Se nelle scorse settimane l’operazione GEDI/Antenna Group era stata raccontata come un percorso avviato – pur tra molte incognite – oggi il quadro appare decisamente più complesso e frammentato.
L’asse greco-saudita (con l’editore/armatore Theodore Kyriakou in tandem finanziario con il principe saudita Mohammed Bin Salman) costruito per definire il deal GEDI/Antenna Group (attraverso l’acquisizione dell’asset editoriale integrale degli Agnelli-Elkann) non è saltato, ma si è improvvisamente rallentato.
All’interno del perimetro editoriale sarebbero infatti emerse linee di frattura che rischiano di ridisegnare profondamente il futuro dei principali componenti del gruppo, a partire dal quotidiano La Stampa (mai digerito dai potenziali compratori nell’imposizione di John Elkann di vendere senza spezzatino l’asset editoriale in pancia alla holding Exor).
Sintesi
L’operazione GEDI/Antenna Group, inizialmente descritta come lineare e ben avviata, appare oggi un po’ confusa e con una perdita d’intensità, senza essere però tramontata.
L’asse greco-saudita guidato da Theodore Kyriakou sembra voler prendere tempo, concentrando – pare – la due diligence soprattutto sulla sostenibilità economica della carta stampata e sui piani industriali.
Radio, podcast e digitale risultano infatti asset più promettenti, mentre i giornali, per costi e organici, restano il vero nodo critico.
La trattativa si è così scomposta in dossier distinti, con La Stampa e Huffington Post sempre più orientati fuori dal perimetro principale.
Per il quotidiano torinese prende – infatti – corpo l’ipotesi di una vendita separata, con l’interesse concreto di SAE di Alberto Leonardis e possibili soggetti istituzionali piemontesi (escluso invece il coinvolgimento dell’editore Francesco Palella), cui si contrappone l’offerta avanzata mesi fa dal gruppo veneto NEM (rilanciata in questi giorni).
Il rallentamento potrebbe spostare in avanti il closing di almeno un mese, aumentando l’incertezza interna al gruppo.
Le redazioni restano in stato di agitazione, denunciando scarsa trasparenza e timori per occupazione e autonomia editoriale.
La vicenda assume anche un rilievo politico, riaccendendo il tema del pluralismo e del controllo estero sui media italiani.
Nel complesso, la cessione di GEDI si conferma simbolo della crisi strutturale dell’editoria e di una transizione ancora tutta da decifrare.
Dossier distinti
L’impressione, sempre più condivisa negli ambienti finanziari ed editoriali, è che GEDI/Antenna Group sia ormai un dossier distinto da altri (in particolare La Stampa e Huffington Post), ciascuno con tempi, attori e criticità proprie.
Una dinamica che contribuisce ad aumentare l’incertezza, soprattutto tra le redazioni, già sottoposte da anni ad un processo di razionalizzazione industriale che ha inciso su organici, organizzazione del lavoro e prospettive professionali.
I greci vogliono vedere (meglio) i conti (soprattutto della carta stampata)
Il primo elemento di discontinuità rispetto alle settimane precedenti riguarda l’atteggiamento del potenziale acquirente greco. Antenna Group starebbe, infatti, spulciando (molto) a fondo, in sede di due-diligence, la documentazione resa da GEDI, per cercare di comprenderne meglio la situazione economico-finanziaria ed i piani industriali, pare soprattutto a riguardo dei giornali (coi loro impegnativi organigrammi).
Radio & Podcast ok
Da quel che si dice in giro, al centro dell’attenzione degli analisi incaricati da Kyriakou non ci sarebbero le componenti (di GEDI) Elemedia (l’asset radiofonico costituito da Radio DeeJay, Radio Capital, m2o, DeeJay Tv e radio digitali ancillari), né tantomeno GEDI Digital (One Podcast) e – ma in questo caso, forse – la concessionaria A. Manzoni & C., quanto l’elefantiaca struttura della carta stampata (La Repubblica in testa).
Piani industriali
Non si tratta di un dettaglio procedurale.
La richiesta di nuove “carte”, secondo quanto trapela, non riguarderebbe soltanto i dati economico-finanziari, ma anche aspetti più sensibili, come i piani industriali di medio periodo, il perimetro effettivo dell’operazione e le prospettive di sostenibilità delle testate cartacee in un contesto di mercato sempre più ostile alla stampa tradizionale.
Serietà negoziale o dubbi?
Una prudenza che viene letta da alcuni come segnale di serietà negoziale e da altri come il sintomo di un’operazione che, almeno nelle sue dimensioni originarie, non convince (più) fino in fondo.
Si sposta tutto di un ulteriore mese
Il risultato concreto è che il closing, inizialmente ipotizzato in tempi relativamente brevi, si allontana, alimentando un clima di sospensione che pesa soprattutto sulle redazioni, lasciate ancora una volta senza un orizzonte temporale chiaro.
La Stampa verso un destino separato
In questo scenario prende corpo un secondo elemento destinato a incidere profondamente sugli equilibri del gruppo: il quotidiano torinese La Stampa sembra progressivamente uscire dal perimetro dell’operazione GEDI/Antenna Group. Il giornale già da tempo considerato un asset “anomalo” rispetto al resto per storia, radicamento territoriale (è un quotidiano formalmente nazionale, ma sostanzialmente radicato in Piemonte) e posizionamento editoriale, potrebbe seguire una traiettoria autonoma, con una vendita separata rispetto a La Repubblica, alle radio, alla compagnia di produzione di podcast ed alla concessionaria di pubblicità.
Si fa avanti SAE
A rafforzare questa ipotesi è l’emersione di un interesse concreto – oltre che del gruppo veneto NEM (Nord Est Multimedia, editore de Il Mattino di Padova, La Nuova di Venezia, Il Piccolo, il Messaggero Veneto) che in un’altra prospettazione avrebbe potuto acquistare il quotidiano La Stampa in seconda istanza, da Antenna Group (assecondando i desiderata di John Elkann di avere un unico interlocutore) – da parte della SAE di Alberto Leonardis, gruppo già attivo nel settore dell’editoria locale e regionale (La Provincia Pavese, Il Tirreno, La Nuova Sardegna, Gazzetta di Modena, Gazzetta di Reggio e la Nuova Ferrara). Secondo le ricostruzioni, l’operazione SAE potrebbe coinvolgere anche soggetti istituzionali del territorio piemontese, come fondazioni bancarie, con l’obiettivo di garantire una continuità industriale ed identitaria al giornale.
NEM rilancia
L’offerta di SAE ha però immediatamente innescato una reazione di NEM, che ha rilanciato la propria offerta per un’acquisizione diretta. Il gruppo ha infatti ribadito pubblicamente il 12/01/2025 l’interesse e l’impegno di tutti i soci per l’acquisizione del quotidiano La Stampa. Il Cda di NEM ha – spiega una nota – deliberato all’unanimita’ di dar seguito formale agli accordi intercorsi con GEDI gia’ nei mesi scorsi. “Con questo obiettivo, come da intese, verra’ dunque presentata nei prossimi giorni un’offerta non vincolate per l’acquisizione del quotidiano La Stampa per procedere cosi’ a una trattativa in esclusiva”. Oltre agli attuali soci di NEM, le adesioni al progetto coinvolgono anche esponenti del mondo dell’imprenditoria e degli investitori istituzionali del Nord Ovest in una logica di piena rappresentanza delle regioni in cui La Stampa e’ insediata.
No a Palella
Parallelamente, sarebbe stata smentita la presenza di un’offerta dell’imprenditore Francesco Palella, l’editore siciliano che con la sua Palella Holdings lo scorso anno aveva rilevato il quotidiano La Sicilia e la società editrice con una quota di ANSA) circolata nelle fasi iniziali del dibattito mediatico. Un chiarimento che restringe il campo e rende più leggibile la partita, ma che non scioglie i nodi di fondo: quale modello editoriale per La Stampa e collocazione in un mercato sempre più polarizzato tra grandi gruppi e nicchie territoriali.
Redazioni in agitazione e trasparenza sotto accusa
Se sul piano industriale la situazione resta pertanto fluida, su quello sindacale e redazionale il clima è tutt’altro che disteso. Dopo l’incontro tra i vertici di GEDI ed il comitato di redazione di Repubblica, i giornalisti hanno parlato apertamente di trasparenza insufficiente, denunciando l’assenza di informazioni puntuali e verificabili sul futuro delle testate.
Disagio diffuso
Lo stato di agitazione proclamato nelle settimane precedenti non è stato revocato e continua a rappresentare una spia del disagio diffuso. Le rassicurazioni verbali sul mantenimento dei livelli occupazionali e sull’assenza di licenziamenti immediati non bastano più, soprattutto alla luce delle esperienze passate del settore, dove le promesse di stabilità si sono spesso scontrate con ristrutturazioni progressive e interventi “a freddo” sugli organici.
Autonomia editoriale e qualità dell’informazione posta-acquisizione
Il timore, nemmeno troppo implicito, è che la riorganizzazione post-acquisizione possa incidere sull’autonomia editoriale e sulla qualità dell’informazione, soprattutto in un contesto in cui la sostenibilità economica diventa il criterio dominante delle scelte aziendali.
Il nodo politico…
La vicenda GEDI/Antenna Group ed i suoi spin-off non sono soltanto una questione di mercato: il possibile passaggio di uno dei principali gruppi editoriali italiani sotto il controllo di capitali esteri ha acceso l’attenzione anche sul piano istituzionale e politico.
… e il tema del pluralismo
Il tema del pluralismo informativo, già messo alla prova dalla concentrazione del settore e dalla crisi strutturale della carta stampata, torna così al centro del dibattito pubblico.
Equilibrio complesso
Se il governo Meloni sembrava vedere di buon occhio il deal GEDI/Antenna Group, considerata la vicinanza di ideali politici (Theodore Kyriakou è un convinto trumpiano), le possibili impreviste evoluzioni potrebbero allarmare il governo. Insomma, un equilibrio complesso, che riflette le contraddizioni di un sistema mediatico sempre più dipendente da capitali finanziari e sempre meno sostenuto da modelli economici tradizionali.
Un’operazione simbolo della crisi dell’editoria
Fatto sta che, a distanza di mesi dalle prime indiscrezioni, la cessione di GEDI appare uno specchio fedele della crisi strutturale dell’editoria italiana. Non solo per le difficoltà economiche, ma per la perdita di centralità del prodotto giornalistico nel dibattito pubblico e per l’assenza di una visione industriale condivisa sul medio-lungo periodo.
Tra simboli e sostanza
Da un lato, La Repubblica, testata nazionale con un forte valore simbolico ma con conti sotto pressione; dall’altro La Stampa, giornale storico che potrebbe tornare a una dimensione più territoriale; sullo sfondo radio, digital e asset collaterali che completano un mosaico complesso e difficile da ricomporre in un’unica operazione.
Prudenza ed attivismo
In questo contesto, la prudenza dei greci-sauditi, l’attivismo di nuovi potenziali acquirenti e la mobilitazione delle redazioni non sono episodi isolati, ma tasselli di una transizione ancora tutta da decifrare.
Una transizione che, comunque vada, segnerà un passaggio decisivo non solo per GEDI, ma per l’intero ecosistema dell’informazione italiana. (E.G. per NL)










































