronostici del Totocalcio e del Totip che in seguito avrebbero copiato tutti”.

Della prima Notte Tanzi ricorda tutto per averne vissuto per intero l’avventura: “Si può dire che io sia un fedelissimo non solo per quella Notte in cui ho lavorato dal primo all’ultimo giorno, ma anche per l’ordine dei giornalisti di cui sono vice presidente dalla fondazione, del resto io credo che giornalisti si nasca: ci vuole il fuoco dentro”.

Come a dire che se ce l’hai non puoi che restargli fedele.

E all’impegno Tanzi non viene meno neppure adesso: “Ho ancora qualche collaborazione” continua, mentre finiamo a parlare, dopo tanto amarcord, del giornalmismo di oggi. “In questo momento mi trovo nei panni dell’intervistato ma non sono mai stato un intervistatore: non dico che non ne sarei stato capace, ma, forse per timidezza, forse per altro, non ho mai inseguito troppo i personaggi, un tempo magari meno disponibili di adesso. Oggi, specie in Tv, le voci sono importantissime, anche se non ho troppa simpatia per un certo giornalismo d’assalto. Non mi va che si intervistino le vittime del terremoto al momento della disgrazia, devono avere il diritto di soffrire in pace: è questione di rispetto di civiltà. Questo tipo di giornalismo non mi piacerebbe neppure se fossi un semplice spettatore e credo che dia fastidio anche a molti utenti televisivi””. (fonti: Tabloid/aprile 1999; archivio dell’OgL).
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Nota. Il funerale sarà celebrato domani 9 ottobre nella chiesa di San Vittore di via San Vittore-angolo via degli Olivetani. Un abbraccio alla moglie, ai figli (alla cara Susanna, nostra collega).

F. Ab.

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