Editoria. Rcs nel 2013 argina le perdite, ma va peggio del previsto. A breve la decisione sulle radio

Scontro rinviato ad altra data per il gruppo che ha approvato un bilancio 2013 in pesante rosso, mostrandosi ottimista sul 2014.

Lo scorso esercizio è stato segnato da una perdita netta di 218,5 mln, ancora nell’area negativa ma nettamente in miglioramento rispetto ai 507,1 milioni registrati nell’anno precedente. Nessun recupero invece sul fronte del fatturato, che ha perso altri colpi ed è passato da 1,51 a 1,31 miliardi. La variazione, che corrisponde ad un calo del 13,1%, è attribuibile, secondo quanto riportano i vertici, agli andamenti dei mercati di riferimento, che influenzano sia i ricavi pubblicitari che i ricavi diffusionali. Bene per i ricavi da attività digitali, incrementati dal 9% all’11% del totale (476 milioni), mentre quelli diffusionali si attestano a 720,3 mln (in entrambi i casi si registra un calo, rispettivamente del 18,8% e dell’11% rispetto al 2012). L’ebitda del 2013 è sceso a 27,6 mln, rispetto ai 50,9 mln dell’anno precedente; il risultato operativo (ebit) è invece in rosso per 200 mln. A fine 2013 l’indebitamento finanziario societario è calato a 476 mln, contro gli 845 del 2012. Rcs ha evidenziato che su tale risultato hanno giocato un ruolo fondamentale l’aumento di capitale, la cessione del gruppo Dada e la vendita degli edifici milanesi di via Solferino e di via San Marco. La casa editrice, guidata dall’amministratore delegato Pietro Scott Jovane, si dice ottimista per quanto riguarda i prossimi mesi: la fiducia posta nell’accelerazione del piano di efficienze attuato nel 2013 (che ha portato benefici per 92 milioni, 10 milioni sopra l’obiettivo prefissato), consentirebbe dunque di raggiungere il target previsto dal Piano di Sviluppo 2013-2015 con un anno di anticipo. La società prospetta di chiudere l’esercizio 2014 ancora in negativo, sebbene in miglioramento rispetto all’anno precedente. Slitta infine al prossimo 24 marzo il chiarimento sulla composizione del cda, dal momento che le cinque ore di riunione di lunedì 10 marzo non sono state sufficienti a completare l’esame dei punti all’ordine del giorno. Molto attesa anche l’assemblea di bilancio prevista per l’8 maggio, dove si affronteranno i diversi schieramenti in campo: da un lato Fiat (al 20,5% del capitale), dall’altro tutti i restanti a iniziare da Diego Della Valle (socio all’8,9%), Pandette (al 3,3%) Urbano Cairo (al 2,8%), Pesenti al (3,8%), Intesa e Mediobanca, rispettivamente al 6,5% e al 9,9%. Sul fronte radio, invece, sono attese a breve le decisioni a riguardo dell’offerta formulata dal fondo di investimenti Clessidra per acquisire la quota di Rcs nel gruppo milanese Finelco (Radio 105, RMC, Virgin Radio). La partecipazione di Rcs in Finelco – di minoranza, ma importante, essendo pari al 44,5% – potrebbe passare al Fondo che ha effettuato una proposta per l’acquisto per conto di un proprio cliente, che in molti identificano in Mondadori. Ma il gruppo editoriale della famiglia Berlusconi non sarebbe interessato ad ingerire nella gestione editoriale delle emittenti controllate dalla famiglia Hazan, quanto alla gestione commerciale delle stazioni (il cui comparto è in fermento), che condurrebbe alla creazione di una superconcessionaria da quasi 20 milioni di ascoltatori nel giorno medio. (V.R. per NL)
 
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