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Potrà sembrare una frase di rito, un modo per (tentare di) respirare un po’ di ottimismo in mezzo ad una asfissiante cappa di catastrofismo, ma se questa crisi infinita ci ha confermato qualcosa, essa è che i grandi traumi socio-economici preconizzano l’avvento di riscritture fondamentali delle regole dei mercati.

Nel merito, non è vero che tutte le emittenti radio italiane vanno male. Sebbene siano finiti per tutti i tempi delle vacche grasse per come le conoscevamo, va detto che i soggetti più intraprendenti, determinati e dotati di dignità di prodotto e infrastruttura, stanno gradatamente stabilizzando la barca in tempesta. Se infatti la recessione economica ha falcidiato gli esercizi commerciali tradizionali, il web si sta dimostrando un terreno fecondo per la coltura di alleanze editoriali e per la raccolta di frutti commerciali in territori pressoché inviolati. Televisione, radio e Internet, dopo essersi scrutati con circospezione, stanno scoprendo di essere sinergici più di quanto potessero rispettivamente considerare. Così, poco alla volta, l’e-commerce sta conquistando spazi nei cluster delle radio nazionali e locali, segnando il passaggio del vecchio medium elettronico dall’era dei Pesci a quella dell’Acquario.
 
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